Calendario dei compositori – giorno 38

7 febbraio: Wilhelm Stenhammar (1871-1927)

CARL WILHELM EUGEN STENHAMMAR nasce il 7 febbraio 1871 a Stoccolma ed è uno dei compositori svedesi più importanti d’inizio secolo, soprattutto per la ridefinizione del genere nazionale. Inizialmente egli si afferma come pianista, suonando spesso in duo con l’amico violinista e compositore Tor Aulin, o talvolta col suo quartetto. Con Tor Aulin condivide anche la fascinazione per la musica tedesca, e, come lui, va a perfezionarsi a Berlino (nel 1892), dove approfondisce il rapporto con la musica soprattutto di Bruckner e Wagner. A Berlino comincia la composizione di un’opera, Festa a Solhaug, da una pièce di Ibsen (titolo che finora non avevo nel mio Opernzettel, ma del quale ho nel frattempo acquisito la registrazione), e l’anno successivo compone il suo primo, gigantesco Concerto per pianoforte op.1, mentre in precedenza aveva già composto diversi lavori per pianoforte, molti pezzi per coro a cappella, svariati Lieder, anche su testi di Heine, e due composizioni per solisti, coro e orchestra. Egli sembra volersi sperimentare in tutti i generi, e la sua op.2 è il primo dei suoi sei Quartetti, dopodiché compone anche un’Ouverture, Excelsior! (1896), altri Quartetti, altri pezzi per solisti, coro e orchestra e una seconda opera, stavolta su saghe svedesi. Tutta questa prima fase culmina nel 1903 con la Sinfonia n.1, che però Stenhammar ritira subito dopo la prima esecuzione, perché, dopo aver ascoltato la Sinfonia n.2 di Sibelius, il suo lavoro gli sembra pomposo e impersonale. Grazie a Dio Stenhammar non fa come certi compositori francesi dell’epoca e non distrugge la partitura, così questo magnifico lavoro è potuto tornare nei programmi dei concerti. Ad ogni modo, egli già dal 1904 si mette alla ricerca di uno stile più personale e allo stesso tempo più “nazionale”. Uno dei primi lavori in tal senso è la cantata Ett Folk (Un popolo) per baritono, coro e orchestra op.22 (1904-05), nella quale, anche se strumentazione e armonia ancora non si allontanano troppo da quelle delle opere precedenti, è il tono a essere completamente diverso, intriso di una scabra sobrietà e di una malinconia tutte “nordiche”. Il cambio radicale avviene con altre due composizioni, cominciate anch’esse il 1904, ma terminate più tardi, ovvero il Concerto per pianoforte n.2 in re minore op.23 (1907) e il Quartetto n.4 in la minore op.24, dedicato a Jean Sibelius (1909). Qui non solo l’armonia si allontana dal cromatismo, adottando armonie modali e divenendo in realtà più dissonante, ma l’intero impianto sonoro si rivoluziona, con la preminenza della linea sulla pienezza sonora e soprattutto con la scoperta del silenzio. Ogni enfasi catartica è abolita e il tono è sempre naturale, quasi dimesso. Al tempo stesso s’intensifica il contrappunto, con la presenza frequente di fughe e fugati. Il punto culminante in questo nuovo stile Stenhammar lo raggiunge poco dopo con la Serenata in fa maggiore op.31 (1913) e la Sinfonia in sol minore op.34 (1915 – essa sarebbe la Sinfonia n.2, solo che, avendo il compositore ritirato la sua prima Sinfonia, essa viene da lui denominata appunto semplicemente “Sinfonia”, senza numerazione). Dopo il completamento della Sinfonia Stenhammar non compone quasi più niente, giusto il Quartetto n.6 in re minore op.35(1916), alcuni Lieder per orchestra, una grande cantata, Sången op.44 (1921) e diverse musiche, di scena, tra cui quelle per la Turandot di Gozzi, op.41 (1921) e quelle per il Romeo e Giulietta di Shakespeare op.45, suo ultimo lavoro (1922). Malaticcio, negli ultimi anni egli si ritira a Göteborg, dove muore nel 1927.

Mi sembra giusto iniziare con quello che forse è insieme il pezzo più eseguito e più esemplificativo del colore nordico raggiunto da Stenhammar, ovvero la Serenata op.31.

Wilhelm Stenhammar: Serenata per orchestra in fa maggiore op.31 (1913) I. Overtura: Allegrissimo II. Canzonetta: tempo di valse, un poco tranquillo III. Scherzo: Presto IV. Notturno: Andante sostenuto V. Finale: Tempo moderato

@ Rodders

Per dare un’idea dell’evoluzione dello stile, contrappongo alla Serenata la mastodontica Sinfonia n.1, della quale raccomando di sentire soprattutto il bellissimo Finale bruckneriano (da 42’09”), col riaffacciarsi della suggestione wagneriana dell’Mormorio della foresta proprio nello scorcio finale (da 51’30”). Mi scuso per la qualità audio non ottimale, ma l’alternativa era quella di postare quattro files separati da Spotify, e non mi andava.

Wilhelm Stenhammar: Sinfonia n.1 in fa maggiore (1903) I. Tempo molto tranquilllo – Allegro II. Andante con moto III. Allegro amabile IV. Allegro non tanto, ma con fuoco – Tranquillo

Sveriges Radios Symfoniorkester , dir. Yvegeny Svetlanov @KuhlauDilfeng2

Il contrasto con la Sinfonia n.2, che pure è quasi altrettanto lunga, è enorme.

Wilhelm Stenhammar: Sinfonia n.2 in sol minore op.34 (1915) I. Allegro energico II. Andante III. Scherzo: Allegro ma non troppo presto IV. Finale: Sostenuto – Allegro vivace

Stockholms Filharmoniska Orkester, dir. Stig Westerberg @KuhlauDilfeng2

L’ultimo grande lavoro di Stenhammar è la cantata Sången (Canto), composta per i 150 anni della Royal Swedish Academy of Music. Non ho trovato il testo online da nessuna parte, mi dovrò quindi accontentare di qualche accenno. La cantata è divisa in due parti: nella prima parte viene raccontata la nascita della figura mistica del Canto, mentre nella seconda si celebra una festa sacra in un tempio costruito per questa divinità. Si tratta di un lavoro decisamente particolare, con molte suggestioni spaziali, un’orchestrazione molto sobria e classica e un tono del tutto particolare, nel quale di quando in quando riemergono, come tra i flutti, assonanze beethoveniane. Di questa cantata è famoso soprattutto l’Interludio che apre la seconda parte.

Wilhelm Stenhammar: Sången, cantata sinfonica per solisti, coro e orchestra op.44 (1921) Parte I. Tempo andante, poco rubato Parte II. Molto adagio, solenne

Iwa Sorenson, Anne Sofie von Otter, Stefan Dahlberg, Per-Arne Wahlgren, Coro da camera dell’Accademia Musicale Statale di Stoccolma, Coro di fanciulli della Scuola Musicale A. Fredrik, Swedish Radio Symphony Orchestra, dir. Herbert Blomstedt @Caprice @Naxos @Various Artists – Topic
Iwa Sorenson, Anne Sofie von Otter, Stefan Dahlberg, Per-Arne Wahlgren, Coro da camera dell’Accademia Musicale Statale di Stoccolma, Coro di fanciulli della Scuola Musicale A. Fredrik, Swedish Radio Symphony Orchestra, dir. Herbert Blomstedt @Caprice @Naxos @Various Artists – Topic