Calendario dei compositori – giorno 48

17 febbraio: Arcangelo Corelli (1653-1713)

Corelli nel 1697 – ritratto di Hugh Howard

ARCANGELO CORELLI nasce il 17 febbraio 1653 a Fusignano, vicino a Ravenna, nell’allora Stato Pontificio, da una famiglia benestante. Studiò violino inizialmente a Faenza e Lugo, proseguendo gli studi dal 1670 a Bologna – cosa che gli fruttò poi a Roma il soprannome de “Il Bolognese”. nel 1675 si trovava già a Roma, dove si fece immediatamente un nome per le sue doti di violinista ed entrò subito in contatto con l’aristocrazia, stabilendosi nell’ambiente del mecenatismo locale. Al medesimo tempo cominciò a prestare servizio, sempre come violinista, nella chiesa di San Luigi dei Francesi. A Roma Corelli cominciò a studiare anche composizione e contrappunto con Matteo Simonelli, cantore della Cappella Papale, e dal 1677 cominciò a comporre. Proprio in quell’anno entrò in contatto con “la Regina”, ovvero Cristina di Svezia, che regina non era più, avendo abdicato nel 1654, tra le altre cose anche per potersi convertire alla fede cattolica. e che da sempre era protettrice delle arti e della filosofia – anche se si può dire che fosse stata lei a provocare la morte di Cartesio, avendolo costretto a venire a discutere con lei di filosofia alle cinque del mattino in pieno inverno in Svezia. Il poveraccio morì di polmonite poco più d’un mese dopo… Tra parentesi, la figura Comunque, Cristina non tardò ad “appropriarsi” del compositore, che nel 1681 le dedicò la sua prima opera stampata, le 12 Sonate da chiesa op.1 per due violini e continuo, divenute subito famose in tutta Europa. Due anni dopo, pur restando in stretto contatto con “la Regina”, Corelli si trovò un protettore ancora più potente, il cardinale Benedetto Pamphili, al quale dedicò nel 1685 le 12 Sonate da camera op.2. Tra gli eventi di quegli anni famoso è rimasto il grande concerto del 2 febbraio 1687, se ho capito bene organizzato da Cristina di Svezia, nel quale Corelli diresse 150 musici, eseguendo una cantata di Pasquini in onore di Giacomo II d’Inghilterra (primo monarca inglese cattolico dai tempi di Maria Stuart, nonché anche ultimo, essendo stato deposto l’anno successivo), per accogliere a Roma l’ambasciatore inglese Roger Palmer, che venne accompagnato dal pittore John Michael Wright. In quel periodo anche Francesco II d’Este cercò di attirare Corelli alla sua corte, ma il compositore rifiutò cortesemente l’offerta, dedicando però al duca le sue 12 Sonate da chiesa op.3 (1689). Cristina di Svezia morì nel 1689, mentre il cardinale Pamphili fu spedito nel 1690 a Bologna come Legato papale, ma Corelli trovò immediatamente nel cardinale Pietro Ottoboni, vicecancelliere del nuovo Papa Alessandro VIII, un nuovo mecenat. A lui Corelli dedicò le sue 12 Sonate da camera op.4 (1694), che probabilmente già prima della pubblicazione appartenevano al repertorio dell’Accademia fondata da Ottoboni. L’ultima raccolta pubblicata in vita da Corelli, le 12 Suonati a violino e violone o cimbalo (1700), la dedicò alla principessa Sophie Charlotte di Hannover, un’altra protettrice delle arti, che però Corelli non aveva mai incontrata personalmente. L’ultima di queste Sonate è la famosa La Follia. Dopo un breve soggiorno a Napoli, dove fu invitato dal Re, Corelli tornò a Roma, dove nel 1706 fu il primo compositore accolto nella letteraria Accademia dell’Arcadia, assieme ai suoi amici Berbardo Pasquini e Alessandro Scarlatti. Nel 1708 s’incontrò con Georg Friedrich Händel, che si trovava in Italia già dal 1706, e diresse la prima del suo oratorio La Resurrezione a Palazzo Bonelli. C’è un gustoso aneddoto sul rapporto tra i due: Corelli, pur essendo uno dei massimi violinisti del suo tempo, non usa mai nelle sue composizioni tutta l’estensione dello strumento e solo in rari casi arriva fino al mi5. Quando nell’Ouverture di Il Trionfo del Tempo e del Disinganno, composto da Händel per il cardinale Ottoboni, Corelli si trovò di fronte a un passaggio che toccava il la5, si rifiutò di suonarlo. Pare che allora Händel, di 32 anni più giovane di lui, gli abbia suonato il passaggio, con suo grande sdegno. Naturalmente fu Corelli a spuntarla, costringendo Händel a riscrivere l’Ouverture. Nel maggio 1708 Corelli ricevette dal principe elettore palatino Johann Wilhelm la commissione per un concerto da camera, ricevendo in cambio il titolo di marchese di Ladenburg. Dal 1709, a causa di problemi di salute, Corelli si ritirò a vita privata, dedicandosi interamente alla sua ultima opera, i 12 Concerti grossi op.6 (1714), dedicati al principe elettore. Non fece però in tempo a vederli stampati. Dopo la sua morte, nel 1713, il cardinale Ottoboni lo fece imbalsamare e seppellire nel Pantheon.

Corelli ha avuto un’influenza decisiva sulla musica del Settecento, tanto che la sua musica è stata studiata e rielaborata da molti altri compositori, tra cui Francesco Geminiani, Antonio Vivaldi, Baldassarre Galuppi, Georg Philipp Telemann, Georg Friedrich Händel e Johann Sebastian Bach – e posso aggiungere senza dubbio alla lista anche Pergolesi. Bach ha composto la Fuga in si minore BWV 579 (ca. 1710) dal tema del secondo movimento della Sonata n.4 dall’op.3, e Händel ha preso a modello i Concerti grossi di Corelli per i suoi Concerti grossi op.6

Corelli è uno dei pochi compositori, assieme per esempio a Duparc, Ducas, Varèse e Webern, dei quali è possibile ascoltare l’opera omnia nel giro di poche ore. Ciò deriva, nel caso di Corelli come in tutti gli altri casi citati, dall’alto livello qaulitativo che questi compositori si erano prefissati e, conseguentemente, dall’estrema selettività con cui essi sceglievano quali opere pubblicare, lasciando inediti o distruggendo molte altre opere.

Ho approfittato del fatto che su spotify si trovava l’opera completa per creare ancora una volta una playlist.

Qualche breve annotazione sui brani selezionati.

  • dall’op.1: n.4 I. Vivace (incisivo e fantasioso); n.8 I. Grave (ricorda abbastanza da vicino quello che sarà l’incipit dello Stabat Mater di Pergolesi); n.11 II. Allegro (particolare il motivo cromatico discendente);n.12 II. Largo e puntato (credo sia l’unico movimento in questo stile in tutta l’opera di Corelli).
  • dall’op.2: Sonata n.2 I. Allemanda, Adagio II. Corrente, Allegro III. Giga, Allegro (in questa Sonata compare per la prima volta il procedimento, utilizzato poi spesso da Corelli, di utilizzare lo stesso tema, ovviamente variato, per tutti i movimenti); n.12 Ciacona (movimento unico – un precedente della celebre Follia).
  • dall’op.3: n.5 II. Allegro (un piccolo gioiello, perfetto nelle sue piccole dimensioni); n.9 I. Grave (uno dei tanti esempi dell’uso espressivo delle dissonanze nella musica di Corelli); n.12 I. Grave (una sorta di grande cadenza per due violini, con diversi effetti d’eco e di movimento, con un accortissimo uso tensivo della risoluzione).
  • dall’op.4: n.1 IV. Adagio (un esempio ancora più pregnante dell’uso delle dissonanze nella musica di Corelli); n.7 IV. Giga, Allegro (una delle Gighe più risucite di Corelli, a mio parere); n.10 I. Preludio, Adagio-Allegro (particolare per il fatto che in chiusura, dopo l’Allegro, sostanzialmente ritorna l’Adagio); n. 11 II. Corrente, Allegro (semplicemente delizioso).
  • dalla Sonata a quattro Woo 2 III. Grave (del 1699 – un esempio di un pezzo che Corelli non ha voluto dare alle stampe – forse per via delle modulazioni decisamente ardite)
  • dall’op.5: n.1 II. Allegro (un esempio di una fuga di Corelli); n.3 I. Adagio (elegantissimo); Sonata n.7 I. Preludio II. Corrente III.Sarabanda IV. Giga (sostanzialmente una versione ampliata e matura dello stesso giochino della metamorfosi di un tema che si era già visto nella Sonata n.2 dell’op.2); n.12 La Follia (indubbiamente – e a ragione – la più famosa tra tutte le Sonate di Corelli).
  • dall’op.6: Concerto n.1 I. Largo-Allegro II. Largo-Allegro III. Largo IV. Allegro V. Allegro (oltre a essere meraviglioso, questo concerto segna il punto di arrivo di Corelli nell’elaborazione di una sequenza di pezzi da un unico nucleo tematico. I modi in cui i gruppi diversamente si alternano in ogni movimento è poi davvero raffinatissimo. Diverse anticipazioni anche della musica di Vivaldi); Concerto grosso n.2 II. Allegro (un’altra fuga, stavolta decisamente più elaborata della precedente); n.3 III. Grave (talmente moderno, che all’inizio sembra di sentire un pezzo scritto un secolo e mezzo dopo).

Saverio’s Corelli playlist

A parte, come d’obbligo, il famoso Concerto per la notte di Natale.

Arcangelo Corelli: Concerto grosso op.6 n.8 in sol minore “Fatto per la notte di Natale” (1712) I. Vivace-Grave II. Allegro III. Adagio-Allegro-Adagio IV. Vivace V. Allegro-Pastorale: Largo

Camerata RCO @Andrea Scalia – Early Music

Chiudo con la Fuga di Bach sul tema (già di suo in fugato) di Corelli.

Arcangelo Corelli: dalla Sonata op.3 n.4: II. Vivace (1689)

Johann Sebastian Bach: Fuga in si minore BWV 579 (1710)

Ton Koopmann @ Jacopo Montigiani