Calendario dei compositori – giorno 31

31 gennaio: Franz Schubert (1797-1828)

@Wilhelm August Rieder – @Historisches Museum der Stadt Wien @wikimedia.org

FRANZ SCHUBERT nasce il 31 gennaio 1797 a Himmelpfortgrund (che, tradotto, sarebbe all’incirca “il territorio della porta del cielo” – oggi un distretto di Vienna), e, nonostante la brevissima vita, ha rappresentato, senza quasi esserne egli stesso cosciente, un punto di svolta fondamentale nella storia della musica occidentale. Inizialmente egli tentò un percorso in un certo senso classico, studiando composizione con Antonio Salieri, lavorando come insegnante e componendo Sinfonie (la sua Sinfonia n.1 la compose già a 16 anni, nel 1813), opere (Des Teufels Lustschloß, 1814 – già dal titolo chiaramente improntata all’estetica romantica, alla quale negli stessi anni lavorava anche E. T. A. Hoffmann), Messe, Quartetti e Ballate (come aveva fatto Zumsteeg) e Sonate. Ma l’animo di Schubert traboccava a tal punto di musica, che egli decise di mettere da parte l’insegnamento e di dedicarsi solamente alla composizione – scelta coraggiosissima, se si considera che nessuna delle sue composizioni “ufficiali” incontrava un particolare riscontro. Ma nel frattempo, dapprima mosso dalla potenza dei testi poetici (e in particolare da alcune poesie di Goethe) e poi quasi solo per sé e per i suoi amici, aveva cominciato a comporre Lieder, piccoli pezzi da eseguirsi in cerchie ristrette – e proprio questi piccoli pezzi cominciarono a essere eseguiti nei saloni letterari, circoli di amici cominciarono a organizzare serate dedicate ai Lieder e alla musica da camera di Schubert, che dal 1821 furono chiamate “Schubertiadi”, e proprio un Lied fu la prima composizione di Schubert a venire stampata. Il diciannovenne Schubert nel 1816 aveva osato mandare a Goethe tramite l’amico Joseph von Spaun alcuni Lieder su suoi testi (tra cui Erlkönig), ma Goethe, che all’epoca era del tutto ancorato all’estetica ancora settecentesca di Reichardt e Zelter, sostanzialmente non li recepì – o forse li buttò via senza neanche guardarli. Solo molto più tardi, nel 1830, quando Schubert era morto già da due anni, Goethe udì il Lied Erlkönig in concerto, e pare che, impressionato dall’esecuzione, dicesse che in quel modo il tutto componeva un quadro ben chiaro – anche se, secondo questo divertente articolo, egli non sentì un bel niente, ma piuttosto vide una giovine affascinante che cantava un Lied su un suo testo. La forza dirompente di queste piccole composizioni arrivò a influenzare profondamente anche Wagner, che, tra le altre cose, al centro del Tristan und Isolde mette proprio un Lied (il famoso “canto della notte” di Brangania), e si può dire che l’intera musica di Schubert, coi suoi percorsi tendenzialmente circolari e indiretti, abbia influenzato notevolmente Mahler. Quello che Schubert arriva a esprimere, e che prima in musica quasi non esisteva, è un livello d’interiorità e d’intimità quasi sciolto dal normale scorrere del tempo, anche perché spesso intrecciato di reminiscenze e ritorni. Estremamente significativo, in questo senso, il ciclo dei Winterreise (Viaggio d’inverno), composto per metà da sguardi all’indietro e per metà da un girovagare senza meta, fino all’incontro finale col suonatore, al quale il poeta racconterà tutta la sua storia, ovvero tutto quello che è stato appena eseguito, riportando l’ascoltatore all’inizio, in un eterno tempo circolare. La novità della produzione liederistica di Schubert ha per molto tempo messo totalmente in ombra le sue sfortunate composizioni “ufficiali” (opere, sinfonie, messe), che invece, mi preme dirlo, sono colme di fantasia e tutt’altro che disprezzabili. In particolare si è sempre accusato Schubert di non riuscire, nelle sinfonie, a staccarsi dall’ombra di Beethoven – senza considerare che, nel periodo in cui Schubert compone tutte le sue sinfonie (cioè sostanzialmente negli anni che intercorrono tra l’Ottava e la Nona di Beethoven), Beethoven rappresentava l’assoluta avanguardia nel genere e Schubert era in assoluto il primo a seguirne, a modo suo, le tracce.

Devo purtroppo ricordare qui anche il modo in cui Schubert è stato trattato in Italia, cosa per cui dovremmo ancora cospargerci il capo di cenere:

@Film d’essay 97

Passando alle cose serie: selezionare esempi musicali di Schubert è quasi impossibile; farò il possibile per limitarmi.

Premessa: nella numerazione delle ultime due sinfonie seguo la numerazione classica, che voleva attribuire anche a Schubert nove Sinfonie e quindi presupponeva l’esistenza di una Settima Sinfonia che, di fatto, esiste solo come abbozzo (ovvero interamente composta ma non orchestrata). Nella numerazione attuale le ultime due sinfonie di Schubert sono numerate 7 e 8.

Il mio primo incontro col compositore è stato (com’è tipico) tramite la famosa “Incompiuta” – un troncone che, di fatto, difficilmente potrebbe essere più compiuto di così (anche se qualcuno ha tentato di completarla…). Qui propongo la direzione classica e, ritengo, tuttora inarrivabile di Carlos Kleiber.

Franz Schubert: Sinfonia n.8 “Incompiuta” in si minore D 759 (1822) I. Allegro moderato II. Andante con moto

Wiener Philharmoniker, dir. Carlos Kleiber @ swag lord

Ho trovato sempre impressionante anche il modo epico e gigantesco in cui nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, Wilhelm Firtwängler interpreta la Sinfonia n.9 – che in questa versione tuona per ogni dove, quasi fosse un bombardamento musicale.

Franz Schubert: Sinfonia n.9 “La Grande” in do maggiore D 944 (1825) I. Andante. Allegro ma non troppo II. Andante con moto III. Scherzo. Allegro vivace – Trio IV. Finale. Allegro vivace – Berliner Philharmoniker, dir. Wilhelm Furtwängler, 1942

https://www.youtube.com/watch?v=xvcJz2FDxpU

(per qualche ragione ignota non era possibile metter questo video direttamente qui)

Aggiungo anche il bellissimo omaggio di Luciano Berio a Schubert, col “completamento” dei frammenti della Sinfonia n.10 in re maggiore D 936a.

Franz Schubert/ Luciano Berio: Rendering (1990) I. Allegro II. Andante III. Scherzo

Orchestra Alessandro Scarlatti di Napoli, dir. Luciano Berio @E P

Passando ai Lieder: mi limiterò (con grandissimo sforzo) a cinque: Gretchen am Spinnrade (1814), dove il diciassettenne Schubert musica direttamente una scena del Faust e rivoluziona completamente il concetto stesso di Lied: il già citato Erlkönig (1816), non da ultimo perché ne è disponibile un video impagabilmente trash con Jessye Norman; il Lied di Mignon n.4 Nur wer die Sehnsucht kennt (1826) per un’affezione particolare (ne ho ben viva in mente l’analisi fatta dal Professor Romano Pezzati durante uno dei suoi corsi) e per il sostanziale annullamento della consequenzialità tonale in funzione dell’espressione del testo; Der Lindendbaum (1827), perché credo che sia semplicemente il Lied più famoso che esista, e Der Doppelgänger (1827), perché è talmente incredibile sotto tutti i punti di vista, che a malapena si può credere che sia stato composto così presto – né, è bene rimarcare, si tratta di un caso isolato.

Franz Schubert: Gretchen am Spinnrade (Meine Ruh’ ist hin) op.2 D 118 (1814) – il testo in italiano e tedesco lo trovate qui

Elisabeth Schwarzkopf, Edwin Fischer, live 1974 @davidhertzberg1

Franz Schubert: Erlkönig op.1 D 328 (1816) – il testo, in italiano e tedesco, lo trovate qui

Franz Schubert: dai Gesänge aus Wilhelm Meister op.62 F 877: Lied der Mignon N.4 (1826) – il testo, sempre in italiano e tedesco, lo trovate qui

Barbara Bonnez, Geoffrey Parsons @etudes6

Franz Schubert: aus Die Winterreise op. 89 D 911: n.5 – Der Lindenbaum (1827) – il testo con traduzione lo trovate qui

Dietrich Fischer-Dieskau, Alfred Brendel @mychinamusic

(se non erro, questo Lied viene cantato da un soldato tedesco in ritirata nel film di Rossellini Paisà, ma non ho avuto tempo di ritrovare la scena)

Franz Schubert: aus Schwanengesang D 957: n.13 – Der Doppelgänger (1827) – il testo, come sempre, qui

Ian Bostridge, Antonio Pappano @ liederoperagreats

E, come se tutto ciò non fosse ancora abbastanza, chiudo con il bellissimo, amatissimo e famosissimo Andante con moto dal Trio n.2.

Franz Schubert: dal Trio n.2 in mi bemolle maggiore per pianoforte, violino e violoncello D 929 op.100: Andante con moto (1827)

Eugen Istomin, Isaac Stern, Leonard Rose @Alja Mandic