Calendario dei compositori – giorno 50

19 febbraio: Luigi Boccherini (1743-1805)

Boccherini (si suppone) dipinto da Goza nel quadro La famiglia dell’Infante Don Luis, 1783

LUIGI BOCCHERINI nasce il 19 febbraio 1743 a Lucca, ed è uno dei massimi rappresentati della musica da camera del tardo Settecento. Parallelamente a Haydn, ma in modo del tutto indipendente, inventò il genere del Quartetto d’archi e sviluppo quello della Sinfonia. Virtuoso del violoncello, compose ben 12 Concerti per questo strumento (una rarità) e compose anche per molte formazioni da camera inusuali: Quartetto con chitarra, Quintetto d’archi (con raddoppio del violoncello – un genere che praticamente muore con lui), Quintetto con pianoforte, Quintetto con flauto e violoncello concertante, Sestetto d’archi, Sestetto con flauto ecc. Oltre a questo, la sua storia s’intreccia con quella di molti altri personaggi già incontrati in questo calendario, e di altri che incontreremo. Il padre, che era violoncellista, suonava per esempio nella Cappella Palatina, dove più tardi suonò anche Luigi, e il cui direttore era Giacomo Puccini senior, che s’interessò della carriera del giovane violoncellista. Boccherini, dopo aver studiato violoncello con suo padre da quando aveva cinque anni, si era perfezionato a Roma col celebre violoncellista Giovanni Battista Costanzi, col quale aveva studiato anche composizione sulle partiture di Palestrina e di Corelli. Tutti i fratelli e sorelle di Boccherini erano attivi nel campo della musica: il suo fratello maggiore Giovanni Gastone scrisse anche libretti per Salieri, Paisiello e Haydn; un nipote di Boccherini, Salvatore Viganò, fu il coreografo del balletto Les Créatures de Prométhée di Beethoven. Tra il 1757 e il 1761 la famiglia Boccherini si trova a Vienna, dove hanno diversi ingaggi come esecutori e dove nel 1760 Boccherini compone la sua op.1, i Sei Trietti per Due Violini et Basso, che suscitano l’attenzione di Gluck. Nel 1761 Boccherini compone alcuni dei primi Quartetti d’archi della storia della musica, nella loro formazione moderna, ovvero due violini, viola e violoncello. Come ensemble il quartetto esisteva già da prima, ma in altre formazioni: per esempio nel Rinascimento erano usuali quartetti di quattro viole (lo so soprattutto perché me ne sono trovato uno nell’opera del 1918 a ambientazione rinascimentale di Hermman Noetzel Meister Guido, che è tra quelle su cui sto scrivendo la tesi di dottorato). Sembra che, nonostante le possibilità di carriera che gli si aprivano a Vienna, Boccherini sentisse nostalgia della città natale, tanto che nel 1764 vi fece ritorno, accettando l’incarico di violoncellista nella Cappella Palatina – incarico che però, come si rese conto subito, non si confaceva più alla sua statura di musicista, tanto che lo abbandona dopo appena quattro mesi. Segue un periodo irrequieto di viaggi e ritorni, durante il quale Boccherini fonda anche il primo quartetto stabile della storia, il Quartetto Toscano, col quale si esibisce in nord Italia. Nel frattempo la sua fama di compositore si espande in tutta Europa, i suoi pezzi vengono stampati senza autorizzazione e talvolta addirittura falsificati, come per esempio una Premiere Symphonie […] del Signore Bouqueriny (1768), che in realtà sarebbe di un certo Herman-François Delange. Dopo aver formato un duo con l’amico Filippo Manfredi, Boccherini, i due si mettono in viaggio per l’Europa, con l’intenzione di andare a Londra, dove altri compositori italiani, tra cui Francesco Geminiani, avevano fatto carriera. Nel viaggio fanno tappa a Parigi, dove si fermano sei mesi e dove incontrano la pianista e compositrice Anne-Louise Brillon de Jouy, per la quale Bocchereni compose diversi pezzi, tra i quali il suo unico Concerto per pianoforte, ma soprattutto le Sei Sonate con pianoforte op.5 (1768), che consacrarono la sua fama come compositore. A Parigi il duo Boccherini-Manfredi fu contattato dall’ambasciatore spagnolo, che promise loro un posto stabile sotto il fratello del Re di Spagna, Don Luis di Borbone. I due vanno alla volta di Madrid, dove Boccherini conosce la cantante romana Clementina Pelliccia (e dove, tra parentesi, lui, sua sorella e Clementina incontrano anche Casanova), che diventerà sua moglie l’anno dopo. Boccherini entra al servizio di Don Luis nel 1770, mentre Manfredi torna in Italia nel 1772. Nell’entourage di Don Luis il compositore ha la fortuna d’incontrare un quartetto d’archi, composto dal violista Francisco Font e dai suoi tre figli, ai quali egli si aggiunse come violoncello aggiunto, componendo per la formazione i suoi Quintetti d’archi, oltre a numerosi quartetti. Un aneddoto famoso racconta che una volta Don Luis fece portò Boccherini da suo nipote Carlo, futuro Re di Spagna come Carlo IV, ma al tempo Principe d’Asturia, per far conoscere al nipote uno dei nuovi quintetti del compositore. Il principe, che faceva il primo violino, comincia a suonare la sua parte e si trova d’improvviso di fronte a una mezza pagina in cui tutto quello che deve fare è suonare in continuazione solo le due note do e si. Estremamente irritato, smette di suonare e protesta che è miserabile, una cosa che potrebbe fare persino un principiante, al che Boccherini gli risponde che quel passaggio perde tutta la sua monotonia nel momento in cui si presta orecchi al modo in cui gli altri strumenti si mischiano alla conversazione, il secondo violino e la viola col loro pizzicato e il violoncello con la sua frase. Mentre il principe, tutt’altro che convinto, riprende a suonare, Boccherini aggiunge:”Sire, prima di esprimere un giudizio del genere, bisognerebbe intendersene un pochino”, facendolo ovviamente andare su tutte le furie, tanto che si dice che abbia afferrato Boccherini per la giacca sospendendolo fuori dalla finestra. Nel 1776 Don Luis però diventa persona non grata a corte in seguito al suo matrimonio morganatico con Maria Teresa de Vallabriga, 32 anni più giovane di lui. Don Luis si trasferisce ad Arenas de San Pedro, una piccola località vicino ad Avila. Boccherini si trova quindi per sette anni isolato e lontano da tutto, un po’ come Haydn a Esterháza – e, a causa delle ridotte disponibilità, compone quasi solo musica da camera. Proprio Haydn scrive in quel periodo due lettere a Boccherini, cercando di contattarlo tramite il loro comune editore a Vienna, il quale era in contatto con un impiegato della cancelleria dell’ambasciatore imperiale a Madrid. Boccherini, che non era a Madrid, non ricevette nessuna delle due lettere. Ad Arena de San Pedro Boccherini conosce Goya, invitato da Don Luis per dipingere una serie di ritratti di famiglia. Proprio in uno di questi, La famiglia dell’Infante Don Luis di Borbone, del 1784, appare un personaggio alto e slanciato, che guarda l’Infante che gioca a carte, e che potrebbe essere identificato col musicista di corte Boccherini. L’anno dopo muoiono tanto la moglie di Boccherini quanto il suo mecenate Don Luis, ma il compositore resta comunque stipendiato dal Re Carlo III e decide quindi di tornare a Madrid. Qui viene nominato compositore di corte a distanza da Federico Guglielmo II, futuro Re di Prussia, lo stesso , qualche anno dopo, Mozart cerca invano d’ingraziarsi con i Quartetti Prussiani. Il fatto che il Re fosse da anni appassionato al genere del Quartetto proprio per via di Boccherini rende forse più comprensibile il motivo per cui le cose con Mozart non andarono in porto. Nello stesso tempo Boccherini è però anche al servizio a Madrid della Duchessa Maria Josefa de Buonavente-Ostuna, che dispone di una piccola orchestra e gli commissiona l’unico lavoro teatrale da lui composto, la zarzuela La Clementina (1787). Il nuovo periodo di fortuna e gloria termina nel 1798, quando Boccherini perde ambedue i suoi mecenati: Federico Guglielmo II muore nel 1797 e il successore, Federico Guglielmo III, non rinnova l’incarico; la Duchessa di Ostuna lascia Madrid per seguire il marito nei suoi nuovi incarichi. Boccherini cerca di finanziarsi vendendo le sue opere a diversi editori, tra cui Pleyel, ma finisce col litigarci. Boccherini si rivolge allora alla nuova Repubblica Francese, dedicando “alla Nazione Francese” i Sei Quintetti con pianoforte op.57 (1799). Soffrendo di notevoli problemi economici, tanto da ridursi a vivere in una sola stanza con moglie e figli, Boccherini si adopera per cercare nuove risorse, e ottiene infine da Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone , e ambasciatore francese in Spagna, una pensione che gli permette di tirare avanti. Le cose precipitano però dopo la partenza del Bonaparte da Madrid, con la morte nel giro di pochi anni della seconda moglie e di quattro figlie e con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Ancora nel 1804 Boccherini comincia una serie di Sei Quartetti composti espressamente per il cittadino Luciano Bonaparte op.64, cercando evidentemente l’appoggio di un nuovo mecenate (anche se Luciano Bonaparte non s’interessava minimamente di musica), ma ne compone per intero solo uno, più il primo movimento di un secondo. Boccherini muore di tubercolosi a Madrid nel 1805. Nel 1927 i suoi resti vengono riportati a Lucca. La sua tomba, con targa onorifica in stile fascista, si trova nella ex Basilica di San Francesco, accanto a quella di Geminiani.

Lucca – Basilica di San Francesco

Di fronte a un repertorio così vasto e a me pressoché completamente ignoto la scelta degli esempi musicali si limiterà pressoché esclusivamente alle opere più famose, ma ci sono sicuramente molte altre gemme che meritano di essere scoperte in questo mare di musica.

A quanto ho letto, da qualche parte in una Sonata per violoncello Boccherini avrebbe fatto un omaggio espresso a Corelli – ma, in mancanza di dati più precisi, non sono riuscito a localizzare il brano.

Il pezzo più famoso in di Boccherini, e uno dei più conosciuti in assoluto di tutta la musica classica, è comunque il Minuetto del suo Quintetto op.11 n.5, la quintessenza dello stile galante – un pezzo che valse più tardi a Boccherini il titolo dispregiativo di “moglie di Haydn”.

Luigi Boccherini: Quintetto in mi maggiore op.11 n.5 (1771) I. Amoroso II. Allegro e con spirito III. Minuetto: con un poco di moto IV. Rondeau: Andante

Isaac Stern, Cho-Liang Lin, Jaime Laredo, Yo Yo Ma

Anche il Quintetto immediatamente successivo nella serie è notevole. Il titolo “Uccelleria” deriva dal fatto che Boccherini nel primo movimento inserisce i versi dei diversi uccelli (quaglia, cuculo, usignolo ecc.) che Don Luis aveva nella sua voliera, mentre il secondo movimento rappresenta una scena di caccia. Questo Quintetto è notevole anche per l’utilizzo della forma ciclica (della quale Boccherini è un pioniere), col ritorno nella parte fonale della seconda sezione del primo movimento.

Luigi Boccherini: Quintetto in re maggiore op.11 n.6 “L’Uccelleria” (1771) I. Adagio-Allegro giusto II. Allegro, I pastori e li cacciatori III. Tempo di Minuetto IV. Allegro giusto

Quintetto Boccherini, Roma 1955

Notevole fu chiaramente l’influenza della musica spagnola nelle opere di Boccherini. Uno dei suoi pezzi più celebri, scritto durante l’esilio di Don Luis ad Arenas de San Pedro, è un terzo quintetto, che rievoca l’atmosfera della capitale lontana.

Luigi Boccherini: Quintetto in do maggiore op.30 n.6 “La musica notturna delle strade di Madrid” (1780) I. Ave Maria delle Parrocchie II. Il tamburo del quartier dei soldati III. Minuetto dei ciechi IV. Rosario V. Los Manolos (Passa calle) VI. Il primo violino imitando il tamburo VII. Ritirata

Jordi Savall, Le Concert des Nations @John Portman

La musica della “Ritirata notturna” Boccherini la riutilizza nel Quintetto con chitarra n.9 (1799) scritto per il Marchese Francisco de Borja de Riquer, e, nello stesso anno, nel suoi ultimo Quintetto con pianoforte, dedicato “alla Nazione Francese”.

Luigi Boccherini: Quintetto con pianoforte in do maggiore n.12 (1799) I. Allegretto lento II. Presto III. Variazioni sulla Ritirata notturna di Madrid IV. Polonese. Allegretto sostenuto

Ensemble Claviere @ oppie47

Nel 1975 Luciano Berio ha sovrapposto le quattro versioni della “Ritirata notturna” e le ha trascritte per orchestra.

Luigi Boccherini/ Luciano Berio: Ritirata notturna di Madrid (1975)

Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, dir. Riccardo Chailly @ Wellesz Theatre.

Restando in ambito spagnolo, un altro pezzo celebre è il Quintetto con chitarra “Fandango”, occupato per quasi metà della durata dalla celebre danza.

Luigi Boccherini: Quintetto con chitarra n.4 in re maggiore (1798) I. Pastorale II. Allegro maestoso III. Grave assai IV. Fandango

Eros Roselli, La Magnifica Comunità @winkle522000

Mi sembrava giusto, dopo aver incluso nel post su Mozart un movimento dall’ultimo dei Quartetti prussiani, fare un confronto con quello che Boccherini componeva nel medesimo periodo per il medesimo sovrano. La mia scelta è, per ragioni di tempo, del tutto casuale – ovvero ho scelto l’unico quartetto del 1790 che avesse un titolo.

Luigi Boccherini: Quartetto op.44 n.4 in sol maggiore “La Tiranna” (1790) I. Presto II. Tempo di Minuetto

Quartetto Italiano

Come accennato all’inizio, Boccherini è anche uno dei principali autori di Sinfonie del suo tempo. La sua Sinfonia più celebre, composta durante il soggiorno a Vienna, reca nel Finale un omaggio a Gluck, del quale riprende la musica del Finale del balletto Don Juan ou Le Festin de Pierre (1761), poi riutilizzata da Gluck come Danza delle Furie nella versione parigina dell’Orphée et Eurydice (1774). Si tratta, nella Sinfonia di Boccherini, di una Ciaccona che deve rappresentare l’Inferno – o almeno così dichiara lui, dato che nel pezzo non c’è niente che assomigli a una Ciaccona…

Luigi Boccherini: Sinfonia op.12 n.4 in re minore “La Casa del Diavolo” (1771) I. Andante sostenuto-Allegro assai II. Andantino con moto III. Andante sostenuto-Allegro assai, con moto

Leipziger Kammerorchester, dir. Morten Schuldt-Jensen

Chiudo con un lavoro vocale, ovvero con uno Stabat Mater che prosegue la serie cominciata su queste pagine con Pergolesi e proseguita con Poulenc e Refice. L’opera fu composta per l’officio di Las Arenas e doveva tener conto dei mezzi ristretti a disposizione. Nel 1800, nel periodo in cui tenta di trovare degli agganci in Francia, Boccherini ritorna sulla partitura, trascrivendola per orchestra, distribuendo la linea del canto su due soprani e un tenore e aggiungendovi un’ouverture presa da una sinfonia.

Luigi Boccherini: Stabat Mater (1781) – versione originale per soprano e quintetto d’archi

Agnèse Mellon, Ensemble 415, Chiara Banchini @Muzikay