Calendario dei compositori – giorno 44

13 febbraio: Leopold Godowsky (1870-1938)

@Bain – Library of Congres

LEOPOLD GODOWSKY nasce il 13 febbraio 1870 a Žasliai, un paesino tra Kaunas e Vilnius, oggi in Lituania, ma all’epoca parte dell’Impero Russo, da genitori ebrei e, come tradisce il cognome, in una famiglia di origini polacche. Fu chiamato il “Buddha del pianoforte” per la straordinaria importanza che ebbe nell’evoluzione della tecnica pianistica, tanto come esecutore quanto come teorico e compositore. Busoni affermò che Godowsky era l’unico compositore ad avere aggiunto qualcosa di significativo alla tastiera dai tempi di Franz Liszt. Tanto più fa meraviglia che egli fosse autodidatta. Iscritto nel 1883 alla Akademische Hochschule für Musik di Berlino, Godwsky se ne andò dopo soli tre mesi, principalmente per dissapori col suo insegnante Ernst Rudorff, che disprezzava la musica di Chopin (non toccate Chopin a un compositore di origini polacche!). Dopo una tournée di due anni negli Stati Uniti come pianista, Godowsky tornò in Europa nel 1886, con l’intenzione di studiare a Weimar presso Franz Liszt – che però morì proprio a luglio di quell’anno. Allora si rivolse a Saint-Saëns e si trasferì a Parigi per studiare con lui – solo che Saint-Saëns era praticamente sempre in viaggio e non c’era mai. Nel 1890 tornò negli Stati Uniti, dove si sposò e ottenne delle cattedre di pianoforte a Philadelphia e Chicago. Come egli scrisse più tardi:

“Mi piacerebbe molto poter affermare di essere stato il pupillo di Liszt o di una qualche altra grande figura, ma non lo sono stato. A tre mesi di lezioni non ci sono mai arrivato in vita mia. Dicono che suonassi il pianoforte che ancora non avevo due anni, ma credo sia u’invenzione di una famiglia ricca d’immaginazione. Ma non potrei garantire che non sia vero, di cose straordinarie me ne sono successe. Non ricordo se qualcuno mi abbia mai insegnato i valori e il significato delle note e a tenere le dita sulla tastiera, oppure se io abbia acquisito tali conoscenze da autodidatta, ma quel che ricordo è che da quando avevo cinque anni in su non mi ha aiutato nessuno.”

Nel 1900, in seguito a un concerto particolarmente trionfale nella Beethoven Hall di Berlino, Godowsky si trasferì là, e, dopo quasi un decennio d’insegnamento e di tour concertistici in Europa, ottenne nel 1909 la master class che era stata di Busoni alla Akademie für Musik di Vienna – lo stesso istituto nel quale tre anni dopo Schreker cominciò a insegnare composizione. Può darsi che i due siano entrati in qualche modo in contatto, a ogni modo nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Godowsky, che non era austriaco e non sentiva alcun legame particolare con Vienna, ritenne più salutare tornarsene negli Stati Uniti, dove rimase fino alla morte, con tournée come pianista in tutto il mondo, tra cui una a Java, dalla quale nacque uno dei suoi pezzi meno tradizionali. La vita privata invece stava andando a rotoli: nel 1924 la moglie di Godowsky si ammalò, dal 1928 cominciarono dissapori sempre più aspri col figlio Gordon, che era stato diseredato dopo aver sposato una ballerina di vaudeville, e nel 1929 Godowsky perse gran parte delle sue sostanze durante la crisi economica. Negli anni Trenta, infine, la catastrofe: Godowsky ebbe nel 1932 un infarto con parziale paralisi durante la registrazione di alcuni suoi pezzi, e smise completamente di suonare in pubblico; il figlio Gordon si suicidò nel 1933 e la moglie morì nel 1934. Godowsky smise quasi del tutto di comporre,e morì poi nel 1938.

Godowsky ha scritto solo per pianoforte, e solo occasionalmente per pianoforte e un altro strumento (violino e violoncello). Una parte sostanziale della sua musica è composta da parafrasi e variazioni sulla musica di altri compositori. In questo, se da una parte Godowsky si ricollega a una lunga tradizione di virtuosi della tastiera, tra cui Thalberg e Liszt, dall’altra lo fa spesso in maniera più astratta, si potrebbe dire “al quadrato”, come accade nella Passacaglia (1928) sul tema iniziale dell’Incompiuta di Schubert o in molti dei 53 Studi sugli Studi di Chopin (composti tra il 1894 e il 1914). L’abilità tecnica di Godowsky e il desiderio di arricchire anche tecnicamente la letteratura per pianoforte lo portarono a scrivere pezzi di una difficoltà inaudita, tra i più ardui che siano mai stati composti per questo strumento – in questo quasi sfiorando l’estetica della quasi impossibile realizzazione della partitura di Brian Ferneyhough. Arthur Rubinstein dichiarò che gli ci sarebbero voluti 500 anni per raggiungere una tecnica simile e Vladimir Horowitz affermò che la Passacaglia era ineseguibile, perché per suonarla gli ci sarebbero volute sei mani. La scrittura di Godowsky resta armonicamente e formalmente molto ancorata alla tradizione, nondimeno nella sua Java-Suite (1925), ispirato dal gamelan giavanese, arriva a una scrittura di tipo post-impressionista, ispirata tra l’altro a una serie d’immagini molto colorate e tutt’altro che astratte.

Leopold Godowsky: Passacaglia (1925) – 44 variazioni, cadenza e fuga sul tema di apertura della Sinfonia Incompiuta di Schubert (osservare come da 17’45” la partitura si allarga a quattro pentagrammi, due per ciascuna mano…)

Marc André Hamelin @Onizuka Sensei

Leopold Godowsky: Java-Suite (1925) Part I 1. Gamelan 2. Wayang-Purwa, Puppet Shadow Plays 3. Hari Besaar, The Great DayPart II 4. Chattering Monkeys at the Sacred Lake of Wendit 5. Boro Budur in Moonlight 6. The Bromo Volcano and the Sand Sea at DaybreakPart III 7. Three Dances 8. The Gardens of Buitenzorg 9. In the Streets of Old BataviaPart IV 10. In the Kraton 11. The Ruined Water Castle at Djokja 12. A Court Pageant in Solo

Esther Budiardjo @ Medtnaculus

In due degli Studi sugli Studi di Chopin Godowsky combina insieme due differenti Studi del Maestro. Uno di quest è lo Studio Badinage, nel quale si combinano lo Studio op.10 n.5 e quello op.25 n.9. Ho messo prima gli studi di Chopin e poi la versione di Godowsky, per far comprendere meglio cosa succede qui.

Fryderyk Chopin: Studio op.10 n.5

Maurizio Pollini @ newFranzFerencLiszt

Fryderyk Chopin: Studio op.25 n.9

Maurizio Pollini @ newFranzFerencLiszt

Leopold Godowsky: Studio n.47 dagli Studi di Chopin op.10 n.5 & op.25 n.9

Francesco Libetta @ TheExarion

Leopold Godowsky: Etude Macabre per la mano sinistra (1929)

Paolo Restani @thenameisgsarci