Calendario dei compositori – giorno 60

1° marzo: Frédéric Chopin (1810-1849)

Chopin nel 1849, foto attribuita a Louis-Auguste Bisson

FRYDERIK FRANCISZEK CHOPIN nasce il 1° marzo 1810 a Żelazowa Wola, un paesino che oggi conta ben 65 abitanti a 46 kilometri da Varsavia nel centro della Polonia. Il padre era però un francese della Lorena, che all’età di sedici anni si era trasferito in Polonia. La storia è un po’ complicata, come le complicate vicende polacche di quegli anni. Luigi XV aveva sposato nel 1725 Maria Leszczyńska, figlia dell’ex Re di Polonia Stanisław I, che in quegli anni si trovava in esilio in Francia. Luigi XV aveva aiutato Stanisław a riconquistare il trono nel 1733, ma dopo l’invasione delle truppe russe, che sostenevano un altro candidato, egli aveva dovuto abdicare nel 1736, ottenendo però come consolazione i Ducati di Lorena e Bar, dove lo avevano seguito molti suoi fedeli. Alla sua morte la Lorena era tornata francese. La Lorena, quindi, dove era nato e cresciuto il padre di Chopin, era piena di polacchi, il che può forse spiegare la decisione di Nicholas di trasferirsi nel Regno di Polonia. Colà egli si era naturalizzato polacco ed era divenuto precettore presso famiglie aristocratiche, dapprima i
Łączyński, di cui aveva educato le figlie, una delle quali, Maria, divenne poi amante di Napoleone e passò alla storia come Maria Walewska; poi, nel 1802, la contessa Skarbek, della quale si dice che la moglie di Nicholas fosse una sorta di parente povera (ma, secondo un’altra teoria, si tratterebbe solo di un tentativo di nobilitare l’ascendenza di Chopin). Nel 1810, quando nacque Chopin, il padre lavorava come insegnante aggiunto di francese in un liceo di Varsavia. Per una serie di complicazioni burocratiche il battesimo e la registrazione del figlio avvennero solo il 23 aprile, e in quell’occasione, secondo la teoria più vulgata, il padre si sbagliò nel fare il conto e calcolò una settimana di troppo, motivo per cui nel registro della chiesa la data riportata per la nascita di Chopin è il 22 febbraio, mentre la famiglia festeggiava il compleanno esattamente una settimana dopo, il 1° marzo. Nel frattempo il padre era diventato insegnante di ruolo in un liceo di Varsavia, e così la famiglia si trasferì nella capitale, andando ad abitare nel Palais de Saxe, dove gestiscono anche un pensionato per i figli di famiglie altolocate. Chopin mostra da subito una certa dote per il pianoforte, tanto che nel 1817 compone già due Polonaises e poco dopo comincia a esibirsi nei salotti della città. Nel 1825 pubblica già la sua op.1, un Rondò, iscrivendosi l’anno dopo al Conservatorio. Però proprio in quel periodo una sua sorella minore muore di tubercolosi, e si ritiene che Chopin stesso abbia cominciato a soffrirne già da quegli anni. Incoraggiato, dopo i primi grandi successi nella capitale, a farsi conoscere anche all’estero, parte nel 1829 per Vienna, dove in un concerto esegue la sua op.2, le Variazioni su “Là ci darem la mano” per pianoforte e orchestra, ottenendo il plauso di Schumann, che in una recensione scrive: “chapeau, signori: un genio!” – articolo nel quale Schumann pone particolare attenzione sull’assoluta originalità delle composizioni di Chopin. Di ritorno a Varsavia, ottenne la consacrazione definitiva in patria con una serie di concerti – cosa che lasciò sorgere in lui aspirazioni più grandi. Decise di farsi conoscere in tutta Europa e intraprese un nuovo viaggio verso Vienna, facendo tappa a Breslavia e a Dresda. Una settimana dopo il suo arrivo nella capitale austriaca scoppiò in Polonia l’insurrezione contro il regime russo (29 novembre 1830). L’amico d’infanzia Tytus Woyciechowski, che aveva accompagnato Chopin fin lì, tornò in Polonia per appoggiare gli insorti, mentre Chopin decise di restare. A Vienna però le cose non andarono come sperato, perché il suo Concerto per pianoforte n.1 op.11 non arrivò a convincere il pubblico. Decise allora di andare a Parigi e, aggirate alcune formalità dovute al fatto che lui legalmente era un cittadino russo, ottenne i permessi necessari. Per via fu però raggiunto dalla notizia della caduta di Varsavia, cosa che lo lo mise in un notevole stato d’ansia, nona vendo notizie dei suoi cari. Si dice che in questo stato d’animo abbia composto l’ultimo Studio dell’op.10, che infatti viene chiamato anche “Rivoluzione”. Da quel momento Chopin si considerò sostanzialmente in esilio. Quando arrivò a Parigi era pressoché sconosciuto, tutto ciò che aveva erano delle lettere di presentazione per Cherubini e Paër. Mentre quest’ultimo si dava da fare per regolare la presenza di Chopin a Parigi, il compositore faceva la conoscenza di Kalkbrenner, che, riconosciutone il talento, organizzava nel 1832 il suo primo concerto pubblico nel palazzo della manifattura di pianoforti Pleyel, dove egli eseguì, tra le altre cose, il suo Concerto per pianoforte n.1 e, insieme a Klakbrenner, Mendelssohn, Osborne, Hiller e Sowenski una riduzione per sei pianoforti della Grande Polonaise op.92 di Kalkbrenner. A Parigi Chopin entrò presto in contatto tanto con altri emigrati polacchi quanto con una cerchia di eminenti artisti, tra cui Liszt, iller, Delacroix, de Musset, Balzac, Heine e naturalmente anche Rossini. Raggiunto uno status a Parigi grazie alle sue apparizioni pubbliche (fu invitato anche da Luigi Filippo) e alle sue ambitissime lezioni di pianoforte, Chopin si dedicò soprattutto alla composizione e a radi viaggi, mentre la sua salute peggiorava. Proprio le cattive condizioni di salute del compositore furono il pretesto dei genitori dell’allora diciottenne Maria Wodzińska per annullare il fidanzamento con lui, e proprio la salute in continuo peggioramento fu una delle cause determinanti della fine del rapporto tempestoso con la scrittrice George Sand. Particolarmente catastrofico, durante i nove anni trascorsi con lei, fu il soggiorno a Maiorca nell’inverno 1838-39, dove Chopin sperava di trovare sollievo nel clima mite e dove invece si trovò in un ambiente umido che stimolò ancora di più la sua tosse, mentre era circondato da medici incompetenti, mentre, stando a quanto raccontava la Sand, era in preda a allucinazioni. Sull’isola compose comunque i 24 Preludi op.28. Riuscì in parte a riprendersi dopo il suo ritorno, trascorrendo una vita quasi monacale ed estremamente regolare, durante la quale compose moltissimo – finché nel 1847 George Sand ruppe la relazione, perché non ne poteva più di fargli da infermiera. Dopo la Rivoluzione di Febbraio del 1848, durante la quale il Re era fuggito da Parigi, Chopin decise di seguire l’invito della sua allieva Jane Stirling, neanche tanto segretamente innamorata di lui, e di andare per un certo periodo in Inghilterra e Scozia, dove tenne anche diversi concerti, uno dei quali in presenza della Regina Vittoria. I sette mesi passati là, con continui spostamenti e svariati impegni sociali e culturali, gli dettero il colpo finale, tanto che il compositore si trovò ridotto in un tale stato di debolezza da non riuscire più a salire le scale senza aiuto. Tornato a Parigi in stato estremamente depressivo, si trovò a dover affrontare anche difficoltà finanziarie, anche perché i disordini politici avevano fatto decrescere notevolmente il numero di possibili studenti. Jane Stirling lo aiutò con somme di denaro, ma dopo poco a Chopin venne diagnosticata una tubercolosi in fase terminale. Negli ultimi mesi gli amici e la Stirling fecero sì che Chopin, che non poteva più né insegnare né comporre, potesse stare in pace nella sua abitazione senza che gli mancasse nulla. Morì il 17 ottobre 1849, a 39 anni.

Chopin ha completamente rivoluzionato la scrittura per pianoforte, soprattutto perché, forse per primo, egli ha scritto precisamente per lo strumento, per le caratteristiche fisiche della posizione delle mani e per quello specifico suono, esplorato in tutti i suoi aspetti e articolazioni tanto espressive quanto tecniche, laddove molti altri virtuosi dell’Ottocento, talvolta tecnicamente anche più bravi di lui, componevano più per l’effetto oppure seguendo idee astratte. Proprio questa adesione al suono fa di Chopin un modello per Debussy. Lo stile di Chopin è caratterizzato anche da una forte componente nostalgico-nazionale, che lo rende particolarmente centrale per tutta l’estetica romantica, nonché dalla vena decisamente cupa e malinconica di chi ha vissuto gran parte della sua vita all’ombra della morte. Da un lato la progressiva fusione di pezzi brillanti e pezzi intimi e dall’altro la capacità di elevare anche gli studi tecnici allo status di opere d’arte di grande espressione ne fanno una figura quale non si era mai vista prima – e forse neanche dopo – nel panorama musicale.

Ho cercato di organizzare una playlist che ricopra almeno gran parte dei generi esplorati da Chopin; i brani sono in ordine cronologico, per quanto possibile. I titoli dei singoli Studi e Preludi sono tutti apocrifi.

I brani della playlist sono:

  • Polacca n.14 in sol diesis minore, op. postuma (1824, cioè addirittura prima dell’op.1, dedicata a Mme Du-Pont)
  • Notturno n.20 in do diesis minore op.72 n.2 (1827) – il giovane Chopin era già talvolta molto malinconico
  • Rondò per pianoforte e orchestra à la krakowiak op.14 (1828) – la krakowiak è una tipica danza polacca; Chopin ne riutilizza il ritmo anche nell’ultimo movimento del Concerto per pianoforte n.1
  • Mazurka n2 in do diesis minore op.6 n.2 (ca. 1830) – Chopin è già partito dall’amata Polonia, ma la porta comunque con sé
  • dai 12 Studi op.10 (1829-33): n.2 “Cromatico” in la minore (composto nel periodo viennese, di carattere brillante e insieme armonicamente decisamente avanzato); n.3 “Tristesse” in mi maggiore (composto a Parigi, dove Chopin dedica l’intera raccolta degli Studi op.10 a Franz Liszt – questo Studio in particolare è uno dei lavori più dolci e melodici della sua produzione); n.12 “Rivoluzione” (1831 – secondo la leggenda, si tratta del famoso Studio composto da Chopin a Monaco sotto la tremenda impressione della notizia della caduta di Varsavia)
  • Valzer n.6 in do diesis minore op.64 n.2 (1831) – semplicemente uno dei pezzi in assoluto più famosi di Chopin
  • Mazurka n.11 in mi minore op.17 n.2 e n.13 in la minore op.17 n.4 (1833) – l’immensa nostalgia di Chopin per la patria perduta
  • Fantasia-Improvviso in do diesis minore (1834) – oggi uno dei pezzi più popolari di Chopin, ma in realtà, pare, non eccessivamente amato dal compositore a causa dell’eccessiva somiglianza con la Sonata “Quasi una fantasia” (Al chiaro di luna) di Beethoven
  • Ballata n.1 in sol minore op.23 (1835) – un pezzo gigantesco, epico, dove la definizione “Ballata” in realtà serve quasi più a lasciare il compositore completamente libero da qualsiasi tipo di schema formale
  • dai 12 Studi op. 25 (1835-37, dedicati a Narie d’Agoult, che era la compagna di Liszt): n.4 “Paganini” in la minore (oltre a essere un omaggio al grande virtuoso, è tutto giocato sui sincopati e mostra una decisa affinità con quella che sarà poi la musica jazz); n.11 “Vento invernale” in la minore (una vera tempesta musicale); n.12 “Oceano” in do minore (un pezzo estremamente romantico e tra le composizioni più famose di Chopin)
  • dai 24 Preludi op.28 (1838-39): n.2 “Presagio di morte” in la minore (estremamente dissonante); n.4 “Soffocamento” in mi minore (una melodia meravigliosa e tristissima); n.7 “Danza polacca” in la maggiore; n.15 “La goccia d’acqua” in re bemolle maggiore (secondo la leggenda composto in una giornata piovosa a Maiorca); n.20 “Marcia funebre” in do minore (lo spirito è effettivamente quello); n.24 “La tempesta” in re minore
  • Sonata per pianoforte n.2 in si bemolle minore (1837-40) I. Grave-Doppio movimento II. Scherzo-Più lento-Tempo I III. Marche funèbre. Lento IV. Finale. Presto (se già il primo movimento si distingue per la sua apertura enigmatica e i suoi forti contrasti, questa Sonata è famosa soprattutto per gli ultimi due: la celeberrima Marcia funebre e l’impossibile finale, che Arthur Rubinstein descrisse come “vento ululante tra le tombe”, un brano che lasciò esterrefatto Schumann, che disse: “Questa non è musica!”)
  • Notturno n.13 in do minore op.48 n.1 (1841) – un pezzo a cui sono molto affezionato, essendo la prima cosa che io abbia mai sentito di Chopin
  • Preludio n.25 in do diesis minore op.45 (1841) – Chopin sembra quasi intenzionato a voler proseguire la serie dei Preludi con questo bellissimo pezzo
  • Polacca n.6Eroica” in la bemolle maggiore op.53 (1842-43) – forse il pezzo in assoluto più famoso di Chopin
  • Scherzo n.4 in mi maggiore op.54 (1842-43) – gli Scherzi sono composizioni tecnicamente impegnative; questo in particolare ha un’atmosfera fatata che ricorda un po’ Mendelssohn)
  • Barcarola in fa diesis maggiore op.60 (1845-46) – unico pezzo di questo genere composto da Chopin, ha un deciso sapore impressionista, nel senso che suon e suggestioni pittoriche sono in primo piano
  • Mazurka n.47 in la minore op.67 n.4 (1846) – composta durante l’ultima estate nella residenza estiva della Sand a Nohant e totalmente pervasa di un sentimento popolare polacco, viene descritta come uno dei pezzi più legati alla terra dell’intera produzione di Chopin
  • Valzer n.6del minuto” in re bemolle maggiore op. 64 n.1 (1847) – da qualche parte ho letto che l’altro titolo, Valse du petit chien, si riferirebbe all’aneddoto secondo cui Chopin l’avrebbe improvvisato osservando il piccolo cane della Sand che girava su se stesso inseguendo la sua coda
  • Valzer n.19 in la minore, op. postuma – composto forse nel 1847 dopo la rottura con George Sand, è pervaso di tristezza
  • Mazuka n.49 in la minore op.68 n.2 (1848) – l’ultima composizione di Chopin