Calendario dei compositori – giorno 36

5 febbraio: Luigi Mancinelli (1848-1921)

@OperaLibera

LUIGI MANCINELLI nasce a Orvieto il 5 febbraio 1848, ed è stato un direttore d’orchestra molto amato da Boito e stimatissimo da Verdi e Wagner. Io conoscevo già qualcosa delle sue opere e, trovando la musica molto interessante e particolare, mi ero meravigliato che questo compositore fosse così poco conosciuto. Solo oggi, approfondendo la figura in vista di questo post, ho appreso con una certa sorpresa che Mancinelli come operista non ebbe successo: su quattro opere composte, una sola, Paolo e Francesca (1907), riscontrò un certo favore di pubblico, un’altra, Ero e Leandro (1896), su testo di Boito, eseguita concertante con successo in Inghilterra, fu accolta freddamente quando approdò alla Scala, e delle altre due, l’una, Isora di Provenza (1886) fu un fiasco e l’altra, la fantasia lirica Sogno d’una notte d’estate (1917), ammesso che sia veramente un’opera, non è stata a tutt’oggi ancora rappresentata… Prima di cimentarsi con l’opera Mancinelli si era già esercitato con delle musiche di scena per la Messalina (1876) e la Cleopatra (1878) di Pietro Cossa e per il Tizianello (1880) di Erik Lombroso. Tre Intermezzi sinfonici della Cleopatra di Pietro Cossa li diresse egli stesso all’Esposizione Universale di Parigi nel 1878. Dopo l’ultima opera, Mancinelli compose anche musica per due film muti, Frate sole (1917) e Giuliano l’apostata (1919), in qualche modo quindi trasponendo su un piano più moderno quanto aveva già fatto con le musiche di scena. La teoria interessantissima di Lorenzo Mattei, estensore dell’articolo su Mancinelli per il Dizionario Biografico Treccani, è che egli di fatto abbia elaborato sempre il materiale in senso sinfonico, senza tener conto della scena, e che si sia trovato incastrato nel sistema tutto italiano, per cui un vero compositore compone opere, cosa che lo avrebbe costretto a spacciare per lavori di volta in volta per la scena o per il cinema quelli che in realtà erano poemi sinfonici. Se però si pensa che un’accusa simile era stata mossa a suo tempo anche a Richard Strauss, per cui per esempio la Salome (opera che Mancinelli, tra l’altro, diresse in Italia) sarebbe stata una “sinfonia con voci”, e se si allarga ulteriormente il panorama verso altri compositori come Paul Dukas o anche Antonio Smareglia, si vede che il problema riguarda piuttosto una particolare concezione dell’opera, che nasce direttamente dalla musica di Wagner, e soprattutto dal Tristan und Isolde. La musica non è più al servizio della scena, ma la ingloba e la traduce in materiale puramente musicale. Lo sviluppo dell’opera in senso sinfonico e quasi antiscenico risulta in tale contesto del tutto conseguente. Non bisogna dimenticare che Mancinelli conosceva benissimo la musica di Wagner, tanto da essere il primo a dirigere il Parsifal in Italia (1914, a Bologna – anche qui l’articolo della Treccani necessiterebbe di essere riveduto). Per quanto mi riguarda, Mancinelli è un compositore interessantissimo che si è scoraggiato troppo presto – ma comunque non un “minore”. Anche se sul blog non ho ancora pubblicato nessuna delle schede del mio Opernzettel, io di opere dell’epoca ne ho ascoltate parecchie, e un’idea di cos’è veramente un compositore “minore” posso dire di essermela fatta…

Mancinelli ha già composto poco, e oltre a questo di lui non si trova quasi nulla, per cui ho pensato stavolta di pubblicare la maggior parte di quello che ho trovato, evidenziando eventualmente di volta in volta i punti a cui fare particolarmente attenzione.

Cominciamo subito alla grande con due intermezzi sinfonici da Cleopatra. Contrariamente alle aspettative, di orientalistico qui non c’è quasi nulla – nell’Ouverture, in compenso, molto Tristano, con una quasi-citazione dal Preludio del III Atto. Altrove sono disseminati altri echi wagneriani, mentre in un punto la musica sfiora inconsapevolmente (e ante litteram) il mondo di Mahler. La battaglia di Anzio mostra invece un altro lato caratteristico del modo di comporre di Mancinelli, ovvero la predilezione per moduli ritmici ossessivi. L’orchestrazione mostra già una tavolozza di colori molto ampia, più tipica di un compositore mitteleuropeo che non di un compositore italiano del tempo.

Luigi Mancinelli: Sei intermezzi sinfonici per la tragedia Cleopatra – N.1 Ouverture (1878)

Orchestra Sinfonica di Roma, dir. Francesco La Vecchia @Francesco La Vecchia

Luigi Mancinelli: Sei intermezzi sinfonici per la tragedia Cleopatra – N.3 La Battaglia di Anzio (1878)

Orchestra Sinfonica di Roma, dir. Francesco La Vecchia @Various Artists – Topic

Restando in ambito sinfonico, nelle Scene veneziane (1889), che è una specie di sinfonia in 5 movimenti, si allargano tanto la tavolozza orchestrale quanto il panorama di riferimenti, che adesso include suggestioni che anticipano Respighi (nel Carnevale) o Puccini (nella Dichiarazione d’amore, al minuto 6:05) o richiamano chiaramente Bruckner (Cerimonia e danza nuziale, al minuto 22:56, quasi una citazione della Settima, se non erro).

Luigi Mancinelli: Scene veneziane (1889) I. Carnevale – Allegro brillante II. Dichiarazione d’amore – Andante sostenuto III. Fuga degli amanti a Chioggia – Scherzo IV. Ritorno in gondola – Andante con moto V. Cerimonia e Danza di Nozze – Lento (Tempo di marcia religiosa).

Orchestra Sinfonica di Roma, dir. Francesco La Vecchia @Past_Notes2

Dello Scherzo delle Scene veneziane (Fuga degli amanti a Chioggia) esiste anche una versione diretta da Toscanini.

?, dir. Arturo Toscanini @goodmanmusica

Venendo invece al repertorio operistico: dell’opera Ero e Leandro (1896) ho trovato purtroppo solo frammenti di un’esecuzione diretta da Vittorio Gui nel 1969 (in tutto comunque quasi 40 minuti). Il Prologo fu aggiunto nel 1897 per la prima rappresentazione in forma scenica a Madrid. Arrigo Boito, autore del libretto, si firma come Tobia Gorrio. Il libretto lo trovate qui. Dovrebbe esserci perlomeno un altro frammento con l’inizio dell’Atto III, se lo ritrovo lo aggiungo qui. Davvero un peccato però che non ci sia tutta l’opera!

Luigi Mancinelli: Ero e Leandro (1896): frammenti

Prologo (Anna Maria Rota, Orchestra della RAI di Torino, dir. Vittorio Gui)
Atto I: Idillio scena 6 (Veriano Lucchetti, Margherita Rinaldi, Orchestra della RAI di Torino, dir. Vittorio Gui )
Atto III: “Splendi, splendi!” (Margherita Rinaldi, Orchestra della RAI di Torino, dir. Vittorio Gui )
Atto III: “Volto soffuso” (Veriano Lucchetti, Margherita Rinaldi, Orchestra della RAI di Torino, dir. Vittorio Gui )
Atto III: “Vieni al giaciglio” + ultime 9 battute dell’opera (Margherita Rinaldi, Veriano Lucchetti, Orchestra della RAI di Torino, dir. Vittorio Gui)

Per fortuna almeno la registrazione di un’opera intera ce l’abbiamo, pur se con tutti i limiti di un’orchestra e un coro non precisamente all’altezza. Il libretto lo trovate qui, ne faccio comunque un breve riassunto per chi non avesse voglia di sfogliarselo digitalmente: Paolo, intento alla caccia col falcone nel cortile del castello di Rimini, è irriso dal Matto. Nel frattempo giunge Francesca, che vuole godersi l’aria di maggio. Ella reagisce con disgusto alla presenza del Matto, che decide di vendicarsi, e la spia mentre si approccia con Paolo, che le chiede un appuntamento segreto, “l’ultimo”. Una volta che Francesca è uscita, il Matto osa irriderla, provocando il furore di Paolo, che quasi l’uccide. Il Matto, soccorso da Gianciotto, gli rivela degli abboccamenti tra Paolo e Francesca, confermando i sospetti che Gianciotto già aveva. Si giunge a un confronto tra Gianciotto e Paolo, nel quale Gianciotto accusa apertamente Paolo di pensare a Francesca e Paolo accusa Gianciotto di avergliela rubata. Gianciotto comanda a Paolo di assumere l’incarico di capitano a Bologna – ma egli è ancora divorato dalla gelosia, e quando Francesca, col pretesto di voler pregare alla statua della Vergine, giunge sul luogo del suo appuntamento con Paolo, Gianciotto le fa ogni sorta di rimostranze e allusioni, dopodiché parte con tutta la scorta per la caccia al cinghiale. Paolo e Francesca s’incontrano e, mentre risuona in lontananza una canzone del Matto, cominciano a leggere dal libro di Lancillotto e Ginevra e finiscono col baciarsi. A questo punto irrompe Gianciotto, che li uccide entrambi. I due, morenti, riescono a baciarsi ancora una volta. Notevole,se si pensa al fatto che si tratta di un compositore italiano che scrive per l’Italia, è il “melodismo asciutto e spesso tortuoso” (Lorenzo Mattei), cui Mancinelli rinuncia solo nel grande duetto finale.

L’inizio della registrazione potrebbe spaventare l’ascoltatore incauto (soprattutto a causa del coro…), suggerisco quindi alcuni punti che, a mio parere, vale la pena sentire, ovvero: tutta la sezione a partire dall’incontro tra Gianciotto e Francesca (32’52”), con lo strano passaggio “minimalista” (36’06”) fino all’annuncio della caccia (ca. 38′); e praticamente tutta la parte finale dell’opera, a cominciare dalla partenza effettiva della caccia, col grido “Sant’Uberto!” (41’11”) col bellissimo effetto psicologico-spaziale dell’onda sonora e la conseguente citazione quasi letterale del wagneriano “Incantesimo della foresta” e la bella aria di Francesca, poi lo strano passaggio che prelude la citazione dantesca nell’aria di Paolo “Quali colombe dal disìo chiamate” (52’15”) e la successiva ripresa fuori scena del Sirventese del Matto, oltre naturalmente al suggestivo duetto finale (1h 1’45”), che già da sé sarebbe un piccolo capolavoro, se non fosse per il finale un po’ troppo brusco.

Barbara De Maio, Donato Tota, Franco Vassallo, Stefano Montanari, Orchestra “Pro Arte”, Coro lirico “Mezio Agostini”, dir. Marco Berdonini @Bongiovanni @ Addiobelpassato