Calendario dei compositori – giorno 56

25 febbraio: Otakar Ostrčil (1879-1935)

OTAKAR OSTRČIL nasce il 25 febbraio 1879 a Praga, ed è stato nei suoi ruoli di compositore e direttore d’orchestra una figura centrale per la vita musicale cèca dei primi decenni del Novecento. Dopo aver studiato contemporaneamente filologia moderna e composizione, quest’ultima con Zdeněk Fibich, uno dei principali operisti cèchi, già a 18 Ostrcil compone un’opera, Jan Zhořelecký (1898 – il titolo vorrebbe dire Giovanni di Görlitz), che però non è stata mai eseguita – il fatto però che egli abbia cominciato da subito con un’opera lascia intendere che egli si considerasse principalmente un talento drammatico, più che un sinfonista, e ciò lo si deve anche alla sua ammirazione per Smetana e alla sua vicinanza con Fibich. Per il resto la vita di Ostrčil scorre relativamente tranquilla: egli resta sempre a Praga, dove ricopre molteplici ruoli: insegnante (dapprima di filologia e linguistica, poi di composizione), compositore, direttore d’orchestra e direttore di due dei principali teatri della città, dapprima quello di Vinhorady e poi dal 1920 il Teatro Nazionale. Ha portato una ventata di modernità nell’ambiente culturale praghese, restando musicalmente sempre coerente ai suoi principi e sviluppando il suo stile da un tardo romanticismo a una sorta di nuova oggettività, e facendo eseguire per la prima volta a Praga importanti lavori di Debussy, Stravinsky, Strauss, Milhaud e soprattutto il Wozzeck nel 1926, scontrandosi a più riprese coi conservatori, che lo accusavano di essere un filocomunista traditore della patria, anche per la sua stretta amicizia col musicologo Zdeněk Nejedlý, che era appunto membro del Partito Comunista. La generazione dei giovani compositori modernisti, tra cui l’allievo di Schreker Alois Hába, compositore di musica microtonale, trovava in lui un importantissimo punto di riferimento, e ricevette un durissimo colpo dalla sua morte prematura.

Il pezzo che mi ha fatto innamorare di Ostrčil è la cantata del 1913 Legenda o sv. Zit (La leggenda di Santa Zita) le cui prime battute suonano inconfondibilmente mahleriane, per poi immergersi in un’atmosfera variopinta e tesa nella quale risuonano qua e là echi bartokiani o improvvise anticipazioni di uno stile molto più angoloso alla Shostakovich. L’insieme è altamente originale. Purtroppo non possiedo il CD e non ho trovato il testo online, quindi non ho idea di cosa succeda…

Otakar Ostrčil: Legenda o sv. Zit op.17 (1913), cantata per tenore, coro e orchestra

@Supraphon @Various Artists – Topic

L’inizio della carriera di Ostrčil avviene in tutt’altro stile: la sua op.1, un poema sinfonico del 1897, mischia quello che si potrebbe definire un classico stile cèco, con forti reminiscenze di Dvořák e Smetana, a intrusioni wagneriane (a loro volta tutt’altro che estranee allo stile dei due nominati), soprattutto dal Lohengrin, che sembra quasi citato alla lettera.

Otakar Ostrčil: Selská Slavnost (Festa paesana) op.1 (1897)

Státní filharmonie Brno , dir. Jiří Waldhans

Ho la fortuna di avere un pezzo di un’opera di Ostrčil del 1908, Kunálovy oči (Gli occhi di Kulan), tratta da un racconto dello scrittore Julius Zeyer (che si dice fosse omosessuale). Non ho idea di quale sia l’azione del dramma. Credo che i 40 minuti in mio possesso siano il finale. Lo stile musicale colorato, pieno, rigoglioso, con reminiscenze straussiane, è tipico di quegli anni e comunque decisamente moderno per l’epoca.

Otakar Ostrčil: Kunálovy oči op.11 (1908) – finale

Praga 1970

Le monumentali Variazioni per orchestra op.24 “Calvario” del 1928 sono un buon esempio del passaggio a uno stile molto più angoloso e dissonante, che però non abbandona le sue radici romantiche – nello stesso periodo in cui anche Schreker compiva il medesimo passaggio con Der singende Teufel.

Otakar Ostrčil: Křížova cesta (La via della Croce), variazioni per grande orchestra op.24 (1928) 1. Il Figlio dell’Uomo è condannato a morte. Grave 2. Egli prende la Croce. Poco andante, quasi marcia funebre 3. Egli incontra sua madre. Molto adagio-poco più mosso 4. Simone Lo aiuta a portare la croce. Poco con moto 5. Veronica Gli offre le sue vesti. Adagio 6. Egli cade per la seconda volta sotto il peso della croce. Allegro non troppo 8. “Non piangete per me”. Moderato assai 9. Egli cade sotto il peso della croce per la terza volta. Allegro 10. Egli viene portato sul Golgota. Molto lento 11. Egli viene crocifisso. A tempo sostenuto 12. Egli muore sulla croce. Lento-Agitato 13. Deposizione. Lento 14. Egli viene posto nella tomba. Largo

Česká filharmonie , dir Vaclav Neumann @ Rique Borges

Chiudo con un brevissimo esempio dalla sua ultima opera, giusto per dare un’idea di quanto si era evoluto il suo stile. Anche in questo caso non ho purtroppo alcuna idea di cosa succeda sulla scena.

Otakar Ostrčil: Honzovo království (Il regno di Jack) op.25 (1934) 

@Supraphon @ Various Artists – Topic