Calendario dei compositori – giorno 58

27 febbraio: Wilhelm Peterson-Berger (1867-1942)

OLOF WILHELM PETERSON-BERGER nasce il 27 febbraio 1867 a Ullånger, un paesino nel nord della Svezia (grossomodo alla stessa altezza di Reykjavik in Islanda, per dare un’idea); gran parte della sua infanzia la passò comunque nella non troppo distante città di Umeå, culturalmente attiva e ancora più a nord. Oggi egli viene piuttosto sbrigativamente classificato come un compositore romantico nazionalista, ma il suo stile è in realtà molto personale e non si rifà ad alcuna tendenza precisa. Dopo il diploma all’Università di Umeå e quattro anni di studio di composizione al Conservatorio di Stoccolma, Peterson-Berger ha fatto quello che facevano allora pressoché tutti i compositori nordici ed è andato a studiare in Germania, passando un anno a Dresda, prima di prendere una cattedra a Umeå. Nel 1892 gli fu offerta una cattedra anche a Dresda, ma a quanto pare l’ambiente non faceva proprio per lui, e nel 1894 se ne tornò in Svezia nella sua amata Jämtland, dove si era comprato una casa estiva a Frösön, un paesaggio che fa da sottofondo a gran parte delle sue composizioni. L’opera più famosa di Peterson-Berger sono difatti i tre album per pianoforte Frösöblomster (Fiori di Frösön) usciti rispettivamente nel 1896, 1900 e 1914. Nel 1895 Peterson-Berger si traferì a Stoccolma, dove divenne ben presto un critico musicale acclamato per la sua penna affilata che non risparmiava nessuno, attaccando anche compositori come Wilhelm Stenhammar e facendosi molti nemici. Tra il 1908 e il 1911 fu anche direttore del Royal Theatre di Stoccolma, dove nel 1910 fece rappresentare con successo la sua opera Arnljot, un tentativo personale di Peterson-Berger di scrivere un’opera nazionale svedese sulle orme di Wagner. Nel 1930 lasciò la città e si stabilì definitivamente a Frösön, dove il ritmo della sua produzione gradualmente si diradò (l’ultimo lavoro importante è la Sinfonia n.5 “Solitude”, del 1933), fino a cessare del tutto nel 1936, anche a causa della malattia.Proprio a quest’ultima sinfonia io personalmente mi sento particolarmente legato. La critica generalmente distrugge i lavori sinfonici di Peterson-Berger (che sia una sorta di vendetta a distanza per la sua feroce attività di critico musicale?), accusandolo di un’orchestrazione insufficiente e di una mancanza di controllo della struttura formale. In particolare di questa Sinfonia viene attaccato lo Scherzo, giudicato tra le sue cose meno riuscite. Sono tutte critiche basate su aspettative e non su un vero ascolto. L’elemento centrale in questa Sinfonia, così come in tutti i lavori di Peterson-Berger, è il tono, che è effettivamente qualcosa di più difficile da definire rispetto ad altri elementi che di volta in volta hanno assunto il primo piano presso altri compositori (forma, colore, ritmo, sentimento, folklore, istanze etiche, provocazione, narrazione ecc.). Peterson-Berger ha cercato, è vero, di comporre musica “nazionale” con la sua opera Arnljot, ma si tratta pressoché di un caso isolato, ed è anche caduto almeno una volta nella trappola della musica a programma con la sua Sinfonia n.2 Sunnanfärd (“Viaggio nel vento del sud”), nella quale viene descritto un viaggio immaginario verso la Grecia del mito,  e che non ha caso è stata composta nello stesso periodo dell’Arnljot. Quello che invece fa il più delle volte Peterson-Berger è tradurre direttamente in musica una sostato d’animo suscitato da un particolare ambiente vissuto in prima persona. La sua musica è in un certo senso naturalmente nordica, proprio perché in quasi tutti i suoi pezzi egli resta presente, quasi si trattasse di un diario. Si può pensare che questo alto grado di soggettivismo precluda la possibilità di comporre grande musica, ma la questione è più delicata, perché in molto casi, come appunto in questa Quinta Sinfonia, l’autore riesce a scendere talmente a fondo da esprimere qualcosa che è insieme universale e personale. Nel caso particolare, si tratta di uno stato d’animo sospeso, un limbo né triste né lieto, eppure profondamente angosciato, estremamente raro nella musica. L’unico altro caso che mi viene in mente adesso (ma ce ne sono altri che in questo momento non rammento) è il Purgatorio della Decima Sinfonia di Mahler, un pezzo che sulle prime si potrebbe scambiare per leggero. Anche nel caso di questa Sinfonia di Peterson-Berger si potrebbe a un primo ascolto pensare che il tono sia quasi umoristico e distaccato, equivoco alimentato anche dal famigerato Scherzo in tono di danza popolare. Ma forse capita solo a chi quello stato d’animo non l’ha mai provato…

Wilhelm Peterson-Berger: Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore “Solitudo” (1933) I. Con moto tranquillo II. Scherzando vivo, delicatissimo. Allegro moderato III. Andante tranquillo – attacca IV. Allegro molto-Andante molto tranquillo

Norrköping Symphony Orchestra, dir. Michail Jurowski @cpo @atsusiueno

Restando in ambito sinfonico, il pezzo più famoso di Peterson-Berger in questa categoria è il Concerto per violino, per il quale, per qualche ragione che al momento non sono riuscito a scoprire, il compositore impiegò più di dieci anni (1915-1928). L’arco di tempo così lungo della composizione resta pressoché inavvertito, ma certamente in questo lavoro, più che forse in tutte le altre opere del compositore, affiorano echi della musica del suo tempo. Il primo movimento ha dei passaggi che nel tono e nel colore fanno pensare di volta in volta a Berg, Wagner e Shostakovic, pur restando radicalmente romantico; il movimento centrale ha un tono misto tra Mahler e Brahms, con la tranquilla melodia che sembra infrangersi contro una specie di oscura onda musicale. Ma la vera sorpresa è il terzo movimento, con delle scale pentatoniche a mezzo tra la Cina e gli Indiani d’america – altro fulgido esempio di orientalismo nordico – e addirittura, molto molto nascosta, una semicitazione da Stravinsky.

Ulf Wallin, Nordköpping Symphony Orchestra, dir. Michail Jurowski @cpo @atsusiueno

Per restare temporaneamente nel suggestivo tema dell’orientalismo nordico, Peterson-Berger vi ha contribuito anche con una giovanile Danza orientale per orchestra – per la verità piuttosto convenzionale, anche perché le manca la linfa vitale della musica di questo compositore del collegamento a uno specifico paesaggio vissuto personalmente. La aggiungo solo come curiosità.

Wilhelm Peterson-Berger: Danza orientale (1890)

La più suggestiva delle sinfonie è sicuramente la pittorica Terza Sinfonia, coi suoi paesaggi profondamente nordici, che vanno da una sorta di riverbero sul ghiaccio nelle distese immense (primo movimento), alle violente nevicate (secondo movimento), ai lunghissimi crepuscoli estivi in cui il sole non tramonta mai (terzo movimento) al risveglio di un certo sentimento epico, qua, una volta raggiunto il momento di massima luce, subito nordicamente si smorza nella lontananza e nell’oscurità (quarto movimento).

Wilhelm Peterson-Berger: Sinfonia n.3 in fa minore Same Ätnam (Lapponia) (1915) I. Immagini antiche. Allegro moderato II. Sera d’inverno. Moderato III. Notte d’estate. Tranquillo IV. Sogni futuri. Moderato

Norrköping Symphony Orchestra, dir. Michail Jurowski @cpo @ André Cupone Gatti

Ho trovato anche questa particolarissima raccolta di ninna-nanne, ma non sono riuscito a ricostruirne con precisione la genesi. I Gullebarns vaggsånger sono 5 Lieder per voce e pianoforte composti nel 1913, ma qui ho una versione orchestrale completamente rielaborata, con testi diversi, che corrisponde solo molto vagamente allo spartito originale. Non so quand’è stata composta questa seconda versione. Alcune di queste ninna-nanne (se davvero di ninna-nanne si tratta) sono talmente cupe da far pensare a Mousorgskij…

Wilhelm Peterson: Gullebarns vaggsånger (1913-?)

Anne-Sofie von Otter, Swedish Radio Symphony Orchestra, dir. Siegfried Köhler

L’atteggiamento “nordico” permane anche di fronte a paesaggi mediterranei, come accade in questo brano per pianoforte dalla suite Italiana.

Wilhelm Peterson Berger: Villa d’Este, da Italiana (1922)

Olof Höjer

Il brano però senza dubbio più famoso di Peterson-Berger, tanto famoso da essere conosciuto in Svezia anche da chi di musica classica non conosce nulla, è questa semplice melodia del Canto d’estate dal primo album dei Frösöblomster (Fiori di Frösön).

Wilhelm Peterson-Berger: Sommarsång (Frösöblomster I, n.2, 1896)

La particolarità di questa raccolta è che si tratta di pezzi facili, eseguibili anche da dilettanti – eppure comunque musicalmente intensi. Chiudo con un altro brano della prima raccolta dal sapore vagamente Jugendstil (caso raro in Peterson-Berger), Alle rose.

Wilhelm Peterson Berger: Till rosorno (Frösöblomster I, n.2, 1896)