Calendario dei compositori – giorno 40

9 febbraio: Alban Berg (1885-1935)

@rodoni.ch

Oggi vi parlo di un altro dei miei grandi amori musicali.

ALBAN BERG nasce il 9 febbraio 1885. Al battesimo gli danno il nome Albano Maria Johannes, giusto per cronaca. A 16 anni componeva già Lieder, e nel 1904, a sua insaputa, suo fratello Charly ne sottopose alcuni a Schönberg, che ammise immediatamente Berg nel suo corso. Non solo: dopo la fine del corso, Schönberg continuò a dargli lezioni gratis, anche perché la madre di Berg (il padre era già morto) non poteva permettersi di pagarlo. Essendo Schönberg entrato nel 1909 nei ranghi della Universal Edition, anche Berg entrò in contatto con loro, ed ottenne probabilmente nel 1911 l’incarico di +collaborare con Ferdinand Rebay nella riduzione per pianoforte di Der ferne Klang di Schreker (nel senso che, se ricordo bene, Rebay preparò i primi due atti e Berg il terzo), più o meno nello stesso periodo in cui anche Schreker entrava direttamente in contatto con Schönberg in vista della prima assoluta dei Gurrelieder, che fu diretta da Schreker. Pur non essendo precisamente un amico intimo di Schreker, Berg ebbe con lui rapporti sempre molto cordiali ed ebbe anche una conoscenza approfondita della sua musica. Non sono io il primo a notare che la Lulu di Berg deve molto alla musica di Schreker. Berg si mantenne comunque a una distanza critica, tanto che nelle sue lettere a Schönberg le critiche alle composizioni di Schreker non solo non mancano, ma sono trincianti. A proposito dei Fünf Gesänge del 1909 egli scrive, per esempio, che la loro bellezza è solo esteriore, riguardo a Der singende Teufel dice addirittura che era peggiore della sua peggiore previsione. In un’epoca in cui persino la musica di Schreker generava reazioni tempestose, come accadde col suo Nachtstück da Der ferne Klang in un concerto del 1909, o, in misura molto maggiore, con la sua opera Das Spielwerk und die Prinzessin (1912), si può immaginare quanto acuta potesse essere la reazione del pubblico viennese di fronte alla musica di Schönberg, Berg e Webern. Il famoso concerto-scandalo che Schönberg diresse nel 1913 fu interrotto proprio dai tumulti scoppiati in seguito all’esecuzione di due degli Orchesterlieder nach Ansichtkarten von Peter Altenberg op.4 (il numero 2 e il numero 3, per la precisione). Schönberg reagì molto male al rumoreggiare del pubblico, pare addirittura invocando l’intervento delle forze dell’ordine. Il pubblico inferocito si arrampicò sul palcoscenico, scoppiò un tumulto e l’organizzatore del concerto, Erhard Buschbeck, prese a schiaffi uno spettatore. Oscar Straus scrisse più tardi che quello schiaffo era stata la cosa più melodiosa che si fosse sentita in quel concerto. Berg ritirò gli Altenberg-Lieder, che furono eseguiti per la prima volta nel 1952, mentre la partitura fu pubblicata solo nel 1966. Nel 1914, per il quarantesimo compleanno di Schönberg, Berg compose i Tre pezzi per orchestra op.6. I pezzi furono proposti poi a Richard Strauss per una possibile esecuzione – cosa che Strauss si guardò bene dal prendere in considerazione. Durante la Prima Guerra Mondiale Berg cominciò a comporre il Wozzeck, terminandolo solo nel 1921. La prima del Wozzeck avvenne nel 1925, sotto la bacchetta di Erich Kleiber (stesso anno in cui ci fu anche la prima di Irrelohe di Schreker) e l’opera fece furore, ottenendo un successo enorme. Nel 1927 Berg era già al lavoro sulla sua seconda opera, Lulu, tratta da due drammi di Frank Wedekind. Curiosamente, nello stesso periodo s’interessava a quel soggetto anche il regista Georg W. Pabst, che ne fece un film nel 1929, Il vaso di Pandora (detto anche Lulu). La Universal Edition si dimostrò molto interessata al soggetto e stabilì di pagare al compositore una provvisione mensile finché egli non avesse terminato l’opera. La presa di potere dei Nazisiti nel 1933 cambiò però tutta la situazione. Berg non solo era colpevole di aver studiato con l’ebreo Schönberg, ma componeva anche una musica in uno stile non gradito al Regime, e per di più su soggetti scandalosi. Berg finì nella lista dei compositori banditi. La prima della Lulu, programmata a Berlino, divenne impossibile, e anche l’esecuzione di altri lavori di Berg fu drasticamente ridotta, riducendo al minimo le sue entrate. Anche a causa delle difficoltà finanziarie Berg accettò allora nel 1935 la commissione per un Concerto per violino da parte del violinista Louis Krasner, interrompendo quindi il lavoro di orchestrazione della Lulu. Purtroppo egli morì all’improvviso la notte della Vigilia di quello stesso anno (unico compositore della storia a essere morto per un foruncolo…), lasciando il terzo atto in particella, con solo l’interludio e l’ultima scena orchestrate e diverse linee vocali incomplete. La vedova si oppose per qualche ragione al completamento dell’opera, per cui la versione in tre atti, col terzo atto completato da Friedrich Cerha, poté essere eseguita solo dopo la sua morte, nel 1979.

Berg è famoso anche per i suoi amori e le sue cifrature misteriose. Ricorrente nella sua musica per esempio è il numero 23, anche se la ragione non è mai stata davvero chiarita. Egli ebbe un figlio da una relazione illegittima già a 17 anni; cominciò nel 1906 una relazione con Helene Nahowska (della quale si dice che fosse forse una figlia illegittima dell’imperatore Francesco Giuseppe), che riuscì a sposare solo nel 1911 a causa della strenua opposizione dei genitori di lei. A Helene Berg dedicò il suo Quartetto op.3. Nel 1925 egli fu invitato da Hanna Fuchs-Robettin, sorella di Franz Werfel, a quel tempo secondo marito di Alma Mahler, a Praga, dove Zemlinsky avrebbe diretto i suoi Tre frammenti dal Wozzeck. Nella settimana che Berg passò in casa di lei, col marito e i due figli, s’intrecciò tra i due una relazione amorosa, da cui nacque poi la Suite lirica. Da quel momento le note si e fa (H e F in tedesco) assunsero un significato simbolico del tutto particolare nella musica di Berg. Nel 1932 ebbe un’altra relazione extraconiugale, stavolta con Anny Askenase, moglie del suo ospite a Bruxelles. Ho letto che si mormora persino che Carlos Kleiber fosse un suo figlio illegittimo…

Berg interpreta la composizione seriale in senso melodico. Secondo gli integralisti, egli bara, perché per ottenere le sue melodie deve comunque selezionare specifici suoni all’interno della serie, secondo un procedimento un po’ artificioso. Il rimprovero in realtà è insensato: Schönberg stesso ha dichiarato che il sistema dodecafonico era il suo sistema di comporre,e che sostanzialmente ogni compositore doveva personalizzarlo e farlo in qualche modo suo. Berg, senza seguire strettamente le regole che il Maestro si era imposto, resta però nello spirito, componendo comunque in senso polifonico-spaziale e allargando il concetto a un sistema di ricorrenze che possono ricordare il Leitmotiv wagneriano e mettono quindi in gioco anche il fattore temporale e la memoria.

Il mio personale incontro con Berg è stato inizialmente coi Tre pezzi per orchestra op.6. Se già l’atmosfera del secondo dei tre pezzi, Reigen, m’intrigava perché lo associavo all’episodio Circe dall’Ulisse di Joyce, che proprio in quel periodo stavo leggendo, il terzo pezzo, Marsch, era coi suoi tre colpi un chiaro omaggio all’amatissima Sinfonia n.6 di Mahler – insomma, Berg non poteva non restarmi subito simpatico. Il fatto strano accadde poco dopo: in preda alla febbre alta, dovendo trascorrere diverso tempo a casa, chiesi ai miei genitori di comprarmi la Lulu. Io ancora non so spiegarmi come mi fosse venuto in mente quel titolo: io di quell’opera non sapevo assolutamente niente,di Berg non avevo mai sentito neppure il Wozzeck, e quando mi arrivò il cofanetto con la storica registrazione di Boulez rimasi sommamente sorpreso tanto dalla trama quanto, soprattutto, dalla musica, che inizialmente non fu per niente facile da digerire. Dopo poco Lulu era diventata una delle mie opere preferite, e resta tuttora uno dei miei amori più grandi. Purtroppo ho avuto l’immensa sfortuna di vederla dal vivo una sola volta, e precisamente nella peggior produzione di tutti i tempi, quella della Staatsoper di Berlino (che, con notevole faccia tosta, è stata pubblicata persino in DVD…).

Per mancanza di tempo non mi dilungo oltre e pubblico qui semplicemente i lavori di Berg che più mi hanno segnato. devo solo aggiungere che nell’atmosfera romantica e lievemente torbida che caratterizza la Lyrische Suite è anche mischiato un vero e proprio “orgasmo musicale”, e precisamente nell’Adagio appassionato. Riguardo a uno dei pezzi non inclusi nella mia rassegna, il Concerto da camera per pianoforte, violino e 13 fiati (1925) ci terrei ad aggiungere che nessuna registrazione potrà mai eguagliare l’impressione indelebile di questo pezzo dal vivo – così intensa, che appena giunti al termine si vorrebbe riascoltarlo subito daccapo.

Alban Berg: Fünf Orchesterlieder nach Ansichtkarten von Peter Altenberg op.4 (1912) 1. Seele, wie bist du schöner 2. Sahst du nach dem Gewitterregen 3. Über die Grenzen des Alls 4. Nichts ist gekommen 5. Hier ist Friede – i testi in italiano si trovano qui

Margaret Price, London Symphony Orchestra, dir. Claudio Abbado

Alban Berg: Drei Orchesterstücke op.6 (1914) I. Präludium – Langsam II. Reigen – Anfangs etwas zögernd, Leicht beschwingt III. Marsch – Mäßiges Marschtempo

Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan @tomekkobialka

Alban Berg: Lyrische Suite (1926) I. Allegretto gioviale II. Andante amoroso III. Allegretto msterioso – Trio estatico IV. Adagio appassionato V. Presto delirando – Tenebroso VI. Largo desolato

Alban Berg Quartett @ playingmusiconmars
Alban Berg Quartett @ playingmusiconmars
Alban Berg Quartett @ playingmusiconmars
Alban Berg Quartett @ playingmusiconmars
Alban Berg Quartett @ playingmusiconmars
Alban Berg Quartett @ playingmusiconmars

Ho trovato giusto adesso in rete questo strano Wozzeck in francese diretto da Jascha Horenstein, Non avuto ancora il tempo di ascoltarlo io stesso, ma con Horenstein sul podio non può che essere che come minimo interessante, nonostante il francese.

Alban Berg: Wozzeck op.7 (1921)

@ kadoguy

Del Concerto per violino “in memoria di un angelo” (in quanto dedicato alla morte della 18enne Manon Gropius, figlia di Alma Mahler-Werfel e del suo terzo marito Walter Gropius) c’è una particolarissima registrazione che, oltre ad avere come violinista proprio Krasner, è diretta da Anton Webern. Purtroppo la registrazione è qui barbaramente divisa in 4 files, ma adesso non ho il tempo di riarrangiarla.

@p0lyph0ny
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@p0lyph0ny
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Alban Berg: Lulu (1935)

Patricia Petibon, Pavol Breslik, Michael Volle, Franz Grundheber, Wiener Philharmoniker, dir. Marc Albrecht – Regia Vera Nemirova @ La Cabra Films
Patricia Petibon, Pavol Breslik, Michael Volle, Franz Grundheber, Wiener Philharmoniker, dir. Marc Albrecht – Regia Vera Nemirova @ La Cabra Films
Patricia Petibon, Pavol Breslik, Michael Volle, Franz Grundheber, Wiener Philharmoniker, dir. Marc Albrecht – Regia Vera Nemirova @ La Cabra Films