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Welcome / Bienvenue / Herzlich willkommen / Bienvenido / Benvenuto / 歡迎光臨 to the Official Blog of the International Association of the Friends of Franz Schreker (FFS), a 501(c)(3) non-profit organization registered in the state of California, USA!

Our Blog Master is Saverio Porry Pastorel, “ein Florentiner aus Berlin” (a Florentiner from Berlin), not the…

but a real Italian from Florence who lives in Berlin:

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Saverio is arguably the Italian expert on 20th century opera, and the FFS is delighted to have him as our Official Blogger.

I shall leave it to him to complete the rest of this page, and hereby welcome once again all visitors to our Blog whole-heartedly.

Evelyn Chih-Yih Chan, President, FFS

 

 

 

One thought on “About

  1. Grazie della presentazione e per i complimenti, cara Evelyn!
    Spiego brevemente chi sono e cosa ci faccio qui. Sono nato a Firenze, dove mi sono laureato in Storia della Musica con una tesi sui Lieder di Franz Schreker. Sette anni fa mi sono trasferito a Berlino e adesso, pur restando a Berlino, sto scrivendo la mia tesi di dottorato all’Università di Francoforte su “Die Gezeichneten” e altre opere dello stesso periodo con soggetti simili.
    Il mio rapporto con Schreker è nato per caso durante un viaggio a Berlino nel 1987. Già allora curioso di conoscere compositori di cui non sapevo nulla, comprai un CD con musiche orchestrali di Schreker e ne rimasi molto colpito. Per molti amici di Schreker la folgorazione è avvenuta col preludio dei “Gezeichneten”, per me avvenne col “Nachtstück”. Soprattutto m’impressionarono il progressivo allargamento della paletta sonora nel corso del pezzo, la sovrapposizione quasi frenetica di piccole figure musicali con l’effetto di dissolvimento di un punto centrale su cui focalizzare l’attenzione, e non da ultimo l’instabilità armonica, col pezzo che sostanzialmente si chiude senza risolvere da nessuna parte. Pensai che era impossibile che un brano simile potesse essere l’interludio di un’opera, e mi procurai immediatamente l’opera in questione, “Der ferne Klang”. Là veramente pensai di non aver mai sentito nulla di simile (e questo nonostante gli evidenti limiti dell’edizione che avevo a disposizione): l’intera opera si rivelò per me una sequenza di scene una più sorprendente dell’altra, dal “melodramma” in alcune scene del primo atto, con le voci in parlato e l’orchestra ridotta a pochi interventi angolosi, all’incredibile dispiegamento spaziale del secondo atto, fino alla competa follia sonora, se si può dire così, di tutta la parte finale. Riuscii a procurarmi anche “Die Gezeichneten”, di cui trovai una registrazione dall’aspetto non eccessivamente legale diretta da Gielen in tre LP (eh sì che allora a Firenze si trovava di tutto…), e “Der Schatzgräber”, che venne trasmesso in diretta da Amsterdam su Radio3 (bei tempi…). Tra parentesi, se su internet trovate un file mp3 di “Die Gezeichneten” di Gielen, probabilmente è il mio . In ambedue i casi, pur enormemente affascinato dal suono, mi trovai di fronte a un problema: da un lato in assenza di libretto risultava estremamente difficile poter seguire la musica, dall’altro avevo spesso l’impressione che il rapporto tra la musica e l’azione scenica fosse quantomeno strano. Cominciai a viaggiare (in maniera spesso avventurosa) per raccogliere materiale per la mia tesi e vedere dove potevo le opere di Schreker in teatro. Fare l’esperienza dal vivo di questi lavori in forma scenica è stata un’ulteriore folgorazione. Assistendo a “Der Schatzgräber” a Karlsruhe (1999) ho capito come tremendamente efficace possa essere il rapporto per così dire inverso tra musica e scena che Schreker talvolta utilizza, col sangue che mi si raggelava di fronte alle fanciullesche melodie con cui la pluriassassina Els progetta il suo prossimo omicidio; nella direzione di Gielen di “Der ferne Klang” a Berlino (2001) ho trovato una profondità e ricchezza di suono che oltrepassavano di gran lunga quello che potevo immaginarmi dalle registrazioni; “Irrelohe” a Vienna (2004), infine, mi ha definitivamente regalato l’esperienza di una musica che con assoluta coerenza si sviluppa tutta nello spazio e completamente avviluppa lo spettatore, e in una maniera che nessuna registrazione potrà mai rendere. Quello che all’inizio era un curioso oggetto di studio si era trasformato in una vera e propria passione. Nel frattempo ero entrato in contatto con la Societé des Amis de Franz Schreker, allora a Parigi, e con la Schreker Foundation, allora a Los Angeles. Grazie alla mediazione di Christopher Hailey, presidente della Schreker Foundation, ho potuto scrivere un contributo per il programma di sala della prima italiana di “Die Gezeichneten” a Palermo (2010) e partecipare come relatore al convegno internazionale “Schreker et son temp”, tenutosi a Strasburgo nel 2012 in relazione alla prima assoluta di un’opera di Schreker in suolo francese, in questo caso “Der ferne Klang”. Nel frattempo però ho allargato il mio orizzonte di ricerca a tutto il periodo compreso all’incirca tra il 1875 e la fine della Seconda Guerra Mondiale, interessandomi anche per compositori italiani purtroppo tutt’ora spesso sottovalutati dalla critica. In particolare ho potuto collaborare col Centro Internazionale di Studi Riccardo Zandonai di Rovereto partecipando nel 2010 e nel 2011 a due convegni, rispettivamente sulla dimenticata opera “Melenis” e sulla produzione giovanile del compositore, in ambedue i casi come relatore. In occasione delle ricerche su “Melenis” ho trascritto tutto lo spartito su Sibelius, creando un’edizione elettronica dell’opera. La stessa cosa l’avevo fatta anni prima con un’altra opera, “Der singende Teufel” di Schreker. Incuriosito, leggendo la biografia di Schreker scritta da Hailey, riguardo a quest’opera, dal compositore ritenuta come la sua cosa migliore eppure così sfortunata poi sulla scena, e volendo approfondire meglio in cosa consistesse il nuovo stile musicale che Schreker vi sperimentava, mi procurai uno spartito e me la trascrissi tutta da cima a fondo, entusiasmandomi sempre di più via via che il lavoro progrediva, fino a innamorarmi perdutamente di quest’opera. Qualche tempo dopo, quando Hailey mi fece avere la registrazione dell’opera da Bielefeld (1989), potevo enunciare uno a uno tutti i tagli e tutti i tempi e le dinamiche sbagliate che rendevano quell’esecuzione così inadeguata rispetto a quello che avevo sentito io dallo spartito.
    Amandus Herz è il protagonista di “Der singende Teufel”, l’opera che più amo di Franz Schreker. Nel nome di questo personaggio si riuniscono una componente latina e una tedesca – così come mi sento io, un fiorentino a Berlino.

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