Calendario dei compositori – giorno 30

30 gennaio: Johann Joachim Quantz (1697-1773)

Von Johann Friedrich Gerhard († 1754) – http://www.bayreuth-wilhelmine.de/englisch/n_palace/pastell.htm, Gemeinfrei, Link

JOHANN JOACHIM QUANTZ nasce il 30 gennaio 1697 a Oberscheden (oggi semplicemente Scheden), un paesino sperduto tra Göttingen e Kassel, nel giusto allora costituito principato di Braunschweig-Lüneburg, e, oltre a essere una specie di gloria locale berlinese, è un musicista generalmente molto noto – senza che però che quasi nessuno (me compreso, fino a ieri) ne abbia mai sentito la musica Il .motivo di tale stranezza è da ricercarsi più che altro nel fatto che quasi tutti i suoi pezzi rimasero manoscritti, quasi come proprietà privata di Federico il Grande.

Anche vita di Quantz fu strana: costellata nella prima parte da una catena incredibile di disgrazie e nella seconda da un’altrettanto impressionante catena di fortune. Figlio di un semplice maniscalco, perse quasi subito entrambi i genitori e fu allevato dallo zio, che era il musico comunale di Merseburgo, che cominciò a impartirli lezioni di musica – per morire quasi subito anche lui. Quantz riuscì a restare a Merseburg presso il successore di suo zio nella carica e divenne musicista nella Cappella di Corte del Principe di Sassonia-Merseburg, che però morì sette anni dopo (nel 1714, quando Quantz aveva appena 17 anni), lasciando tutti i musicisti della Cappella senza stipendio per tre mesi a causa del lutto cittadino. Quantz, del tutto sprovvisto di mezzi, decise di tentare la fortuna a Dresda, ove si recò a piedi (!), candidandosi alla carica di musico comunale, ma senza fortuna. Ottenne però il posto nel vicino paese di Radeberg – che (naturalmente…) andò completamente a fuoco tre settimane dopo, costringendo Quantz a spostarsi nuovamente, stavolta a Pirna, sempre vicino a Dresda. Qui la sua vita ebbe finalmente una svolta: entrato nella cerchia di musicisti di una certa fama (tra cui Francesco Maria Veracini) e completata l’istruzione come musico specializzato in molti strumenti differenti, ottenne un posto come oboista e flautista nella Cappella Comunale di Dresda, posto che egli due anni dopo cambiò con un posto come oboista nella Cappella Polacca di Augusto II. Per chi (come me) non è particolarmente versato nella complicata storia del tempo, occorre spiegare che il famoso Duca di Dresda Augusto il Forte (quello che, si dice, fece costruire svariati castelli attorno alla città, uno per ognuna della sue amanti…) era contemporaneamente anche Re di Polonia, cosa che lo portava a viaggiare continuamente tra Dresda e Varsavia. Per Quantz cominciò una stagione di viaggi e incontri, che lo portò a studiare composizione con Jan Dismas Zelenka e Johann Jospeh Fux e flauto traverso col francese Pierre-Gabriel Buffardin. Nei suoi viaggi in Italia ebbe occasione di studiare contrappunto con Francesco Gasparini, Maestro di Cappella della Basilica di San Giovanni in Laterano, e di conoscere Johann Adolf Hasse e Alessandro Scarlatti a Napoli, lasciando quest’ultimo impressionato per il modo meraviglioso in cui suonava il flauto. A Venezia incontrò il suo idolo Antonio Vivaldi. Successivi viaggi lo portarono a Londra, dove Georg Friedrich Händel lo avrebbe voluto trattenere, e a Parigi, dove gli vennero in mente possibili migliorìe per il flauto traverso, come l’aggiunta di una seconda chiave. Lasciato definitivamente l’oboe per il flauto anche all’interno della Cappella Polacca di Augusto II, Quantz conobbe il giovane principe Federico di Prussia, che volle prendere lezioni di flauto – cosa che suo padre, il Re-soldato Federico Guglielmo, cercò immediatamente di proibire, tanto che, secondo un aneddoto, una volta Quantz dovette nascondersi nell’armadio per non essere sorpreso. Quando però Federico divenne finalmente re, poté togliersi lo sfizio di offrire a Quantz un posto nella sua corte estremamente ben pagato, dove il compositore ebbe tra l’altro il raro privilegio di poter criticare il Re, quando questi si cimentava col flauto. Nel famoso dipinto ottocentesco di Adolph Menzel Il concerto per flauto di Federico il grande a Sanssouci, Quantz è rappresentato appoggiato alla parete di destra, in assorto ascolto dell’esecuzione del sovrano. mentre al clavicembalo siede Carl philip Emmanuel Bach.

@Berlin, Alte Nationalgalerie @wikimedia commons

Quantz trascorse il resto dei suoi giorni a Potsdam in prosperità, componendo per il Re circa 300 concerti per flauto più almeno altri 200 lavori per flauto (Sonate, Trii, anche Quartetti ecc.) e aprendo una fabbrica di flauti, costruiti secondo le innovazioni da lui stesso progettate. Scrisse anche il trattato Saggio di un metodo per suonare il flauto traverso (1752), che rappresenta una pietra miliare per l’evoluzione della tecnica di questo strumento.

Come accennavo sopra, io non conoscevo finora neanche una nota della musica di Quantz, quindi la mia selezione degli esempi musicali è un po’ casuale. Ho cercato di tener conto di due fattori ovvero che Quantz oscilla molto tra uno stile assolutamente barocco e uno stile decisamente preclassico, per cui ho fatto il possibile per rappresentare ambedue le tendenze, e che Quantz ha composto anche un paio di cose per strumenti diversi dal flauto, e mi è sembrato quindi giusto inserire anche una composizione vocale e un concerto per corno. Non posso ordinare cronologicamente gli esempi, non avendo trovato da nessuna parte una cronologia delle composizioni di Quantz.

Comincio da quello che, stando alla numerazione, dovrebbe essere l’ultimo concerto di Quantz – ma che è stilisticamente così radicato nel barocco, da far pensare che sia in realtà uno dei primi. Molto più moderno (e, devo aggiungere, anche molto originale) appare invece il concerto che ho aggiunto subito dopo.

Johann Joachim Quantz: Concerto per flauto e archi n.300 in do minore QV 5: 38 I. Allegro II. Lento III. Vivace

Mary Oleskewicz, Concerto Armonico Budapest, dir./clav. Miklos Spanyi @Naxos

Johann Joachim Quantz: Concerto per flauto e archi n.108 in do minore QV 5: 32 I. Allegretto e con spirito II. Arioso ma mesto III. Allegro

Jean-Pierre Rampal, l’Ensemle orchestrale de Paris, dir./clav. Jean.Pierre Wallez

Chiudo con un breve e graziosissimo concerto per corno e con un mottetto per soprano e archi, ambedue composti prima che Quantz approdasse a Potsdam.

Johann Joachim Quantz: Concerto per corno n.9 in mi bemolle maggiore I. Allegro II: Siciliano. Larghetto III. Allegro

Barry Tuckwell, Academy of St. Martin in the Fields, dir. Elizabeth Iona Brown

Johann Joachim Quantz: Mottetto Exultate o stella beata per soprano e archi

Simone Kermes, Sachsische Staatskapelle, dir. Reinhard Goebel