Calendario dei compositori – giorno 43

12 febbraio: Licinio Refice (1883-1954)

LICINIO REFICE nasce il 12 febbraio 1883 a Patrica in provincia di Frosinone ed è, insieme a Lorenzo Perosi, il massimo rappresentante del rinnovamento della musica sacra in Italia all’inizio del Novecento e del tentativo di riavvicinare anche per questa via la Chiesa alla società civile. Secondo una diceria abbastanza diffusa, Toscanini, dopo la prima esecuzione della Cecilia nel 1934, avrebbe addirittura affermato: “Refice sarebbe il più grande compositore dei nostri tempi, se non fosse per quella veste”, consacrandolo a quasi-successore di Puccini (ma si sa che Toscanini aveva il dente avvelenato contro Respighi e Zandonai…). Nella biografia di Refice c’è però un grosso spazio oscuro, di cui parlerò tra poco. Intanto particolare è il fatto che, nonostante Refice abbia mostrato molto precocemente il suo talento, egli, a causa del percorso intrapreso come sacerdote, non poté studiare musica prima della sua ordinazione sacerdotale nel 1905, e anche allora gli fu concesso di lasciare la sua diocesi per andare a studiare a Roma solo dietro promessa scritta di tornarvi, “salva contraria disposizione papale”. Prima di tentare l’ammissione al Liceo Musicale di Santa Cecilia, Refice studiò per un biennio con Ernesto Boezi e Remigio Renzi, seguendo al contempo assiduamente tutti i concerti con musiche di Perosi, che era il suo modello. Una volta ammesso finalmente a Santa Cecilia nel 1907, cominciò già a far parlare di sé coi pezzi eseguiti nei saggi annuali, e il diploma lo conseguì nel 1909 col massimo dei voti e menzione speciale del Ministero dell’Istruzione. In questa occasione ritroviamo Giovanni Sgambati, di cui si parlava ieri, che avrebbe affermato: “Questa tonaca farà parlare di sé”. Però Refice si vergognava un po’ di essere giunto al diploma solo a ventisei anni, nonostante la sua precocità, per cui assunse il vezzo, quando doveva scrivere l’anno di nascita, di scrivere il 3 come se fosse un 5, in modo da togliersi almeno due anni… Ottenuta una cattedra alla Scuola Musicale e la carica di direttore della Cappella Musicale Liberiana di Santa Maria Maggiore, e aggirato in tal modo l’obbligo di tornare a fare il sacerdote nella sua diocesi, Refice può finalmente dedicarsi alla composizione. La sua opera d’esordio, però, la messa Cantate dominum canticum novum, eseguita nel 1912, quasi gli costa il posto e la carriera: il suo tentativo di drammatizzare anche la messa e di coinvolgere emotivamente gli astanti va un po’ troppo in là e suscita le reazioni indignate di una parte del pubblico, che bolla il lavoro come “farisaico”, ovvero falsamente sacro. Refice si salva per l’intervento delle autorità e prosegue la sua attività in modo un po’ più cauto. Un peccato che non ci sia alcuna registrazione di questo lavoro. Comunque Refice trasferì il suo talento drammatico nel genere più affine dell’oratorio con lavori come Cananaea (1910), Dantis Pöetae transitus (1921) e soprattutto il Trittico francescano (1925). Nel frattempo Refice aveva già composto direttamente un’opera, Cecilia (1922), sulla santa martire patrona della musica, sperando di poterla far rappresentare in occasione dell’Anno Santo 1925, ma la particolare congiuntura politica, con il rafforzamento del clima anticlericale in seguito all’ascesa del Fascismo, resero la rappresentazione in un teatro di un’opera scritta da un prete un evento praticamente impossibile fino al 1934, anno dei Patti Lateranensi. L’opera, rappresentata al Teatro Reale dell’Opera di Roma ed ebbe un successo travolgente, soprattutto grazie all’interpretazione del soprano Claudia Muzio. Refice si buttò subito a scrivere una seconda opera, Margherita da Cortona (1938), stavolta su una peccatrice penitente. E proprio qui troviamo quel punto oscuro nella vita di Refice: l’opera fu rappresentata qualche mese prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali, delle quali ho già parlato a proposito di Aldo Finzi. Da quel punto fino alla fine del Regime nel 1944 le notizie scarseggiano e le composizioni si fanno decisamente più rade. Chiaramente il ruolo di Refice gli impediva di prendere una posizione chiara contro il regime, e questo ritirarsi quasi dal mondo è l’unico segnale di un disagio, che però non viene mai espresso chiaramente neanche a guerra finita. Nel 1944 il compositore torna finalmente all’oratorio, con l’Oracolo, e comincia a progettare una terza opera, Il Mago (1954), della quale compone però solo il primo atto. Nel frattempo si adopera per esportare anche le altre due opere nei maggiori teatri del mondo, con tour talmente lunghi che fu estromesso dalla sua carica di direttore della Cappella Musicale Liberiana, in quanto sempre assente. Morì a Rio de Janeiro nel 1954 durante le prove della Cecilia: sul palco interpretava il ruolo una giovane Renata Tebaldi.

Un dettagliato riassunto dell’azione della Cecilia si trova qui.

Licinio Refice: Cecilia (1922) – azione sacra in tre episodi e quattro quadri

RAI Milano 1955, dir. Oliviero de Fabritiis @Allan Rizzetti

Aggiungo anche la seconda opera, composta 15 anni dopo, Margherita da Cortona (1937), il vero capolavoro di Refice. Anche in questo caso il riassunto si trova qui.

Licinio Refice: Margherita da Cortona (1937)

RAI Milano 1969, dir. Danilo Belardinelli @Allan Rizzetti

Uno dei pezzi più famosi di Refice è la lirica Ombra di nube (1935), composta per Claudia Muzio, che morì l’anno seguente. Ne propongo anche una seconda interpretazione, più moderna e con pianoforte.

Licinio Refice: Ombra di nube (1935)

Claudia Muzio, orchestra ?? @ lido2008ve
Anna Caterina Antonacci, Donald Sulzen @liederoperagreats

Dato che in queste pagine, a partire da Pergoleso e Poulenc, si è già parlato alcune volte dello Stabat Mater, mi sembra giusto aggiungere alla lista anche quello particolarissimo di Refice. Ne segnalo una lunga descrizione e analisi pubblicata sul sito ufficiale.

Licinio Refice: Stabat Mater (1916)

@Giovanni Panella