Calendario dei compositori – giorno 46

15 febbraio: Georges Auric (1899-1983)

@George Hoyningen-Huene @condenaststore.com

GEORGES AURIC nasce il 15 febbraio 1899 a Lodève, che è un paesino tra Montpellier e Béziers, non distante dal Mediterraneo, ed, è il secondo membro del Gruppo dei Sei che incontriamo in questo calendario, dopo Poulenc. Dimostra fin da giovanissimo una forte attitudine alla musica, tanto che nel 1913 è già al Conservatorio di Parigi, dove però gli studi di contrappunto e fuga lo interessano poco, tanto che l’anno successivo se n’è già andato a studiare composizione con Vincent D’Indy alla Schola Cantorum de Paris. In questo periodo Auric compone delle mélodies nello stile di Chabrier. Già nel 1913 aveva cominciato a scrivere critiche musicali, pubblicate sulla Revue française de musique. Una di queste riguardava Erik Satie, “musicien humoriste”, che ne rimase deliziato e chiese d’incontrarne l’autore – restando abbastanza strabiliato dalla giovane età. Dal 1915 Auric frequenta quindi Satie e Stravinsky – è insomma il classico musicista ben inserito. Divenuto amico anche di Jean Cocteau, del suo compagno Raymond Radiguet e del pittore Valentin Hugo (coi quali va diverse volte in vacanza vicino ad Arcachon), Auric è nel 1916 uno dei Les Six, assieme al già citato Poulenc, a Darius Milhaud, Arthur Honegger, Germaine Tailleferre e Louis Durey. I Sei si opponevano a tutta la tradizione musicale, al wagnerismo e al simbolismo, virando decisamente sul Dada e sul riutilizzo provocatorio di musica “bassa”. Nel 1920 Auric ricevette da Cocteau l’incarico di comporre la musica per il balletto Les Mariés de la Tour Eiffel, un’azione nonsense che parla di un fotografo gobbo che il 14 di luglio fotografa una cerimonia di nozze sulla piattaforma della Tour Eiffel, poco prima che un leone si mangi uno degli invitati e che un bambino del futuro uccida tutti gli altri – che, nonostante siano morti, se ne vanno comunque a Nizza… Auric, a corto di tempo, chiede agli altri componenti dei Sei di aiutarlo a comporre la musica, e nasce così un balletto collettivo. L’unico assente è Durey, che in quel periodo non si trovava a Parigi. Sempre in ambito Dada, nel 1924 Auric compare nel film Entr’acte di René Clair – film che apparve appunto come intermezzo durante il balletto Relâche di Satie, su soggetto di Francis Picabia. Nel 1923 anche Auric aveva composto un balletto, anch’esso con intento decisamente provocatorio, ovvero Les Fâcheux, sorta di rifacimento di una celebre comédie-ballet di Molière, scritta per Luigi XIV e originariamente con musica di Beachamp e Lully. Il nuovo allestimento dei Ballets russes aveva una coreografia di Bronislava Nijinska (la sorella di Vaslav Nijinski, il famoso coreografo de Le Sacre du printemps) e le scene dipinte da Georges Braque. Tanto per dire. Seguono altri balletti coi Ballet russes, tra cui nel 1924 Les matelots e nel 1927 anche un’opera, Sous le masque (della quale non ho trovato però alcuna registrazione – peccato, mi servirebbe per l’Opernzettel….). Nel frattempo Les Six si sono già sciolti e ognuno prosegue per la sua strada. La grande svolta di Auric arriva nel 1930, quando egli compone la musica per il film di Cocteau Le Sang d’un poète, cui segue subito nel 1931 anche la musica per
À nous la liberté di René Clair. L’apprezzamento generale per questi lavori contrasta con l’insuccesso della sua Sonata per pianoforte in fa maggiore (1931). Questo genera una piccola crisi, per cui nei cinque anni seguenti Auric non compone quasi nulla, per riprendersi verso il 1937, con un’impennata della produzione su tutti i fronti, dalla musica orchestrale (La Seine, un matin… una delle otto “Illustrations musicales” composte per l’Esposizione Universale del 1937, gli altri pezzi sono di Marcel Delannoy, Jacques Ibert, Henri Sauget, Florent Schmitt e altri tre ex-componenti dei Six, Mihlaud, Poulenc e la Tailleferre) a pezzi da camera (tra cui il Trio per oboe, clarinetto e fagotto, 1938), ma soprattutto una serie impressionante di colonne sonore, che proseguirà pressoché ininterrotta fino al 1969. Tra i vari film ricordiamo Maco, L’Enfer du jeu (Jean Delannoy, 1939), il bellissimo Dead of Night (film horror a episodi del 1945 supervisionato e in parte diretto da Alberto Cavalcanti, uno dei capisaldi del genere), lo sfortunato kolossal Caesar and Cleopatra (Gabriel Pascal, 1945), Passport to Pimlico (Henry Cornelius, 1949), Moulin Rouge (John Huston, 1952), Le Salaire de la peur (Henri-Georges Clouzot, 1952), Roman Holiday (Vacanze romane, di WilliamWyler, 1953), Lola Montès (Max Ophüls, 1955), Bonjour Tristesse (otto Preminger, 1957), Goodbay again (Le piace Brahms?, Anatole Litvak, 1961), The Innocents (film del 1961 di Jack Clayton tratto da The Turn of the Screw, giusto sette anni dopo l’opera di Britten – uno dei miei film preferiti, tra parentesi), più tutti i film di Jean Cocteau, compresi molti di cui egli scrive solo la sceneggiatura. Nel frattempo compone anche diversi balletti. Una volta terminata l’orgia filmica (anche per il contraccolpo della morte di Cocteau, avvenuta nel 1963), Auric ritorna alla musica da camera, con la serie delle sei Imaginées (1968-1976) e quella dei tre Doule-Jeux e della Suite per due pianoforti (1970-1974). Lo stile è rimasto chiaramente attardato, ma resta comunque ironico.

Del balletto Les Mariés de la Tour Eiffel Auric compose l’Ouverture: Le 14 juillet e il penultimo brano, Ritournelles. Mi sembra comunque d’obbligo postare qui l’intero balletto.

Georges Auric, Darius Milhaud, Francis Poulenc, Germaine Tailleferre, Arthur Honegger: Les Mariés de la Tour Eiffel (1921) 1. Ouverture: Le 14 juillet (Auric) 2. Marche Nuptiale (Milhaud) 3. Discours du Général (Poulenc) 4. La Baigneuse de Trouville (Poulenc) 5. Fugue du Massacre (Milhaud) 6. Valse des Dépêches (Tailleferre) 7. Marche Funèbre (Honegger) 8. Quadrille (Tailleferre) 9. Ritournelles (Auric) 10. Sortie de la Noce (Milhaud)

Philharmonia Orchestra, dir. Geoffrey Simon @ TheWelleszCompany

Georges Auric: Sonatine pour pano(1922), dedicata a Francis Poulenc I- Allegro II. Andante III. Finale

Daniel Blumenthal @ thenameisgsarci

La sfortunata Sonata per pianoforte del 1931 è in realtà uno dei pezzi più moderni di Auric, in cui la tendenza allo sberleffo e i ritmi di valzer si mischiano a un’impostazione liberamente tonale e a una notevole instabilità ritmica, mentre qua e là si aprono improvvisi squarci sentimentali – soprattutto nel grande adagio finale, che occupa più di metà della composizione, con un notevole sbilanciamento formale. Però a quanto pare l’Auric modernista al pubblico non piaceva.

Georges Auric: Sonata per pianoforte in fa maggiore (1931) I. Animé II. Très vif III. Très lent

Marie-Catherine Girod @On The Top of Damavand for ever

Su spotify c’è un album con due dei balletti degli anni Quaranta, ovvero Le Peintre et son modèle (1948) e Phèdre (1949). Ho ritenuto più comodo postare l’intero album invece che tentare di farne una selezione. Trovo buffo che l’apertura dei due balletti sia in qualche modo simile, anche perché una simile imponenza me la posso aspettare dalla storia di Fedra, ma in un balletto basato su un pittore in uno studio sembra un po’ fuori luogo… Trovo notevole l’uso delle percussioni nella Danse des vagues de la mer, nella Phèdre, che dovrebbe essere il punto in cui Ippolito viene trascinato in mare dai suoi cavalli (tant’è che mi sembra di sentire delle specie di nitriti musicali, ma dev’essere la mia immaginazione…).

Georges Auric: Phèdre (1949) + Le Peintre et son modèle (1948)

Orchestre Philharmonique de Luxembourg, dir. Arturo Tamayo

Mi sono divertito invece, nella musica per film, a seguire le tracce di un piccolo tema, che si trova al centro della musica per The Innocents (1961), ma che faceva la sua comparsa, in altre forme, in alcune colonne sonore precedenti, come quella di Orphée (1949) e Bonjour Tristesse (1957). Tipico di una produzione musicale che si fa in un certo senso industriale. Probabilmente il tema compare anche altrove, eventualmente aggiungerò quindi altri brani a questa piccola playlist.

Mi piace concludere con una curiosità: nel 1993 Philip Glass ha composto una delle sue opere-film proprio sull’Orphée di Cocteau, esperimento ripetuto l’anno successivo con La Belle et la Bête. Tralasciando il fatto che l’Orphée è uno dei lavori di Glass che preferisco, uno dei pezzi dalla Suite di Glass ha un titolo identico a uno dei pezzi della Suite di Auric, il che permette un confronto a distanza.

Georges Auric: Orphée-Suite (1949)  Orphée et la Princesse

Slovak Radio Symphony Orchestra, dir. Arturo Tamayo

Philip Glass: Orphée (1993)Orphée et la Princesse

Philip Cutlip, Lisa Saffer, Portland Opera, dir. Anne Manson