Calendario dei compositori – giorno 39

8 febbraio: André grétry

ANDRÉ ERNEST MODESTE GRÉTRY nasce a Liegi l’8 febbraio 1741 ed è un po’ il grande padre dell’opéra comique francese. La sua vocazione è più teatrale che prettamente musicale: difatti inizialmente il giovane Grétry, che non mostrava particolari attitudini per la musica, rimase talmente affascinato dall’opera buffa italiana, che decise di diventare compositore. Lo stesso Grétry ammise, in uno scritto, di essere stato talvolta un po’ negligente nell’orchestrazione delle sue opere – giusto per sottolineare anche che, dal punto di vista meramente tecnico, Grétry era ben lontano dalla perfezione, proprio perché a lui interessava più lo spirito, il contenuto, che la veste. Nel 1761 ottiene una borsa di studio per Roma, dove compone già una prima operina (La vendemmiatrice) e nel 1766 la sua prima opéra comique viene rappresentata a Ginevra, dove Grétry incontra il settantaquattrenne Voltaire, di cui diviene amico. Da quel punto è tutto una catena di successi: la sua opéra comique Le Huron (1768), ispirata a una pièce di Voltaire, è il suo primo successo a Parigi; un quartetto vocale dalla sua Lucile (1769) ha una tale diffusione, da essere citato più tardi da Henri Vieuxtemps nel suo Concerto per violino n.5 (1859), che viene chiamato appunto anche “Grétry“; nel 1771 la sua opéra-ballet Zémire et Azur, che è sostanzialmente la Bella e la Bestia, è uno dei suoi più grandi successi. Nel 1773 Luigi XV gli commissiona un lavoro per la corte di Versailles, e il ballet héroïque Céphale et Procris, primo lavoro serio di Grétry su un controverso libretto di Jean-François Marmontel, non solo consacra definitivamente la fama del compositore, ma porta una ventata di rivoluzione nello stile musicale dell’opera seria francese, mandando in soffitta il vecchio stile e preparando la via a Gluck e al Romanticismo. Nella famosa competizione tra Gluck e Piccinni riguardo alla Iphigénie en Tauride s’inserisce anche Grétry: il libretto poi musicato da Gluck era infatti inizialmente destinato a lui. A Grétry fu dato dall’Académie nationale de musique l’ancor più ambizioso compito, nel medesimo contesto, di mettere in musica l’Andromaque di Racine, riaggiustato in forma di libretto da Louis-Guillaume Pitra. La quasi totale assenza di divertissement e il finale tragico lasciarono un po’ sconcertato il pubblico della prima, cosicché Grétry dovette arrangiare un finale lieto per la ripresa dell’opera nel 1781. La ripresa ebbe grande successo, ma poco dopo un incendio dell’Académie distrusse quasi tutte le scene e i costumi, mandando l’Andromaque nel dimenticatoio. Il culmine della sua carriera però Grétry lo raggiunge con l’opéra comique Richard Coeur-de-Lion (1784), forse l’opéra comique più celebre del Settecento, sebbene abbia avuto una nascita complicata. Il finale originario, col guardiano che spontaneamente lasciava fuggire Riccardo, sembrò un po’ tirato via, allora Grétry s’ingegnò di aggiungere un quarto atto, con una complicazione eccessiva della vicenda. L’opera in 4 atto fu rappresentata nel 1785 a Fontainebleau di fronte alla corte, ma il finale non piacque, e Grétry dovette inventarsi una terza versione, con tanto di assedio alla fortezza. Un’aria di quest’opera, “Ô Richard, Ô Mon Roy”, diventa più tardi l’inno dei Realisti durante la Rivoluzione – al punto che la musica viene proibita. Nel 1787 Maria Antonietta, fervida ammiratrice proprio di quest’opera, fece di Grétry il suo compositore personale. L’idillio, com’è noto, durò poco, perché già due anni dopo scoppiava la Rivoluzione Francese. Un’opera di Grétry, Raoul Barbe-bleue (1789) si trova precisamente in bilico tra le due ere, avendo avuto la prima il 2 marzo 1789 e una ripresa nell'”anno terzo della Repubblica”. Il soggetto anticipa naturalmente il celebre Barbe-bleue di Offenbach (1866). Negli anni della Rivoluzione Grétry cerca di barcamenarsi, anche con opere più o meno a soggetto, come il Guillaume Tell (1791), rappresentato poco dopo l’abolizione dell’interdizione alle rappresentazioni teatrali, che era stata indetta all’indomani della Rivoluzione. Un caso particolarissimo è quello dell’opera Le Congrès de roi (1794), commissionata durante il Terrore dal Comitato della salute pubblica a Grétry e ad altri 11 compositori (tra cui Cherubini e Méhul) per essere composta in 48 ore. Naturalmente tutti i compositori si sottomisero all’incarico, dato che altrimenti rischiavano la testa. L’opera doveva rappresentare in maniera satirica la congiura dei sovrani europei contro la Francia all’indomani della decapitazione di Luigi XVI, e la loro sconfitta da parte dei rivoluzionari. Il pubblico però non apprezzò per niente il lavoro, dato che (com’è naturale) le singole parti, composte in fretta e furia da compositori diversi, non si armonizzavano per niente. Poco dopo un cittadino denunciò il lavoro come offensivo per la Repubblica, anche perché, tra le altre cose, glorifica le figure di Cagliostro e Marat. L’opera viene interdetta dalla Comune di Parigi, libretto e musica vanno distrutti. Altra curiosità: nell’ouverture dell’opera risuinava dapprima la musica proibita di Ô Richard, Ô Mon Roy, seguita poi dalla Marsigliese. Grétry si sforza durate il Terrore di attenersi ai temi rivoluzionari componendo opere patriottiche, e in qualche modo riesce a riqualificarsi, ottenendo nel 1795 la nomina all’Académie française. Diventa in seguito un favorito di Napoleone. Un’aria dalla sua opera La Caravane du Caire (1783), La Victoire est à nous, diventa uno dei canti militari prediletti dell’armata napoleonica. Nel 1803 egli compone la sua ultima opera, ritirandosi poi in una tenuta di Montmorency che era già stata di proprietà di Rousseau. Grétry è sepolto al cimitero di Père-Lachaise, ma il suo cuore si trova in un’urna sotto la sua statua di bronzo, davanti all’Opéra royale de Wallonie a Liegi.

Naturalmente è d’obbligo cominciare con Ô Richard, Ô Mon Roy, l’inno realista delle Guardie del Corpo del Re e del Reggimento di Fiandra. Da ricordare che proprio la dislocazione del Reggimento di Fiandra a Versailles nel 1789 fu la causa della marcia su versailles dei cittadini di Parigi, che credevano esso fosse l’avamposto di una forza straniera venuta in soccorso del re contro il popolo.

André Grétry: da Richard Coeur-de-Lion (1784): Aria di Blondel Ô Richard, Ô Mon Roy

Michel Trempont, Orchestre de chambre de la RTB, dir. Edgard Doneux

Molto celebrata anche l’aria di Lisette, che Ciakovskij riprenderà più di un secolo dopo ne La Dama di picche (1890).

André Grétry: da Richard Coeur-de-Lion (1784): Aria di Lisette Je crains de lui parler la nuit

Mady Mesplé, Orchestre de la RTB, dir. Edgard Doneux @Michael Davidman

Pyotr Ilyich Ciaikovskij: da La Dama di picche (1890): Aria della contessa (la citazione appare con effetto spettrale a 3’10” e poi di nuovo a 5’40”)

Lívia Budai @Norina64

Molto celebrata, sempre dal Richard Coeur-de-Lion, è la romanza del secondo atto tra Riccardo, chiuso nella torre, e Blondel, che si finge un trovatore. Lo stile a cui il musicista ricorre è in contrasto col resto dell’opera e ha un che di antico, cosa che affascinò molto gli ascoltatori del tempo.

André Grétry: da Richard Coeur-de-Lion (1784): Romanza-duo Une fière et brûlante

Charles Burles, Michel Trempont, Orchestre de chambre de la RTB, dir. Edgard Doneux

Aggiungo in chiusura anche il finale tragico originale dell’Andromaque, con la pazzia di Oreste. Il libretto lo trovate qui.

André Grétry: Andromaque (1780): Finale (ultime due scene)

Tassis Chritoyannis, Choer et orchstre du Concert Spirituel, dir. Hervé Niquet