Calendario dei compositori – giorno 35

4 febbraio: Aldo Finzi (1897-1945)

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ALDO FINZI nasce il 4 febbraio 1897 a Milano, ed è un compositore che è stato cancellato dal Fascismo – cosa che mi permette di restare in tema rispetto al post di ieri. La famiglia veniva da Mantova e aveva origini ebree, come d’altronde si evince già dal cognome (vi dice niente Il giardino dei Finzi-Contini?). Mentre si laureava in giurisprudenza a Pavia, studiava anche composizione da privatista, diplomandosi a Roma, e, senza perdere tempo, si faceva notare subito da Ricordi, che già dal 1921 cominciò a pubblicare lavori suoi. Non avendo trovato da nessuna parte un elenco preciso delle sue opere, non so assolutamente con quale lavoro esordì, ma senza dubbio nei dieci anni seguenti riuscì a pubblicare presso Ricordi un Quartetto, una Sonata per violino e pianoforte, due poemi sinfonici e un lavoro per coro e orchestra, oltre a svariate liriche. Lo stile, lo dico da subito, non è per niente innovativo, ma mostra già un suo tocco speciale che lo rende particolare, anche se servirebbe uno studio più approfondito per capire di cosa effettivamente si tratta. Se ho capito bene, anche l’opera giocosa La serenata al vento fu composta prima del 1931, anche se la cosa mi suscita qualche perplessità. Finzi partecipò difatti proprio con quest’opera a un concorso per un’opera nuova indetto dal Teatro alla Scala, da rappresentarsi nel 1938. Della commissione faceva parte anche Riccardo Pick-Mangiagalli, che aveva deposto le vesti di operista ed era al momento direttore del Conservatorio di Milano. A quanto pare, egli disse a Finzi in confidenza che la sua opera aveva vinto il concorso – ma la premiazione, attesa per la primavera 1938, non arrivò mai, cosa che fece presentire a Finzi l’intervento di un veto governativo di origine razziale. Pochi mesi più tardi furono promulgate le leggi razziali e la musica di Finzi, in quanto compositore ebreo, fu proibita. Egli continuò lo stesso a comporre, senza speranze di un’esecuzione, come nello stesso periodo accadeva a svariati altri compositori ebrei, tra cui per esempio Walter Braunfels. Nel 1942 cominciò addirittura la composizione di una seconda opera, Shylok, dal personaggio de Il mercante di Venezia di Shakespeare. L’opera s’incentrava intorno alle denunce di Shylok riguardo alle persecuzioni subite dal suo popolo. Finzi riuscì a comporne solo il primo atto. Nel frattempo, per sopravvivere, è costretto a lavorare sotto prestanome, come per esempio nel caso della sua traduzione ritmica di Les Béatitudes di César Franck, apparsa sotto altro nome. Dal 1943 cominciarono le deportazioni e Finzi si rifugiò a Torino, dove si trovava anche suo figlio, che però nel ’44 fu occupata dai nazisti. Una denuncia portò le SS proprio alla casa in cui il figlio si nascondeva, e Finzi, per evitare che fosse scoperto, si consegnò spontaneamente – dopodiché, con notevole faccia tosta, provò a corromperle, scoprendo che l’operazione non era poi così difficile. Le SS si portarono via tutto, comprese le fedi, ma Finzi compose subito dopo un Salmo per coro e orchestra come ringraziamento a Dio e come attestato della sua fede. Finzi morì l’anno seguente, tre giorni dopo il suo quarantottesimo compleanno e pochi mesi prima della liberazione d’Italia. Fu inumato sotto falso nome, e solo dopo la fine della guerra e dopo un processo la vedova riuscì a far trasferire le spoglie nella cappella di famiglia al Cimitero Monumentale di Milano.

L’opera La serenata al vento ha avuto la sua prima assoluta a Bergamo nel dicembre 2012, e in generale la riscoperta della musica di Finzi è in corso.

Curiosamente, c’è un altro Aldo Finzi, quasi coetaneo del nostro (nato 6 anni prima), e che ebbe un’esistenza quasi parallela. che fu un alto funzionario del Partito Fascista, prima che Mussolini gli scaricasse quasi addosso la responsabilità per l’uccisione di Matteotti. Chiaramente contrario alle leggi razziali del ’38, fu espulso dal Partito nel ’42 e fucilato alle Fosse Ardeatine nel ’44.

Il poema sinfonico Come all’ultimo suo ciascuno artista fu composto, inizialmente senza alcun titolo, nel 1939. Il titolo lo ricevette solo dopo la morte del compositore, dalla sorella, che utilizzò un verso di Dante (Paradiso XXX), e riflette tutto il particolare mondo, forse un po’ retrò, della musica di Finzi, con echi persistenti di Mahler e Strauss, ma anche Korngold, e insieme una forma liberissima e un movimento perpetuamente tendente alla luce.

Aldo Finzi: Come all’ultimo suo ciascuno artista (1939)

@ The Russian State Orchestra, Dmitry Yablonsky (tema)

Molto affascinante anche un altro poema sinfonico, Inni alla notte, composto dal poema di Novalis dopo che Finzi era scampato alla rappresaglia nazista nel 1944, e ancora pieno di luce, come se la tragedia fosse qualcosa di lontanissimo. Anche qui la libertà formale confinerebbe col caos, se non fosse che in qualche maniera alla fine torna tutto – ovvero, sembra sconclusionato, ma non lo è.

Aldo Finzi: Inni alla notte (1944)

@ The National Symphony Orchestra of Ukraine, Nicola Giuliani (tema)

Aggiungo in chiusura alcuni pezzi da camera: lo strano movimento centrale del Quartetto, che, oltre alla lunghezza spropositata, ricorda inizialmente addirittura Shostakovich, per prendere poi tutt’altra direzione, e una raccolta di cinque romanze, perché mi sembrava giusto dare un’idea anche di come Finzi componeva per la voce, dato che il suo lavoro più famoso avrebbe dovuto essere un’opera.

Aldo Finzi: dal Quartetto (?, prima del 1931) – II. Lento e grave

@ Quartetto Erasmus (tema)

Aldo Finzi: Liriche per soprano e pianoforte: 1. La Voix de Sélisette 2. C’era una volta 3. Serenata 4. Barque d’or 5. Catherine

Laura Crescini, Simonetta Heger @newhope123