Retrospettiva della stagione 2015/2016 – Saison 2015/2016 im Rückblick

Nelle mie pie intenzioni, questo post doveva essere pubblicato a metà luglio a stagione appena finita – invece tra una cosa e l’altra lo termino adesso, con la nuova stagione già quasi a metà. Comunque: qui trovate condensata qui in una serie di foto di qualità non sempre eccelsa (scusate) tutta la mia stagione 2015/16.

Eine deutsche Fassung wird vorbereitet.

Settembre

Musikfest Berlin – 2-20 settembre 2015

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2.9.15 Philharmonie Kammermusiksaal – Adams: Chamber SymphonyShaker Loops; Reich: Theillim – Synergy Vocals, Ensemble Modern, Lubman

La Musikfest 2015 era incentrata su Arnold Schönberg, con diramazioni che si spingevano fino a Mahler, Stockhausen, Nielsen, Hermann e persino Adam e Reich. Il programma del primo concerto, dedicato alla Minimal Music americana, si trovava talmente al limite del possibile ambito da farne slittare la programmazione quasi fuori dal contesto, catalogandolo come “pre-apertura”. Il concerto è stato formidabile. La musica di Adams, che non conoscevo, è interessantissima. Non mi ero mai reso conto di quanto difficile da eseguire fosse Theillim.

 

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3.9.15 Philharmonie Berlin – Schönberg: Verklärte Nacht (für Streichorchester) Op.4; Fünf Orchesterstücke Op. 16; Variationen Op.31 – Staatskapelle Berlin, Barenboim

L’apertura ufficiale del festival è avvenuta il giorno dopo con Barenboim e un programma interamente dedicato a Schönberg. Barenboim ha diretto la miglior versione di Verklärte Nacht di sempre, ma quando è arrivato alle Variazioni Op.31 le ha prese troppo sul serio e ha dimostrato di non voler neanche prendere in considerazione il lato per così dire hollywoodiano del pezzo, che invece secondo me c’è eccome.

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5.9.15 Philharmonie Kammermusiksaal – Schönberg: Streichquartett Nr. 4 Op. 37; Beethoven: Streichquartett Nr. 9 Op. 59,3 “Razumovsky” –  Schumann Quartett
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5.9.15 Philharmonie Berlin – Mahler: Symphonie Nr. 6 – Boston Symphony Orchestra, Nelsons

Doppio appuntamento il 5 settembre, nel pomeriggio col primo dei concerti dedicati ai quartetti di Schönberg con una strepitosa esecuzione del sorprendente Quartetto n. 4 accoppiato all’altrettanto sorprendente e modernissimo Quartetto n.9 di Beethoven; la sera con l’amata Sesta di Mahler, la cui correttissima esecuzione da parte di Nelsons però non mi ha causato nessun sobbalzo.

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10.9.15 Philharmonie Kammermusiksaal – Beethoven: Streichquartett Nr. 16 Op. 135; Webern: Drei Stücke für Streichquartett und Stimme; Berg: Lyrische Suite; Schönberg: Streiquartett Nr. 2 Op.10 – Barbara Hannigan (Sopraan), Emerson String Quartet

Sarà che suonavano in piedi, sarà che si portavano dietro un’aura quasi mitica, ma nel concerto degli Emerson c’era un’energia tutta speciale.La versione scelta della Lyrische Suite era quella col canto, realizzata con altissimo equilibrio, e la contrapposizione di tre quartetti con voce con l’ultimo quartetto di Beethoven lasciava aperti dei sottintesi molto intriganti.

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13.9.15 Philharmonie Kammermusiksaal – Schönberg: Streichquartett Nr. 1 Op.7; Beethoven: Streichquartett Nr. 12 Op.127 – Novus String Quartet

Questo concerto è stato davvero una rivelazione: mi aspettavo che il quartetto di Schönberg fosse interminabile e pesantissimo come lo ricordavo dalle registrazioni e mi sono trovato invece di fronte a un progressivo schiudersi di un mondo musicale che culminava con una melodia di una bellezza struggente e meravigliosa – un pezzo di una “bellezza sconcertante”, come si è espresso un mio amico. Bellissimo e parimenti “vergognosamente sottovalutato” anche il Quartetto n. 12 di Beethoven.

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14.9.15 Philharmonie – Norgard: Iris; Schönberg: Erwartung; Nielsen: Symphonie Nr. 5 Op.50 – Petra Lang (Sopran), Royal Danish Orchestra, Boder

(Il nome corretto del primo compositore sarebbe Nørgård, ma non ho capito come inserire i caratteri speciali nelle didascalie…). Ho finalmente sentito l’esecuzione di Erwartung che avevo sempre sognato, finalmente davvero cantata da tutta l’orchestra e non gridata secondo un concetto completamente errato di “espressionismo”. A seguire un’esecuzione tesissima ed estremamente coinvolgente della Quinta di Nielsen. Due mondi concettualmente distanti eppure accomunati dalla profondità del suono. Uno dei migliori concerti del festival.

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17.9.15 Philharmonie Berlin – Xenakis: Shaar; Mahler: Kindertotenlieder; Schönberg: Die Jakobsleiter – (Kindertotenlieder🙂 Wiebke Lehmkuhl (Alt); (Jakobsleiter🙂 Thomas Bauer (Bar.); Daniel Behle (Ten.), Matthias Wohlbrecht (Ten.), Martin Gantner (Bar.), Boaz Daniel (Bar.), Gerhard Siegel (Ten.), Edda Moser (Sop.), Daniela Fally (Sop.), Rundfunkchor Berlin, DSO Berlin, Metzmacher

Il vero highlight del festival! Che concerto! Io sarò sempre grato a Metzmacher per questa esecuzione della Jakobsleiter!  Completare quell’oratorio sarebbe stato comunque impossibile, l’interludio è qualcosa di così gigantesco che dopo non può venire più niente.

 

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18.9.15 Haus der Berliner Festspiele – Stockhausen: Michaels Reise um die Erde (II. Akt der Oper Donnerstag aus Licht) – Marco Blaauw, Trp., Ensemble Musikfabrik, Volkov

Divertentissima realizzazione quasi scenica del grande pezzo di Stockhausen. Questa musica dal vivo scorre con una tale naturalezza da farne dimenticare tutte le spigolosità.

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19.9.15 Passionskirche Berlin, late night concert, Chorwerke von Schütz, Schönberg und J. S. Bach – A. Alpermann, Vcl., W. Bachmann, Ktb., Chr. Kessler, Org., Rundfunkchor Berlin, Gijs Leenaars

Un concerto magnifico, con una disposizione spaziale dei coristi che cambiava di pezzo in pezzo. L’effetto dal vivo di Friede auf Erden di Schönberg è impressionante e riconferma una volta di più che questo compositore aveva uno spiccato senso dello spettacolo.

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20.9.15 Matinee Philharmonie Kammermusiksaal – Schönberg: Streichquartett Nr. 3 Op.30; Ferneyhough: Streichquartett Nr. 6 – Arditti Quartet
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20.9.15 Philharmonie Berlin – Herrmann: Psycho: A Narrative for String Orchestra; Schönberg: Die glückliche Hand Op.18; Nielsen: Pan und Syrinx; Nielsen: Symphonie Nr. 4 Op.29 “Die Unauslöschliche” – Florian Boesch (Bar.), Mitglieder des Rundfunkchor Berlin, Berliner Philharmoniker, Rattle

Doppio appuntamento anche domenica 20 settembre: Schönberg mattina e sera! Nell’interpretazione dell’Arditti anche il terzo quartetto, che è quello in cui il compositore più rigidamente rinuncia a effetti sonori per dare maggior risalto al linguaggio e alla forma, risulta splendidamente integrato nel mondo di Schönberg e dotato di un suo particolare fascino. Tutt’altro devo dive di Ferneyhough, lontano anni luce da me e di cui spero non mi venga mai più propinato qualcosa.

Il concerto dei Berliner doveva chiudere in bellezza tutta la rassegna, invece il confronto con gli altri concerti del festival si è rivelato nefasto: mai come questa sera ho sentito come il “picchiatore” rimanesse alla superficie degli effetti sonori senza preoccuparsi di dare un qualche senso o una qualche emozione a quello che dirigeva. Freddo e noioso, e, nel caso della sinfonia di Nielsen, pure irritante.


Terminata la Musikfest, è cominciata (alla grande) la stagione dei viaggi operistici.

Viaggio 1: Graz-Augsburg 

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Locandina pubblicitaria di Der ferne Klang a Graz
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Cartelloni sparsi in tutta la città
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Opera di Graz
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ci siamo!
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26.9.15 Oper Graz – Schreker: Der ferne Klang (Premiere) – Johanni van Oostrum (Grete), Daniel Kirch (Fritz), Markus Butter (Vigelius/Graf), Chor der Oper Graz, Grazer Philharmonische Orchester, Burkert

(L’ultima foto l’ho rubata a Raphael Lübbers, mi perdonerà – la mia era proprio indecente). La stagione operistica comincia col botto, con la più bella messa in scena di Der ferne Klang che abbia mai visto (Florentine Kepper, di cui qualche mese prima avevo ammirato la Juliette di Martinu a Francoforte) e una produzione che si difende egregiamente anche dal lato musicale, svettando anche da quel punto di vista rispetto alla recente produzione di Mannheim. Prima o poi spero di trovare il tempo per scriverne in maniera più estesa – avrei in programma una serie di post dedicati alle messe in scena moderne delle opere di Schreker.

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27.9.15 Theater Augsburg – Zemlinsky (Beaumont): Der König Kandaules (Premiere)

Raggiungo Augusta dopo un viaggio avventuroso ed estenuante solo per assistere in un teatro semivuoto alla prima questa brutta produzione del Kandaules. La decisione di affidare il ruolo del protagonista a un caratterista (anche se Mathias Schulz ce l’ha messa tutta) proprio non funzionava e la messa in scena (di Schuhmacher, da un’idea di Fioroni) non aveva senso. Peccato, la Nyssa di Sally du Randt era molto potente e orchestra e direttore (Domonkos Héja) erano di un buonissimo livello.


Ottobre

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2.10.15 Philharmonie Berlin – Debussy: Trois Nocturnes; Szymanowski: Symphonie Nr. 3; Schumann: Symphonie Nr. 4 – RSB, Janowski

Programma potenzialmente intrigante, ma Janowski, che è un bravo direttore, farebbe bene a tenersi alla larga da Debussy e Schumann e a dirigere più spesso Szymanowski, Šostakovič e Wagner.

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7.10.15 Deutsche Oper Berlin – Meyerbeer: Vasco de Gama

Dopo le recensioni entusiastiche della prima esecuzione integralissima della versione originale de L’Africaine a Chemnitz le aspettative per questa sorta di ripresa alla Deutsche Oper erano alte. Peccato che il teatro abbia optato per una versione ridotta e per una nuova messa in scena, affidata alla collaudatissima Vera Nemirova, che però in questo caso ha fatto cilecca. Il fatto di affidare il ruolo principale a una “star” come Alagna ha, dal mio punto di vista, peggiorato ulteriormente le cose. Una sequenza di scene imbarazzanti, dal balletto dei terroristi a una sorta di pizza che rappresentava il letto matrimoniale e poi il manzanillo. Molto deludente.

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14.10.15 Komische Oper Berlin – Offenbach: Les Contes d’Hoffmann

Bizzarra produzione firmata da Barrie Kosky dell’opera incompiuta di Offenbach, in cui il protagonista, quasi sul modello della Hamletmaschine di Rihm è interpretato da tre persone differenti (un attore, Uwe Schönbeck; un baritono, Dominik Königer, e un tenore, Alexander Lewis), mentre le quattro donne da lui amate (Stella, Olympia, Antonia, Giulietta) sono interpretate tutte dalla (magnifica) Nicole Chevalier. Rispetto all’apoteosi del libretto originale, il percorso muta radicalmente in un viaggio verso la morte. Decisamente particolare.


Viaggio 2: Dresda-Lipsia

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17.10.15 Staatsoperette Dresden – Rimsky-Korsakov: Das Märchen von Tsar Saltan (La fiaba dello Zar Saltan)

Amo molto il modo in cui anche nei piccoli teatri tedeschi ogni cosa viene allestita con la massima cura. Qui con pochi mezzi è stata messa su una messa in scena molto fantasiosa e divertente, e anche orchestra e cantanti erano di buon livello.

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18.10.17 Oper Leipzig – Blacher: Die Nachtschwalbe

Il luogo in cui è stata allestita l’operina di Blacher era davvero strano: siccome nell’edificio principale dell’Opera di Lipsia c’erano dei lavori in corso, davanti all’opera era stato montato un tendone d’epoca, ricreando un’atmosfera fin-de-siècle con tanto di bon-bon all’assenzio e possibilità di bersi una birra durante lo spettacolo…  L’operina di Blacher è talmente inconsueta che devo risentirla – certamente non proprio di facile ascolto.


 

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22.10.15 Staatsoper Berlin – Wagner: Die Meistersinger von Nürnberg

Assolutamente straordinario! Bravissimi i cantanti, geniale l’idea di rappresentare i “Maestri” con grandi cantanti “storici” (Reiner Goldberg, Franz Mazura, Siegfried Jerusalem , Graham Clark), geniale e divertente la messa in scena, geniale profondissima la direzione di Barenboim.

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31.10.15 Komische Oper Berlin – Händel: Giulio Cesare

Divertente e intelligente, pur se così scorciato da far storcere il naso agli haendeliani duri e puri.


Novembre

Viaggio 3: Milano

Giordano Bruno
7.11.15 Piccolo Strehler Milano – Filidei: Giordano Bruno

Trasferta-lampo a Milano per la prima italiana dell’impressionante prima fatica operistica di Francesco Filidei, che spero di poter vedere un giorno in una messa in scena migliore e senza  inservienti del teatro che passeggiano avanti e indietro. Un vero talento operistico, non vedo l’ora di sentire tra un paio d’anni il suo prossimo lavoro!


 

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8.11.15 Philharmonie Berlin – Schmidt: Das Buch mit den sieben Siegeln – Philharmonischer Chor, Staatskapelle Halle, Weigle

Un lavoro raramente eseguito e che appartiene all’epoca che studio (cioè quella di Schreker, vedi Opernzettel) – quindi imperdibile!

2015-11-09 22.35.27
9.11.15 Staatsoper Berlin – Mozart. Le nozze di Figaro

Come da me commentato a caldo subito dopo lo spettacolo: Dudamel è motivo sufficiente per non andare all’opera.

2015-11-12 21.50.25
12.11.15 Staatsoper Berlin – Wagner: Der fliegende Holländer

Bellissimo spettacolo (ma con un paio di tagli), talmente scorrevole e teso da non avere neanche un minuto di cedimento (messa in scena di Philip Stölzl). Bravi tutti, in particolare Camilla Nylund (Senta) e naturalmente Michael Volle (Holländer). Unico appunto: personalmente trovo che Erik dovrebbe avere una voce più leggera e non essere una specie di Heldentenor come Andreas Schager.


Viaggio 4: Pilsen, Liberec, Brno

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27.11.15 J. K. Tyl Theater Pilsen (Neues Theater) – Smetana: Libuse

È quasi un paradosso che l’opera più wagneriana di fine Ottocento, essendo l’opera nazionale Ceca, sia pressoché completamente sconosciuta in Germania o comunque al di fuori dei confini della repubblica Ceca. In occasione dell’elezione di Pilsen a Capitale della Cultura in Europa nel 2016 l’opera per una volta era stata programmata anche al di fuori delle consuete festività ceche. Il cast era superlativo a tutti i livelli; particolarmente impressionante la personalità magnetica di Eva Urbanova, capace di incentrare su di sé tutta l’attenzione nel momento stesso in cui entra in scena, ancor prima di cantare.

2015-11-28 21.59.20
28.10.15 Theater Liberec – Foerster: Eva

L’opera, pressoché completamente sconosciuta al di fuori della Repubblica Ceca, ha una impressionante scena finale del soprano. Il teatro di Liberec, forse avvisato della presenza di turisti, ha molto coraggiosamente tentato di aggiungere dei sopratitoli in tedesco – ma siccome evidentemente l’operatore il tedesco non lo sapeva, erano completamente fuori sincrono ed erano già finiti 20 minuti prima della fine dell’opera. Risultato: non fosse stato per una gentile signora del pubblico, della trama di quest’opera non avrei capito assolutamente nulla.

2015-11-29 19.59.34
29.10.15 Staatstheater Brno – Martinu: Hry o Marii (Marienspiele)
2015-11-29 19.55.44
Hry o Marii – Teil der Chorbesetzung (konnte im Bild nicht alles aufnehmen)

Un lavoro portentoso, l’opera più imponente di Martinů – meriterebbe di essere rappresentata più spesso! La messa in scena di Brno era essenziale ma con trovate geniali, estremamente godibile. Il cast poi era favoloso. Da non perdere!


Dicembre

2015-12-02 21.50.39
2.12.15 Philharmonie Berlin – Dvorak: Cellokonzert; Vaughan Williams: Symphonie Nr. 5 – Queyras, DSO – Norrington

La serie dei concerti di Norrington dedicati all’integrale delle sinfonie di Vaughan Williams appartiene ormai da anni agli appuntamenti imperdibili della Philharmonie. Come questa bella recensione (in tedesco) evidenzia, Norrington è sempre capace evidenziare il rapporto segreto tra i pezzi che decide di eseguire in concerto. Vale la pena anche di tradurre direttamente un passaggio: “Alla fine dell’ultimo movimento, una Passacaglia, ritorna la musica dell’inizio della sinfonia. Difficile immaginarsi una sinfonia che più di questa sia nata in un’unica colata. E che meraviglia il lungo accordo finale pianissimo in re maggiore! Purtroppo disturbato dallo starnazzare a tutta forza di una spettatrice cafona; possa ella per quest’atto impudente essere sprofondata nel più profondo dei mari.”

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9.12.15 Komische Oper Berlin – Loewe: My fair Lady

Anche se non capisco il dialetto berlinese e mi sono perso quindi una buona parte delle battute della Mehrling, dico solo questo: durante la scena delle corse ho riso così tanto che sono stato rimproverato dalla vicina…

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10.12.15 Komische Oper Berlin – Prokofiew: Der feurige Engel
2015-12-16 21.38.11
16.12.15 Komische Oper Berlin – Prokofiew: Der feurige Engel

Trovo questa produzione, che avevo già visto due anni fa diretta da Nánási, così portentosa, che a dicembre sono tornato a vederla altre due volte, stavolta diretta forse con meno impeto ma con più cura per i dettagli dell’orchestrazione da Sinaisky. Non è solo il cast a essere spettacolare, è proprio il tipo di produzione: una messa in scena del genere, con simili movimenti del coro nella scena finale, se la può permettere solo la Komische Oper. La produzione è stata venduta a Lione: chissà se ce la faranno mai a metterla in scena come l’ho vista qui…

2015-12-15 22.02.48
15.12.15 Philharmonie Berlin – Brahms: Klavierkonzert Nr.2; Schostakowitsch: Symphonie Nr. 12 – Ax, DSO, Sokhiev

Per quanto la lettura di Emanuel Ax  sia stata profonda e affascinante, devo ammettere di non andare pazzo per questo concerto di Brahms (ma aspetto maggiori dettagli quando verrà il suo turno nella serie dei Klavierkonzertzettel…). La 12. di Schosti dal vivo è sempre una di quelle cose che ti spettinano – vale decisamente la pena, anche se Sokhiev non mi ha spettinato abbastanza. Con questo concerto si è chiuso il mio 2015 musicale.


Gennaio

2016-01-22 21.02.40
22.01.16 Ultraschall – Heimathafen Neukölln – Filidei: Opera (forse) – ensemble mosaik

Questa specie di divertentissima operina sull’impossibile storia d’amore tra un pesce e un uccello era parte di un concerto del Festival Ultraschall che avrebbe dovuto essere dedicato a Francesco Filidei (di cui venivano eseguite anche le Ballate 2 e 3 per ensemble) e Karen Power (veiled babble, per ensemble e live electronics). Per ragioni ignote però sono stati intromessi nel mezzo del concerto altri due “pezzi”, uno insignificante e l’altro, che resterà nella memoria come il pezzo “dei gorilla”, irritante e lunghissimo. Al contrario di quanto accadeva nei brani di Filidei e della Power, negli altri due pezzi di musica non c’era traccia…

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24.1.16 Staatsoper Berlin – Strauss: Ariadne auf Naxos

Sono rimasto terribilmente deluso da questa messa in scena di Neunfels. Per qualche ragione a me ignota inoltre l’opera è stata concertata in maniera tale da togliere alla musica ogni colore e sentimento, per cui, e concordo in questo pienamente con l’opinione del mio amico Denis Krief, soprattutto durante la scena finale veniva da dire: “Ma non è così!”

Nel triste gennaio 2016 non ho poi visto quasi nulla, a parte il 30 gennaio una produzione di Die tote Stadt di Korngold a Magdeburg (viaggio 5) , della quale non ho foto, ma che comunque ricordo bene. A parte il fatto che impallidiva rispetto alla fantastica messa in scena di Lübeck, che purtroppo non ho potuto vedere fino alla fine causa indisposizione del tenore, e tralasciando il fatto che le pretese orchestrali di Korngold non sono delle più semplici per un orchestra tutto sommato piccola come quella di Magdeburg, resta la particolare interpretazione di questa messa in scena, in cui Paul impazzisce e realmente ammazza Marietta, con conseguente taglio di alcune battute nel finale. La cosa è stata molto criticata, ma  io ho già visto lavori ben più violentati di questo e senza nessun motivo, mentre qui perlomeno si salvava l’effetto sorpresa voluto dall’autore.


Febbraio

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3.2.16 Komische Oper Berlin – Tschaikowski – Eugen Onegin

Capolavoro, assolutamente entusiasmante, cantanti strepitosi e messa in scena semplice e bellissima, interamente ambientata nel “luogo del cuore” e bagnata sul finale dal pianto della pioggia.

2016-02-19 21.47.22
19.2.16 Labor Gras Berlin- Berclaz: Red, Coffee & Fog

Interessante lavoro su un nuovo concetto di danza, basato non tanto su una coreografia stabilita quanto su incarichi a tempo e reazioni estemporanee a un video (Twin Peaks). I dettagli del progetto si trovano qui.

2016-02-22 22.39.20
22.2.16 Komische Oper Berlin – Porter: Kiss me, Kate

L’ultima occasione possibile per vedere questo coloratissimo musical in programma da anni. Davvero un peccato che io in tutti questi anni non sia mai andato, è stato divertentissimo e l’avrei rivisto molto volentieri.

2016-02-25 21.42.27
25.2.16 Deutsche Oper Berlin – Janacek: Die Sache Makropulos

Una grandiosa e credibile Herlitzius nel ruolo della protagonista; una messa in scena continuamente sdoppiata tra passato e presente con sdoppiamento dei personaggi. Certo, in un’opera con un antefatto così contorto questa messa in scena rischiava d’ingarbugliare ancora di più le cose, ma probabilmente risulta più efficace la seconda volta.


Marzo

Viaggio 6: Dessau


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5.3.16 Anhaltisches Theater Dessau – Krenek: Der Diktator/ Weill: Der Zar läßt sich photographieren

Continuo a pensare che l’unica cosa buona di Der Diktator sia che finisce in 20 minuti, ma forse una regia meno rigida me l’avrebbe fatto digerire meglio. Splendida e inaspettatamente complessa invece questa operina poco conosciuta di Weill.

 


 

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22.3.16 Deutsche Oper – Aribert Reimann zum 80. Geburtstag

In programma c’erano, oltre a una bella Laudatio a Reimann di Wolfgang Rihm , la Sinfonia Nr. 4 di Sibelius (su richiesta espressa di Reimann) diretta da Runnicles,  Parerga zu Melusine (per soprano a cappella – con la fantastica voce di Julia Giebel), Drei Lieder nach gedichten von Edgar Allan Poe e, non annunciato, un pezzo per pianoforte (La danse interrompue). Una recensione esaustiva (in tedesco) si trova qui.

Viaggio 7: Lione

Devo ringraziare tantissimo Evelyn Chih-Yih Chane gli Schreker Friends per questo magnifico viaggio! Una settimana intera a Lione in cui mi sono visto tutti le opere del festival a tema di primavera, che quest’anno era il Festival pour l’humanité. Come dichiara Serge Dorny nell’intervista che apre il depliant del Festival, all’inizio il tema doveva essere “l’Altro”, ma in seguito alla strage del 13 novembre a Parigi e alla crisi dei migranti, Dorny ha deciso di allargare il panorama a tutti, includendo individuo e collettività, luci e ombre, in una visione superiore, che a mio parere segretamente rimanda all’Albero della Vita della Cabbalah. Le quattro opere scelte erano tra l’altro legate dal tema del giudaismo, il che ha permesso di collegare tra di loro le quattro messe in scena attraverso riferimenti abbastanza espliciti alla Shoah.

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24.3.16 TNP Lyon – Ullmann: Der Kaiser von Atlantis

Una piccola opera profondissima e commovente di un’autore geniale scomparso ad Auschwitz pochissimo tempo dopo la sua composizione. La messa in scena non era purtroppo delle più convincenti, semplicemente perché, a parte una generica ambientazione da campo di concentramento in cui l’orchestra stessa si trova tra i reclusi, non si capiva bene dove volesse andare a parare. Anche musicalmente ho visto esecuzioni migliori di questo lavoro. Un’idea che collegava tra di loro le varie messe in scena era quella di far precedere la rappresentazione da frammenti di altre musiche. In questo caso, all’inizio dell’opera l’Imperatore Overall ascoltava il Langsamer Satz per quartetto d’archi di Webern e dopo poco con un “basta così!” dava inizio all’opera. Se da un lato il pezzo ancora tonale di Webern suona come musica di un tempo perduto, dall’altro la piccola scena suggerisce che la condanna nazista colpì tutti i compositori più progrediti, anche quelli “ariani” come Webern, Berg e Hindemith.

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25.3.16 Opéra de Lyon – Halévy: La Juive

Un lavoro gigantesco e senza dubbio importantissimo, che però soffre delle lungaggini tipiche dell’epoca e ha bisogno di più di un’ora prima di partire veramente. Nonostante le modifiche apportate in questa versione, in cui tra le altre cose un’intera improbabile festa con balletto è stata eliminata assieme alla cabaletta “Dieu m’éclaire” che segue l’aria più famosa dell’opera (la più volta citata da Proust “Rachel quand du seigneur”), l’impatto è stato abbastanza pesante, complice una messa in scena molto grigia e non poi così spettacolare. Chiarissimi però il parallelismo tra la persecuzione degli ebrei in tutti i tempi e il tema dell’ambiguità del Male, per cui ciascuno dei due grandi antagonisti nell’opera crede fermamente di agire secondo giustizia, mentre ambedue di fatto uccidono l’unica cosa bella che li unirebbe. Il finale era davvero da brividi. Probabilmente uno spettacolo che si apprezzerebbe meglio rivedendolo una seconda volta. Purtroppo non ricordo più se anche in questo caso l’opera era preceduta da una citazione musicale di qualche tipo, ho dimenticato di annotare questa cosa da qualche parte…Sono abbastanza convinto che fosse Schubert… Nessuna delle recensioni che ho letto però ne fa menzione. Avendo trasformato l’ebreo Eleazar da gioielliere a libraio, la messa in scena si ricollegava ancora più direttamente con la biblioteca mentale in cui era ambientata l’opera di Tabachnik.

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Notevole comunque il modo in cui l’Opéra di Lione cura ogni dettaglio e collega tra di loro i vari Festival! Questa maglietta la devo avere!!!

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26.3.16 Opéra de Lyon – Tabachnik: Benjamin, dernère nuit

Il soggetto era molto affascinante e l’elaboratissima messa in scena semplicemente eccezionale (John Fulljames, da tenere d’occhio!); deludenti però il libretto e la musica. Non si possono mettere in scena personalità del calibro di Benjamin, Brecht, Gide, Horkheimer e Hannah Arendt per far dire loro solo banalità, né coprire la manchevolezza del testo con una valanga insensata di suono, peraltro anche abbastanza convenzionale. Anche in questo caso ho dimenticato qual’era il pezzo citato prima dell’inizio dell’opera – ma la lacuna verrà presto colmata: l’opera sarà presto disponibile su Opera Platform.

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29.3.16 Théatre de la Croix Rousse, Lyon – Krasa: Brundibar

Purtroppo non ho ancora acquisito la sfacciataggine necessaria a scattare una foto dell’applauso sedendo in prima fila… Comunque: una performance semplicemente eccezionale, da tutti i punti di vista! Il ciclo si chiudeva con elementi dell’ensemble che suonavano direttamente dentro a delle gabbie, dalle quali però poi uscivano. Il tenore che interpretava Brundibar  prima dell’inizio dell’opera intonava “Die zwei blauen Augen” di Mahler, rendendo ancora più ambigua la linea di confine tra “buoni” e “cattivi” e mettendo di fatto in scena una considerazione che emerge in maniera chiarissima dal libro di Michael Haas “Forbidden Composers”, ovvero che la musica dei compositori di origine ebraica era parte sostanziale della cultura tedesca.  Assolutamente geniale l’idea di far cantare a Brundibar un mix folle di tutti gli hit operistici con assoluta indifferenza per il ruolo, dall’aria del Toreador a quella di Rosina. La rivolta dei bambini e il loro trionfo su Brundibar chiudevano l’intero ciclo su una nota di speranza.

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Ancora un grazie a Evelyn e agli Schreker-Friends per questa esperienza!

A Lione tornerò anche per il Festival Memoires di quest’anno, e credo proprio che quello di marzo diventerà un appuntamento fisso!

A proposito: su The Opera Platform è ancora possibile vedere in streaming la messa in scena di Die Gezeichneten di Lione del 2015, assieme a due altre produzioni lionesi di opere di quel periodo, Sancta Susanna di Hindemith e Von Heute auf Morgen di Schoenberg. Affrettatevi!


Aprile

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1.4.16 Deutsche Oper – Strauss: Die ägyptische Helena

Strauss-Wochen : passato lo shock della prima volta, in cui il godimento dell’opera è stato abbondantemente rovinato dall’idea infelice di approntarne una “Berliner Fassung” , con assurdi tagli e spostamenti di scene nel secondo atto, mi sono potuto concentrare stavolta molto meglio sulle qualità di questa produzione, che per il resto è assolutamente godibile da tutti i punti di vista. Gli interpreti erano tutti magnifici (in particolare Ricarda Merbeth nella parte di Helena e Stefan Vinke nell’impervio ruolo di Menelao, ma anche Laura Aikin (Aithra) e Ronnita Miller (alles-wissende Muschel). Ottimo anche il direttore Andrew Litton, con la giusta dose di colori, dissonanze e tensione. Soprattutto, poi, sono stato in grado di apprezzare questa seconda volta la qualità surreale e per così dire lisergica della messa in scena di Morelli, che suggerisce che i personaggi si trovino sotto l’effetto di pesanti droghe all’interno di un bordello.

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3.4.16 Deutsche Oper – Strauss: Elektra

Strauss Wochen: come si evince dalla seconda foto, l’ec sovrintendente della Deutsche Oper Kirsten Harms ha ricevuto in occasione della ripresa di quella che è considerata la sua migliore messa in scena per questo teatro un premio per l’impegno da lei profuso nel suo periodo di sovrintendenza. Riconosco alla Harms tutti i meriti per i quali è stata premiata (capacità di mantenere alto il livello della Deutsche Oper in un periodo di crisi scongiurandone una possibile chiusura e allargamento del repertorio a diversi lavori scarsamente eseguiti), continuo ad avere difficoltà ad apprezzare le sue regie, spesso incentrate su un’idea molto valida che però viene sviluppata male. In questo caso, per esempio, l’idea che l’ascia passi in eredità dalla madre Clitemnestra alla figlia Elektra viene vanificata dalla scomparsa di questo elemento centrale nell’ultima parte dell’opera, mentre al contempo i movimenti sulla scena dei personaggi e del coro, soprattutto nell’ultima parte, vanno dall’insensato al penoso. Cast di prim’ordine, con una superba Herlitzius nel ruolo principale, ben affiancata da una Manuela Uhl assolutamente nei suoi panni nel ruolo di Chrysothemis. Molto sotto le aspettative invece la direzione di Runnicles, priva di tensione e imprecisa. Che si sia stufato di dirigere quest’opera?

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6.4.16 Staatsoper – Rimsky-Korsakov: Die Zarenbraut

Ho rivisto per la seconda volta questa favolosa messa in scena “mutlimediale” di un’opera magnifica ma non così conosciuta. Si sentiva che stavolta non era Barenboim a dirigere: la tensione generale era molto minore; le linee melodiche decisamente meno intense. Resta comunque una delle migliori produzioni della Staatsoper degli ultimi anni!

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14.4.16 Deutsche Oper Berlin – Strauss: Der Rosenkavalier

Strauss Wochen: grazie a un amico (il tenore Patrick Vogel, che in questa edizione interpretava Valzacchi – il tizio col cappellone sulla sinistra – una bellissima voce potente) sono tornato a rivedere questa produzione, apprezzandola molto di più della prima volta. Il Barone Ochs di Pesendorfer è stato la vera anima della messa in scena, mai volgare, assolutamente naif e del tutto grottesco. Ho sentito alcuni lamentarsi della giovane Betsy Horne nel ruolo della Marescialla (ha sostituito all’ultimo minuto la Harteros), ma la giovinezza non è un argomento (la Marescialla di Hoffmanstahl non è affatto vecchia, ma coi suoi quasi 30 anni è decisamente più anziana di Octavian) e la spontaneità e grazia scenica di questa cantante sono estremamente rinfrescanti. Interessante (anche se non del tutto convincente) la direzione angolosa di Schirmer: per la prima volta mi sono reso conto di quanto la parte iniziale del Rosenkavalier sia vicina all’Elektra, per distendersi poi progressivamente in zone melodiche sempre più ampie.


Viaggio 8 Gera

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15.4.16 – Großes Haus Gera – Sommer: Rübezahl und der Sackpfeifer von Neiße

Non sapevo nulla né dell’opera né del compositore fino a quando non sono venuto a sapere che la rappresentavano a Gera. È stata una sorpresa molto piacevole: anche se i primi venti minuti si perdono dietro a un personaggio che poi si rivelerà minore e sono musicalmente del tutto convenzionali, il resto dell’opera si allarga a panorami sempre più inaspettati, quasi giocando a sbalestrare lo spettatore, dispiegando alla fine una fantasia musicale imponente. I miei complimenti a chi ha saputo valorizzare questo piccolo gioiello!


Viaggio 9: Torino, Milano

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17.4.16 Torino, Teatro Regio –  Casella: La donna serpente

Come affabilmente osservato da un’anziana abbonata che sedeva vicino a me, si sentiva parecchia Turandot in questa musica. Aggiungerei che c’era anche una massiccia porzione di Busoni e poco, davvero troppo poco Casella. Interessante all’inizio, ma poi  sempre uguale.Il tutto con tempi totalmente anti-drammaturgici e senza mai un vero climax. Vocalmente anche non convincente. Bellissimi costumi, ma poca regia. Insomma: noioso.

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20.4.16 Milano, Teatro alla Scala – Giordano: La cena delle beffe

Una catastrofe. Imbarazzante sotto ogni e qualsiasi punto di vista. Ne ho scritto ampiamente (in tedesco) qui.



 

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24.4.16 Philharmonie Berlin – Bartok: Klavierkonzerte 1-3 – Anna Viniytskaya, RSB, Janowski

Chiaro che un concerto con un programma così folle andava visto! Esecutori tutti di buon livello e serata piacevole – ma l’esecuzione è stata tutto sommato ordinaria.Casualmente ho risentito poche settimane dopo il Primo concerto con la Staatskapelle, Barenboim e Schiff, e la differenza era più o meno come dalla notte al giorno.

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25.4.16 Berlin, Rotes Rathaus – Mozart, Debussy, Schreker

Su questo concerto ho ampiamente riferito qui (in tedesco).

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30.4.16 Staatsoper Berlin – Steffani: Amor vien dal destino

Un’opera molto carina soprattutto nelle parti comiche (a dire il vero più riuscite di quelle drammatiche) e una messa in scena affascinante – anche se comincio a trovare monotona l’idea degli abiti in bianco e nero per le opere del Settecento. In generale tutto il ciclo di opere barocche riproposte da René Jacobs alla Staatsoper è estremamente interessante.

 


Maggio

Viaggio 10 Nürnberg-Dresden

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3.5.16 Staatstheater Nürnberg – Rameau: Les Indes galantes

Strepitosa! Se già l’inizio con dei tizi nudi che balzellano e si rincorrono sul palco era inaspettato e divertentissimo, tutto il prosieguo e rimasto su un tono leggero e surreale. Tre ore volate via.

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4.5.16 Semperoper Dresden – Hindemith: Mathis der Maler

Una messa in scena  incoerente e deludente, in cui un viaggio nella pittura a ritroso nel tempo finisce misteriosamente nei corridoi di un ufficio qualsiasi. Suggestivo il finale con l’identificazione Mathis-Hindemith e il congedo dell’orchestra – ma comunque del tutto privo di attinenza con tutto quello che si era visto prima. L’esecuzione musicale era per fortuna di buon livello, anche se qualche fortissimo in più davvero non guasterebbe. Da brividi l’Ursula di Annemarie Kremer; molto bravo il Mathis di Markus Marquardt, un po’ in difficoltà alcuni degli altri.


Viaggio 11 Braunschweig

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7.5.16 Staatstheater Braunschweig – Smareglia: La Falena

Un’opera che mai avrei pensato di poter vedere dal vivo! Sono davvero felice che lo Staatstheater di Braunschweig continui a proporre queste rarità. Purtroppo l’anno prossimo sarà l’ultimo di questa sovrintendenza (mal tollerata dai cittadini di Braunschweig)- anche se sarà una chiusura col botto (almeno tre rarità: Giulietta e Romeo di Zandonai, Aladdin di Atterberg e già che c’era pure Un giorno di regno di Verdi).

La Falena è un lavoro unico nel suo genere e la forza magnetica di questa musica trabocca persino in una messa in scena geometrica ed essenziale come quella che ho visto – merito  anche dell’ottima protagonista, una magnifica Nadja Stefanoff. Molte belle foto di scena sono sul sito del teatro.

In questo viaggio era prevista come seconda tappa una sosta nella vicina Hannover per vedere Der Traumgörge. La rappresentazione è stata però purtroppo cancellata a causa dell’indisposizione del protagonista. Davvero un peccato. Ci siamo consolati con un ottimo ristorante…

 


Viaggio 12: Kassel, Düsseldorf

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14.5.16 Staatstheater Kassel – Orff: Der Mond

L’opera ha un problema di drammaturgia che avevo già riscontrato in Ghisei: Orff sembra non avere la minima concezione di tensione drammatica o climax – col risultato che, soprattutto di fronte a un’esecuzione e messa in scena catastrofiche come questa, l’effetto preponderante è quello di una noia mortale. Poi, scusatemi: un’opera per bambini con morti che si risvegliano e San Pietro che li riporta nelle tombe? Ma che roba è?

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15.5.16 Deutsche Oper am Rhein Düsseldorf – Rimsky-Korsakov: Der goldene Hahn

Semplicemente favolosa da tutti i punti di vista. Da una parte, vecchio Rimsky aveva ancora molte carte da giocare; dall’altra, tanto la concertazione quanto la messa in scena erano ottime e coloratissime.




Viaggio 13 Praga

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17.5.16 Narodni divadlo Prag – Janacek: Aus einem Totenhaus

Su consiglio del mio amico Sandro Wilhelm, una breve trasferta a Praga per assistere a una delle migliori produzioni dell’ultima opera di Janáček, con una messa in scena bella e innovativa basata su un gioco di parole tra “ali” e “pianoforte a coda” che funziona in cèco e in tedesco (in ambedue le lingue è la stessa parola) ma non in italiano, per cui tutti gli internati erano musicisti e al centro del “campo” si trovava un pianoforte semidistrutto. La parte musicale era sensazionale ed estremamente differenziata, ogni singolo minuto aveva la sua particolare intonazione espressiva, il suo ritmo e la sua dinamica – tutto il contrario del monolitico treno in corsa propinato da Rattle alla Staatsoper di Berlino!


 

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19.5.16 Neuköllner Oper Berlin – Mascagni: Iris/Butterfly

L’opera di Neukölln è in realtà uno spazio teatrale ristrettissimo nel quale non c’è spazio per una vera orchestra. Facendo di necessità virtù, gli organizzatori da anni propongono, accanto a nuovi lavori creati appositamente, anche riadattamenti/stravolgimenti di opere più o meno conosciute della tradizione. Capita talvolta che con questo sistema vengano messe in scena delle rarità, come è accaduto nel 2015 per il Golem di Bretan (il trailer è ancora visibile su youtube). Stavolta è toccato all’Iris di Mascagni, messa in scena con alcuni tagli, un ensemble da camera e un coro registrato. L’idea di accostare il Giappone moderno degli anime e di un improbabile pop postmoderno con l’immagine stilizzata di fine Ottocento funziona, così come funziona l’idea di mettere pienamente in evidenza la brutalità del testo. Gli interpreti anche erano bravissimi: un plauso soprattutto alla protagonista (SuJin Bae), che spero di rivedere presto nello stesso ruolo in un teatro più grande!

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22.5.16 Deutsche Oper Berlin – Haas: Morgen und Abend

Era la prima volta che vedevo un’opera di Georg Friedrich Haas. Il soggetto è quanto mai ridotto al minimo (il protagonista nasce nel primo atto e muore nel secondo – tutto qui), per cui la consistenza drammaturgica si basa (o si dovrebbe basare) tanto sul tessuto musicale quanto sui rapporti e sui cambiamenti di luce sulla scena. L’inizio è spettacolare, e per i primi 5 minuti circa ho pensato di aver raramente sentito qualcosa di così impressionante e bello. Il finale anche è bellissimo, davvero da brividi. Nell’ora e venti circa che s’interpone tra l’inizio e la fine ci sono moltissimi passaggi straordinari, ma anche diverse cose che mi hanno lasciato perplesso. Forse la messa in scena di Graham Vick, troppo intellettuale, non era la più adatta. Se da un lato egli riduce tutto a un rapporto di luce bianco/nero e a una porta, dall’altro la scelta di tenere perfettamente immobile l’atto della nascita e far muovere e ruotare tutti gli elementi scenici durante l’atto della morte non corrispondeva esattamente al contenuto musicale e rendeva pesantissimo il primo atto e a tratti ridicolo il secondo. Il primo atto inoltre poggiava quasi per intero sulla voce recitante di Klaus Maria Brandauer. Grandissimo attore, certo – ma l’impressione è stata che qui recitasse se stesso, più che recitare un testo. Insomma: opera bella e insopportabile a un tempo.

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29.5.16 Philharmonie Berlin –  Strauss: Till Eulenspiegels lustige Streiche; Wienawski: Violinkonzert Nr.2; Hindemith: Symphonie in Es – Iskandar Widjaja, DSO, Christoph Eschenbach

Domenica 29 maggio ho trascorso una non del tutto soddisfacente mezza giornata dentro la Philharmonie di Berlino, assistendo a due concerti di fila. Nel primo, alle 16,  Markus Poschner con la Radio-Sinfonieorchester Berlin dirigeva due pezzi per così dire marittimi l’Ouvertüre Die Hebriden di Mendelssohn-Bartholdy e Die Seejungfrau (La sirenetta) di Zemlinsky. Incastonato tra i due pezzi c’era il concerto per due pianoforti di Fazil Say Gezi Park, dedicato alla brutale repressione della protesta in Turchia nel 2013. Cercare di sbolognare con un tema nobile un pezzo di scarsa qualità trovo che sia un’operazione eticamente discutibile – ovvero: dubito che ascolterò altri pezzi di Fazil Say, a  meno che non me li rifilino in un concerto  con altri brani che m’interessano davvero. La delusione però è stata doppia: dopo che la buona esecuzione dell’Ouverture di Mendelssohn aveva ben lasciato sperare, la pesantezza e la sostanziale mancanza di colori nella fantasia sinfonica di Zemlinsky sono risultati micidiali

Il secondo concerto, alle 20, era con la DSO diretta da Eschenbach – c’erano quindi tutte le premesse per qualcosa di grandioso. Le aspettative sono state in gran parte rispettate: tanto nell’esecuzione del Till Eulenspiegels lustige Streiche di Strauss quanto (e soprattutto) in quella della Symphonie in Es di Hindemith l’orchestra ha dispiegato una valanga sonora nella quale tuttavia non andava perso alcun dettaglio. Più controversa, purtroppo, l’esecuzione del Concerto per violino n.2 di Wienawski. Non so con precisione cosa sia successo, ma pare che il solista Iskandar Widjaja non avesse il violino che avrebbe dovuto avere – o almeno così ho sentito dire. Il risultato comunque è stato che della sua parte non si sentiva assolutamente nulla, tranne qualche suono sparso, il che ha appiattito il già non eccezionale concerto di Wienawski con un risultato complessivo alquanto miserabile. Il solista è stato comunque acclamato con furore dal pubblico, e ha ringraziato esibendosi subito dopo nel bis più noioso di tutti i tempi.


Giugno

 

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3.6.16 UdK Berlin –  Waghalter, Rathaus und Laks – Polish String Quartet

Di questo concerto ho scritto una recensione estesa qui. Siccome è in tedesco, la riassumo in due righe: il Quartetto op.3 (1901) di Ignaz Waghalter è interessante giusto dal punto di vista storico e come documento su un compositore oggi dimenticato; il Quintetto di Szymon Laks è estremamente suggestivo dal punti di vista storico (composto come quartetto d’archi subito dopo la liberazione dal campo di Dachau nel 1945 e dedicato alla Polonia distrutta; rielaborato più tardi come quintetto con l’aggiunta di una parte scritta apposta per il pianista Władysław Szpilman, che è esattamente quello del film The Pianist di Polanski) e molto gradevole all’ascolto. Se poi l’ascoltatore fosse di origine polacca o talmente immerso nella cultura polacca da poter riconoscere tutte le melodie tradizionali rielaborate in questo lavoro, risulterebbe addirittura commovente. Io purtroppo non sono così in là.

Invece il Quartetto n.5 di Karol Rathaus (allievo di Schreker)  è un lavoro geniale di un compositore che ha perfettamente penetrato il nuovo senso spaziale della composizione dodecafonica e riesce a integrarlo con la dimensione lineare della melodia, presentando melodie che continuamente si diramano e disciolgono nello spazio per poi ricomporsi, in un continuo dialogo tra le due dimensioni.

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4.6.16 Schwartzsche Villa Berlin – Liederabend “Im Rausche der Nacht”. David Schroeder (Tenor), Ralph Zedler (Klavier)

Il tenore David Schroeder, che sembra nutrire una vera predilezione per gli Zwei lyrische Gesänge di Schreker su testi di Whitman, da lui riproposti a più riprese in svariati concerti, e il pianista Ralph Zedler, che dimostra un’altrettanto forte passione per i Lieder di Marx, hanno unito le loro forze ideando un programma fin-de-siècle unicamente di Lieder dei due compositori col tema di fondo della notte/morte/rinascita. Un bel concerto che mi ha fatto anche capire quanto ambedue i compositori abbiano, per vie diverse, oltrepassato i confini del Lied tradizionale, e quanto poco “operistici” siano in particolare i Lieder di Marx, davvero poco adatti alle dimensioni intime di una piccola sala.

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7.6.16 Philharmonie Berlin – Mozart: Violinkonzert Nr.4; Haydn: Symphonie nr. 87; Vaughan Williams: Symphonie Nr.9 – Isabelle Faust, DSO, Norrington

L’appuntamento  col ciclo delle sinfonie di Vaughan Williams di Norrington, come già ricordato sopra, è per me uno dei più attesi e graditi. Ho assistito in questi ultimi cinque anni a una serie di concerti intelligenti e meravigliosi, e quest’ultimo concerto non è stato assolutamente da meno. Tra l’altro la partecipazione sfolgorante di Isabelle Faust stavolta mi ha fatto esclamare: “Oh, finalmente una vera violinista!” (e non aggiungo altro).

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11.6.16 Staatsoper Berlin – Wagner: Das Rheingold

Di questa deludentissima rappresentazione ho scritto una recensione estesa che trovate qui. Aggiungo solo che dopo questo Rheingold ho abbandonato il progetto di vedermi le altre tre opere di questo Ring.

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14.6.16 Staatsoper Berlin – Martinu: Juliette

È curiosamente già la terza volta nel giro di pochi anni che vedo sulla scena quest’opera fino a poco tempo fa praticamente sconosciuta (in Germania già rappresentata negli anni scorsi a Osnabrück e Francoforte sul Meno). La messa in scena della Staatsoper di Berlino aveva molte qualità ma non è stata la migliore delle  tre. Ho apprezzato molto lo sforzo e lo stile di Rolando Villazón nel rendere il ruolo del protagonista; mi hanno divertito alcune trovate particolarmente surreali nella messa in scena del primo atto e ho trovato interessante (anche se del tutto estraneo allo stile di Martinů) il piglio espressionista col quale Barenboim ha interpretato la partitura – per contro, poche interpreti sono così poco adatte al ruolo di Juliette come Magdalena Kožená, che ne ha tolto ogni briciolo di charme, e l’ultimo atto, nonostante i tagli e un finale davvero notevole, risultava poco chiaro e noioso. Vale comunque la pena vederla.

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16.6.16 Deutsche Oper Berlin – Verdi: Il trovatore

Che dire, questa meravigliosa, surreale, pazza messa in scena di Neuenfels del capolavoro di Verdi, con toreri e gnomi barbuti, è da 20 anni un “must”! A una produzione del genere si perdona anche la deludente interpretazione di Carlo Ventre, misteriosamente fuori fase, pur essendo teoricamente l’interprete ideale per il ruolo del protagonista. Fantastici tutti gli altri e particolarmente magnetica l’Azucena di Dana Beth Miller.


Viaggio 14 Coburg-München

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18.6.16 Landstheater Coburg – Purcell: Dido and Aeneas

Forse dopo aver visto due volte alla Staatsoper di Berlino la magnifica produzione di Sasha Waltz di questo lavoro sono destinato a rimanere deluso da qualsiasi altra messa in scena, ma di questa in particolare non ho proprio capito il senso.

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18.6.16 Landstheater Coburg – Vaughan Williams: Riders of the Sea

La seconda opera della serata era questo strano lavoro di Vaughan Williams. Sono rimasto un po’ perplesso dalla completa mancanza di relazione con la precedente opera di Purcell, ma perlomeno qui la messa in scena aveva un senso – anche se il dramma un po’ mancava. Molto buona la parte musicale.

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19.6.16 Gärtnerplatztheater München – Abraham: Viktoria und ihr Husar

L’informazione secondo cui quella andata in scena a Monaco sarebbe la “versione originale” dell’operetta è completamente sbagliata, piuttosto concordo in toto con questa recensione. Una serata molto colorata e divertente – anche se niente sta alla pari col Ball im Savoy della Komische Oper di Berlino.


 

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25.6.16 Deutsche Oper Berlin – Mozart: Die Entführung aus dem Serail

Lo so, dalle foto è difficile arguire che possa trattarsi de Il ratto dal serraglio – ma persino queste foto rendono solo in minima parte il completo nonsense di questa messa in scena di Robert Garcia, in cui Selim è una donna che regna su una sorta di paradiso della forma fisica e Belmonte fabbrica droga. C’è di tutto, da Will coyote alla riproposizione dell’orgia rossiniana di A Clockwork Orange. Probabilmente abbandonando completamente le pretese di avere una trama o uno straccio di senso compiuto si riesce anche ad apprezzare questa regia – io personalmente l’ho trovata più che altro inconcludente. Peccato, perché la parte musicale  era eccezionale, tanto dal punto di vista degli ottimi interpreti (e dove si ritrova una Kostanze come Kathryn Lewek,  così pazza da gorgheggiare nel bel mezzo di esercizi ginnici?) quanto da quello dell’integralissima versione scelta, con diverse arie ed ensemble molto più estesi del solito e un paio di numeri che non si eseguono praticamente mai.

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27.6.16 Philharmonie Berlin – Widmann: Con brio, Bartok: Kalvierkonzert Nr. 1; Beethoven: Symphonie Nr.3 – Andras Schiff, Staatskapelle Berlin, Barenboim

Nonostante la seconda parte del concerto fosse occupata da un gigante come l'”Eroica” di Beethoven, il pezzo forte del programma per me è stato il Concerto per pianoforte n.1 di Bartók con András Schiff come solista. La differenza con la pur buona esecuzione di aprile con la RSB sotto la bacchetta di Janowski, era talmente impressionante da far ritenere di non aver mai sentito questo pezzo prima. Subito prima del Concerto per pianoforte Barenboim è intervenuto, spiegando che le percussioni in questo concerto sono molto presenti ma nel primo e terzo movimento integrate nell’orchestra, mentre nel secondo in diretto dialogo col pianoforte, e per questo c’erano due differenti postazioni per le percussioni, una dietro e una davanti, come si vede dalla foto. “Non che ve ne meravigliate…”, ha aggiunto.


Luglio

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1.7.16 Staatsoper Berlin – Gluck: Orfeo ed Euridice

Seconda volta che vedo una regia di Jürgen Flimm (dopo Le nozze di Figaro, sempre alla Staatsoper) – e seconda delusione. Veniva anche da chiedersi come mai le scene dello Studio di Ghery siano costate così tanto da richiedere una raccolta fondi – perché l’effetto finale non era poi così spettacolare. Pensavo con una certa pena a quelli che per la prima durante i Festtage avevano speso somme ingenti per procurarsi un biglietto per questo spettacolo…


Viaggio 15 Bonn

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3.7.16 Oper Bonn – Reznicek: Holofernes

Finalmente ho trovato dei posti all’opera di Bonn in cui si riesce davvero a sentire l’orchestra – in prima fila! Accanto a me sedeva una signora che fin dalla prova generale non si era persa una sola rappresentazione di questa rarità di Reznicek. Le foto (compresa la mia) non rendono giustizia alla messa in scena, che sembrerebbe tradizionale e invece era piena di elementi sci-fi e surreali. Tutto il cast era più che buono, ma la protagonista Johanni van Oostrum è stata semplicemente fenomenale! Bravissimo anche il direttore Jacques Lacombe, alle prese con una partitura non proprio semplice.


 

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4.7.16 Komische Oper Berlin – Heute Nacht oder nie – die Spoliansky-Revue

Una coloratissima rassegna di pezzi da rivista di Mischa Spoliansky collegati da un’esile trama – omaggio dei Geschwister Pfister e della Komische Oper a uno dei più grandi e misconosciuti compositori del teatro da rivista della Repubblica di Weimar.

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5.7.16 Komische Oper Berlin – Der Vampyr, Musiktheater nach Heinrich Marschner

Il Festival della Komische Oper a luglio è sempre un’occasione allettante per godersi tutte le prime della stagione con un contorno illimitato di bicchieri di spumante. In questo contesto mi sono visto anche la criticatissima produzione di Der Vampyr, che forse altrimenti avrei evitato. L’intento di mettere in scena non l’opera di Marschner ma una sua libera rielaborazione era chiara fin dal titolo; la polemica per cui i tagli sarebbero stati eccessivi e l’opera di Marschner irriconoscibile non ha quindi molto senso. La sostituzione dell’opera romantica con un divertissment assurdo e gore al contempo rientra nello spirito della Komische Oper e giustifica la voluta presa di distanza dal lavoro originale. da questo punto di vista l’operazione si può considerare riuscita: il risultato era divertente e dissacrante e assicurava una serata di buon intrattenimento. Il gioco con un mostro sacro del repertorio tedesco (per quanto rappresentato raramente) è costato però il favore del pubblico. Probabilmente questa versione di Der Vampyr non andrà più in scena – ma io me la sono goduta!

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7.7.16 Theater der UdK Berlin – Reimann: Melusine

Ogni anno a luglio l’Udk di Berlino mette in scena coi suoi studenti delle autentiche perle. Ho già assistito in questo teatro a rarità assolute come il Wachsfigurenkabinett di Hartmann in quella che ancora resta la messa in scena più surreale alla quale abbia mai assistito, oppure l’Arlecchino di Busoni e Fra i due litiganti il terzo gode di Sarti, anch’essi sempre con regie intelligenti e spiritose e ottimi giovani interpreti. Questa Melusine non è stata da meno – e la riprova che anche in un piccolo teatro e con pochi mezzi si possono mettere in scena lavori importanti con ottimi risultati. Il compositore naturalmente era presente in sala, come si vede dalla foto.

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10.7.16 Komische Oper Berlin – Massenet: Cendrillon

Una bizzarra messa in scena in una scuola di ballo, capace per contrasto di far risaltare l’aspetto meraviglioso della vicenda ancora più del consueto (bravo, Michieletto!); und direttore (Henrik Nanási) che chiaramente ama questa partitura e riesce a renderla estremamente coinvolgente,e un cast d’interpreti, molti dei quali habitué della casa, come Karolina Gumos o Agnes Zwierko, freschi e perfetti nei loro ruoli – anche perché la regia sembra ritagliata proprio su di loro. Assolutamente godibile!

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15.7.16 Werkstatt der Staatsoper Berlin – Infektion! Festival für neues Musiktheater – Stockhausen: Klavierstücke I-V; Gesang der Jünglige – Adrian Heger (Klavier) Sébastian Alazet (Klangregie)

L’ultimo concerto della mia stagione 2015/16 si è svolto nel segno di Stockhausen. Riuscito di straforo a entrare nell’esauritissimo spazio della Werkstatt (cosa per cui devo ancora ringraziare Oscar Strasnoy) ho assistito a una non meno che travolgente esecuzione dei Klavierstücke I-V, in cui il passaggio da una scrittura sperimentale a una vera dimensione mistica era quanto mai evidente. Soprattutto la potenza impressionante del suono del pianoforte dal vivo nei pezzi di Stockhausen, che avevo già sperimentato in un’esecuzione di Natürliche Dauern, terza ora di Klang,  nella Sophienkirche di Berlino, è qualcosa che per il momento nessuna registrazione riesce a restituire. Qualcosa di simile si può dire per il Gesang der Jünglige, che formava la seconda parte del concerto, e che dal vivo e nel giusto ambiente risulta molto più sensato e gradevole di quanto si possa sospettare da un’incisione. Pochi mesi dopo ho ripetuto e ampliato l’esperienza di Stockhausen andando a vedere Donnerstag aus Licht a Basilea – ma questo appartiene già alla stagione 2016/17!

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