Calendario dei compositori – giorno 54

23 febbraio: Lejaren Hiller (1924-1994)

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LEJAREN ARTHUR HILLER nasce a New York il 23 febbraio 1924 ed è un compositore sui generis, essendo stato per metà della vita un chimico e poi un pioniere della computer music. Pur avendo studiato in realtà musica fin da giovane, non ha mai mostrato doti tali da essere sicuro che quella fosse la sua strada. Una serie di coincidenze lo portò a studiare a Princeton, dove insegnavano Roger Sessions e il suo allievo Milton Babbitt, uno dei principali rappresentanti della musica seriale negli Stati Uniti, nonché amico di Luigi Dallapiccola. L’insicurezza del giovane Hiller divenne evidente quando, nel 1945, Sessions si trasferì all’Univeristà di Berkely, proponendo a Hiller di andare a studiare con altri insegnanti, tra i quali furono fatti i nomi anche di Milhaud e Křenek, mentre la scelta di Hiller fu quella di dedicarsi piuttosto alla chimica. Non abbandonò però il rapporto con la musica e, mentre lavorava in ricerche sulla chimica, componeva anche pezzi di musica da camera, tra i quali i suoi primi due Quartetti. La svolta avvenne quando, nel 1952, Hiller si trasferì all’Università dell’Illinois come ricercatore, continuando contemporaneamente anche là la sua formazione musicale. Trovandosi, durante le sue ricerche, a dover utilizzare il computer ILLIAC I (ILLinois Automatic Computer), stabilì delle analogie tra i processi aleatori utilizzati dal computer e il procedimento compositivo, e decise di combinare le due cose sostanzialmente lasciando comporre un Quartetto direttamente dal computer, esperimento dal quale nacque il suo Quartetto n.4 Illiac Suite, il primo pezzo di computer-music mai scritto. Qui, come in alcuni dei successivi lavori di Hiller, bisogna prestare particolare attenzione, dato che la mancanza di un fine estetico situa queste opere in una zona di confine. Come lo stesso Hiller afferma: “objective in composing music by means of computer programming is not the immediate realization of an aesthetic unity, but the providing and evaluating of techniques whereby this goal can eventually be realized”. Ad ogni modo, conseguenza dell’impatto della Illiac Suite fu che Hiller cominciò a essere considerato davvero un compositore, e fondò, sempre all’interno dell’Università dell’Illinois, l’Experimental Music Studio, per sviluppare in maniera sistematica le possibilità della computer-music. Hiller, che aveva una moglie attrice, approfittò dell’EMS per produrre anche particolari musiche di scena per i lavori in cui recitava lei, come per esempio Blue is the Antecendent of It (1959). Hiller cominciò quindi a dedicarsi a tempo pieno alla musica, abbandonando la chimica e allargando il campo degli esperimenti, con per esempio brani per strumenti in cui la struttura ritmica e la tonalità erano fissati, ma le altezze venivano determinate casualmente dal computer (The Flying Lesson, musica di scena per uno spettacolo tratto da Gli uccelli di Aristofane, nel quale la moglie di Hiller lavorava come assistente). Si cercò poi di ripetere l’esperimento della Illiac Suite su scala più larga con la Computer Cantata, per soprano, ensemble e nastro (1963), nella quale persino il testo cantato viene scomposto e ricomposto dal computer, assemblando casualmente una serie di fonemi tratti da una rivista e generando così una sorta di non-testo. Un’autore del genere non poteva non attirare l’attenzione di John Cage, che difatti propose a Hiller nel 1968 una collaborazione per una sorta di opera-flusso di 5 ore, HPSCHD (che sarebbe harpsicord), per clavicembalo, suoni generati dal computer, proiezioni e immagini proiettate dal vivo, in un’orgia multimediale considerata da chi l’ha vissuta come lo spettacolo musicale più selvaggio, ampio e rumoroso del XX secolo… Sempre nel 1968 Hiller ottenne una cattedra di composizione all’Università di Buffalo, vicino a New York, dove diresse anche il Center of Creative and Performing Arts e dove fondò poi un altro Experimental Studio, sviluppando un software per la composizione chiamato Phrase, col quale compose Algorithms II per 9 strumenti e nastro. Nel 1976 si lancia su un nuovo progetto multimediale, stavolta in completa autonomia; Midnight Carnival for an Urban Environment, per 43 nastri magnetici, diffusi da altoparlanti sparsi per tutta la città nel giro di 4 ore. La versione “ridotta” si chiama Electronic Sonata e dura “solo” 53 minuti… Molto interessante trovo il modo in cui applica le teorie informatiche anche all’analisi musicale, per cui, per esempio, il moltiplicarsi delle possibilità crea un disturbo che accresce la tensione, mentre la risoluzione riporta tutto in una situazione più organizzata e statica. Hiller applica il concetto anche alla musica seriale – e infatti il concetto sopra riportato fa parte di un’analisi della Sinfonia op.21 di Webern. Quasi per paradosso, proprio una mente così matematica fu colpita dall’Alzheimer, cosa che lo costrinse ad abbandonare gradualmente la carriera di compositore.

Prima di procurarvi uno shock con gli altri esempi, apro col pezzo che più di tutti mi ha convinto a inserire Hiller nel mio calendario : An Avalanche, un pezzo in tutto e per tutto degno di Cage e con alcuni tratti alla Berio.

Lejaren Hiller: An Avalanche For Pitchman, Prima-Donna, Player Piano, Percussionist, And Pre-Recorder Playback (1968)

@John Smith

Il Quartetto n.4 Illiac Suite, pur essendo esteticamente discutibile, è storicamente rilevante. Nei quattro movimenti vengono condotti quattro esperimenti, sostanzialmente partendo sempre dallo stesso materiale di base: il primo movimento è sulla generazione di un cantus firmus, il secondo su segmenti a quattro voci con variabilità dei ruoli, il terzo ha al suo centro ritmo e dinamica e il quarto si basa sulle probabilità stocastiche di generare un linguaggio. Nonostante tutto c’è però una sorta di alternarsi di ordine e disordine che rende il lavoro formalmente non del tutto scritto a casaccio.

Lejaren Hiller: Quartetto n.4 Illiac Suite (1952)

@petrjo

Giusto come contrappeso, ecco invece un quartetto “normale” di Lejaren Hiller.

Lejaren Hiller: Quartetto n.6 (1973) I. Arrabbiato II. Tranquillo III. Vivace

Concord String Quartet @ LHB

Interessante comunque il modo in cui Hiller cerca di sviluppare la computer music in senso artistico. Qui, a mo’ di esempio, la Computer Cantata per soprano, suoni generati elettronicamente e strumenti – un pezzo che ci parla di un’epocache appartiene ormai all’archeologia della storia della musica, in cui l’idea di una musica futuristica andava ancora di moda.

Lejaren Hiller: Computer Cantata (1963)

@TheWelleszCompany

Sempre nell’ambito della computer.music. ma col più avanzato software Pgrase, ecco un pezzo per strumenti, la cui partitura però è stata generata via software – e suona abbastanza come un’improvvisazione.

Lejaren Hiller: Persiflage per flauto, oboe e percussioni (1977)

@ alex di nunzio

Chiudo con un estratto dal mostruoso HPSCHD, pezzo che senza dubbio andrò a vedere non appena capiterà l’occasione.

Lejaren Hiller/ John Cage: HPSCHD (1969) – estratto

@ Tomasz Berezinski