Calendario dei compositori – giorno 52

21 febbraio: Léo Delibes (1836-1891)

@BNF Gallica

CLÉMENT PHILIBERT LÉO DELIBES nasce il 21 febbraio a Saint-Germain-du-Val, che è un minuscolo paesino tra Les Mans e Angers, e, pur essendo stato uno dei principali operisti francesi della seconda metà dell’Ottocento, succede a lui la stessa cosa che capita alla maggior parte dei compositori francesi, ovvero che le sue opere sono per la maggior parte dimenticate e non solo escluse dalla comune programmazione teatrale, ma neppure registrate, mentre tre suoi lavori (l’opera Lakmé e i balletti Coppelia e Sylvia) vengono rappresentate in continuazione. Per fare un confronto (perché continuo ad avere l’impressione che una cosa simile succeda solo in Francia), anche del nostro Leoncavallo si rappresenta oggi una sola opera, Pagliacci – eppure, con la sola esclusione di Maia, si trovano registrazioni di tutte le altre, e io stesso ho visto in teatro l’ultimo suo lavoro, forse spurio, Edipo Re. Invece dei 19 lavori teatrali di Delibes, tra opéras comiques opere farse ed escludendo i lavori perduti, incompiuti e le collaborazioni, ne ho trovati (e con fatica) solo 7, neanche la metà. Giusto per dire. Comunque, tornando alla biografia, nel caso di Delibes salta all’occhio un’altra caratteristica tipica delle biografie di compositori, ovvero l’ansia degli storici di collegare le doti musicali di un compositore alla sua famiglia. Siccome il padre di Delibes era un postino, ecco che che ci si affanna a specificare che sua madre era una musicista dilettante, ma figlia di un controtenore che aveva cantato nella Cappella Imperiale di Napoleone e sorellastra di un organista. A me sembra tutto un po’ assurdo. soprattutto perché dietro a questi discorsi cova un pregiudizio, che ben si ritrova poi nel saggio di Adorno su Schreker: siccome nella famiglia di Schreker non c’erano musicisti e suo padre era un fotografo, ecco che la musica di Schreker è priva di basi e improntata più alla fotografia che alla composizione (!). Quest’idea che l’ambiente culturale familiare possa formare le doti di una persona è stata ampiamente smentita dalla storia stessa in svariate occasioni – una su tutte, il fatto che il figlio dell’Imperatore-filosofo Marco Aurelio era Commodo… Siccome il padre postino muore precocemente, il giovane Léo viene mandato a vivere con lo zio organista, che lo avvia allo studio della musica. A quanto pare Delibes mostra particolari doti, perché già nel 1848 lo troviamo al Conservatorio di Parigi, e dal 1856 s’impone già all’attenzione con alcune opéras comiques. Non mi è chiaro se le prime due, oggi perdute, siano state rappresentate all’epoca. La prima di cui si ha notizia ha un che di così paradossale, con la sua definizione di “asphixie lyrique”, che morirei dalla voglia di sentirla… Comunque la seconda di queste “operette” (con le definizioni dell’epoca bisogna sempre andarci piano), Deux Vieilles gardes (1856), è una delle poche di cui esiste una registrazione. Fino al 1870 Delibes compone almeno un lavoro all’anno. Nel 1866 il lavoro composto non è però né un’operetta né un’opéra comique, bensì una collaborazione con Léon Minkus (più tardi famoso per La Bayadère, 1877) nel balletto La Source. Le parti composte da Delibes suscitano molta attenzione nell’ambiente, e così gli viene immediatamente commissionato un balletto tutto suo, Coppélia, ou La Fille aux yeux d’émail (1870), che ha come soggetto la famosa bambola che il dottor Coppelius, ne L’uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann, presenta come sua figlia. Il balletto fu un trionfo, e resta uno di quei tre lavori di Delibes che vengono rappresentati regolarmente ancora oggi. Segue d’improvviso un anno di pausa, per scoprire la ragione del quale servirebbe una biografia dettagliata. Certo è che Delibes soffriva di una salute molto cagionevole già all’epoca. Seguono, nel 1873, Fleur-de-Lys, un lavoro misterioso, su cui non ho trovato alcun dettaglio, ma che fu rappresentato a Londra, e l’ultima opéra comiques di Delibes, Le Roi l’a dit (anch’essa registrata). Qualche hanno dopo egli torna sulle scene col suo ultimo balletto, Sylvia ou La Nymphe de Diane (1876), che, come d’altronde anche Coppélia, suscita l’ammirazione di Ciaikovsky. Delibes però si prepara nel frattempo al grande salto, ma lo fa in modo graduale, con Jean de Nivelle (1880), una sorta d’incrocio tra opéra comique e grand opéra. Il lavoro ha un grande successo e viene esportato in tutta Europa, salvo scomparire completamente dalle scene dopo il 1908 (sarebbe magari anche l’ora di riprenderlo…). La coronazione di tutto il suo lavoro arriva con Lakmé (1883), che comunque ebbe anch’essa il suo battesimo all’Opéra-Comique di Parigi, pur non conservando pressoché nulla di una vera opéra comique… Delibes si mette al lavoro su un altro soggetto di tipo orientalistico, Kassya, stavolta virando espressamente sul genere del drame lyrique, ma muore prima di completare l’opera, che viene terminata da Massenet e rappresentata nel 1893, due anni dopo la morte di Delibes.

Comincio coi video di lavori interi.

Léo Delibes: Lakmé (1883)

Opera Australia 2011 @Maks Ilyu

Ma per chi avesse fretta e volesse andare direttamente ai due pezzi più celebri dell’opera, li posto separatamente. Essendo la cosiddetta Aria delle campanelle una delle vette del repertorio belcantistico, ho pensato di mettere a confronto un paio d’interpretazioni., cominciando da quella che per me resta la perfezione assoluta (dal punto di vista tecnico, perché per quanto riguarda la lingua meglio lasciar stare), ovvero Joan Sutherland, e finendo col paradossale caso della Foster-Jenkins, “cantante” sulla quale è stato fatto di recente anche un film… e nel mezzo un paio di altre interpretazioni antiche e moderne che lasciano senza fiato.

Léo Delibes: da Lakmé: Scène et légende de la fille du paria (Aria delle campanelle)

Joan Sutherland, dir. Francesco Molinari-Pradelli @ liederoperagreats
Amelita Galli-Curci
Mady Mesplé
Nathalie Dessay
Florence Foster-Jenkins

Léo Delibes: da Lakmé: Duetto dei fiori (avviso: video tremendamente kitsch, ma interpreti straordinarie e grande direttore)

Nadine Sierra & Anita Rachvelishvili, dir Vakery Gergiev @ Luki 8855

Léo Delibes: Coppélia ou La Fille aux yeux d’émail (1870)

Grande Balletto Classico di Mosca @1199tomtom

Data la non eccellente esecuzione musicale nel video precedente, raddoppio con la Suite dal balletto, suonata e diretta appena appena meglio…

Léo Delibes: Coppelia Suite dal balletto

Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan

L’inizio del balletto Sylvia richiama subito alla mente scene wagneriane, ma il tono è tutto diverso, e raffigura bene l’affermazione di Delibes, che s’inserisce nel contesto del wagnerismo francese del suo tempo, secondo la quale si può amare Wagner ed essergli grati per le emozioni che ha procurato, senza però necessariamente doverlo imitare.

Léo Delibes: Sylvia ou La Nymphe de Diane (1876)

Opéra Nationale de Paris, coreografia di John Neumeier @Volodimir Balyk

Mi piace inserire qui anche due estratti da una delle prime opéras comiques, che già dal titolo suona parecchio assurda: L’Omelette à la Follembuche. Non ho purtroppo idea di che cosa succeda, perché tanto nella registrazione quanto nello spartito che si trova su imslp mancano i dialoghi. Nella Romance Bertha dichiara al suo cavaliere che, siccome “mentire è il più nero dei vizi”, lei gli dirà in tutta franchezza che se dicesse che l’ama e lo trova bello mentirebbe e che lo sposa solo perché obbligata (tipico capovolgimento comico di una situazione seria), nella Ronde de l’omelette si sta preparando appunto una omelette, che, essendo destinata al Re, non può essere di volgari uova di gallina o condita con normali erbette, ma dovrebbe essere di uova “di fagiano, di pellicano, di pavone, di cormorano o d’elefante” (!) e condita con gigli, rose e cactus… Giustamente tutti intonano che questa è l’omelette alla “folle folle folle follembuche”. Chissà come va a finire questa storia…

Lèo Delibes: L’Omelette à la Follembuche (1859) n.3. Romance; n.5 Ronde de l’omelette

Christiane Jacquin (Berthe), Lina Dachary (Baronne de Follembuche), Jean Mollien (Givrac), René Lenoty (Criqueboeuf), Micael Pieri (Pertusian), ORTF, dir. Jean Brebion

Molto innovativo è uno degli ultimi lavori del Maestro, ovvero le musiche di scena per Le Roi s’amuse (1882) di Victor Hugo, stessa pièce da cui è stato tratto il Rigoletto. Tra i pezzi c’è una Suite di danze in stile antico che si accosta molto da vicino a quello che faceva Saint-Saëns in quegli anni in Étienne Marcel (1879), Henry VIII (1883) e soprattutto Ascanio (1890) – che poi è anche quello che faranno dopo anche Respighi e Britten, per citarne solo due.

Léo Delibes: Airs de danse en style ancienda Le Roi s’amuse (1882) I. Gaillarde II. Pavane: “Belle qui tiens ma vie” III. Scène du buquet IV. Lesquarcade V. Madrigale VI. Passepied VII. Final

The Royal Philharmonic Orchestra, dir. Sir Thomas Beecham

Qualcosa di simile era comparso anche nell’ ultima opéra comique di Delibes, Le Roi l’a dit, che si svolge ai tempi di Luigi XIV. A un certo punto c’è una lezione di musica in cui le quattro fanciulle devono cantare un coro dalla nuova opera del Maestro, la scena di Oreste con le Eumenidi. Le ragazze hanno ricevuto dei bigliettini amorosi e sanno che i loro amanti a mezzogiorno passeranno di là, quindi cantano accostate alla finestra, ma il maestro di canto vede arrivare i due giovani e la fa chiudere. Da fuori si ode comunque la serenata dei giovani, alla quale si uniscono le fanciulle, cambiando completamente tono. Alla fine il maestro cede: purché vadano a tempo, va sempre bene. I giovani entrano dalla finestra e concludono la serenata con le ragazze – ma ecco che arriva la Marchesa,e i giovani non fanno più in tempo a fuggire. Si nascondono allora dietro alle ragazze, che riprendono in fortissimo la scena di Oreste, e cercano di mischiarsi al canto e di sgattaiolare via, ma la Marchesa sembra aver notato qualcosa.

Léo Delibes: Le Roi l’a dit (1873) – “Monstres aux fauves prunelles”

Jeannette Levasseur, Nicole Broissin, Geneviève Aurel, Huguette Hennetier, Gaston Rey, Josoph Peyron, Camille Maurane, Deva Dassy, Orchestre Radio Lyrique, dir. Jules Gressier

Tornando in tema di orientalismo, in questo caso spagnioleggiante, un altro pezzo amato dai belcantisti è Les Filles de Cadix, su un testo postumo di Alfred de Musset.

Léo Delibes: Les Filles de Cadix (1874)

Nathalie Dessay

E, continuando con gli orientalismi, concludo con tre brani dall’ultima opera, Kassya, che si svolge nei Carpazi e quindi ha un’atmosfera tutta particolare.

Léo Delibes: Kassya (1891): Preludio – Inizio Atto I – Trepak

London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge @ Various Artists – Topic
Orchestre National Montpellier Occitaine, dir. Michael Schønwand t
Slovak Philharmonic Orchestra @naxosorchestral