Calendario dei compositori – giorno 27

27 gennaio: Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

WOLFGANG AMADEUS MOZART nasce al Salisburgo il 27 gennaio 1756 – e non ha davvero bisogno di presentazioni! Piuttosto, riguardando brevemente la sua biografia, si resta colpiti dalle difficoltà che un genio simile ha incontrato ha trovare lavoro. Facciamo un breve riassunto:

  • Nel 1769 (quando aveva 13 anni, ma era già conosciuto ovunque come bambino prodigio) ottenne un piccolo incarico non retribuito come terzo maestro concertatore alla Cappella di Corte di Salisburgo. Alla fine dell’anno partì con la famiglia per l’Italia, con la speranza, poi delusa, di ottenere un posto in una delle tante corti (tra cui quella del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, che Mozart incontrerà di nuovo nel 1790 come imperatore Leopoldo II).
  • Dal 1772 al 1777 ottenne sotto l’Arcivescovo Colloredo, sempre a Salisburgo, l’incarico di primo maestro concertatore, stavolta retribuito (male). Mozart non era per niente felice di quel posto, e la cosa si sente persino nelle composizioni di quegli anni. Nel 1777 decise di dimettersi.
  • Tra il 1777 e il 1778 cercò invano di ottenere un posto alle corti di Monaco di Baviera, Mannheim e a Parigi (dove, lo ricordiamo, in quegli anni si stava combattendo la guerra tra Gluck e Piccinni). Alla fine dovette però tornare a Salisburgo.
  • Nel 1779 si arrese a prendere il posto di organista di corte a Salisburgo, ma i rapporti con l’Arcivescovo erano così tesi, che dopo 20 mesi fu cacciato via a calci nel sedere (letteralmente!).
  • Dal 1780 al 1786 intraprese la coraggiosa decisione di svolgere una carriera da libero artista e di essere impresario di se stesso, inizialmente con notevole successo, tanto da essere tra i favoriti alla corte imperiale di Giuseppe II. Nel 1786 però l’allestimento di Le nozze di Figaro creò a Vienna un certo sconcerto, Mozart cominciò a essere visto con sospetto e fortuna e finanze cominciarono a scemare.
  • Sembra che, quando Leopold, il padre di Wolfgang, morì nel 1787, avesse lasciato tutte le sue sostanze alla figlia Maria Anna, di fatto diseredandolo.
  • Alla fine del 1787 l’imperatore Giuseppe II lo salvò temporaneamente dalla rovina dandogli un incarico come compositore di corte – e pagandolo comunque meno della metà rispetto al suo predecessore Gluck!
  • Nel 1789 Mozart si mise in cerca di nuovi incarichi, soprattutto a Dresda, Lipsia e Berlino; ma un possibile incarico a corte con l’imperatore Federico Guglielmo II finì in un nulla di fatto.
  • Nel 1790 Mozart non fu tra i compositori invitati all’incoronazione del nuovo imperatore Leopoldo II, già granduca di Toscana (che, evidentemente, ce l’aveva con lui…). Mozart decise di presenziare lo stesso a proprie spese, organizzando dei concerti, ma finì col rimetterci.
  • Negli ultimi anni Mozart trovò finalmente mecenati disposti a finanziarlo e si trovò a rifiutare un incarico molto ben retribuito a Londra, sfruttando piuttosto la possibilità di diventare Maestro di Cappella della città di Vienna accettando il posto di assistente. Anche se la sua fortuna a corte non migliorò minimamente (resta famoso il giudizio estremamente negativo dell’imperatrice Maria Luisa, che dichiarò di essersi addormentata durante quella “porcheria tedesca” che era La clemenza di Tito…) il successo popolare fu crescente, soprattutto in seguito alla prima de Il flauto magico (30 settembre 1791). Nell’estate 1791 Mozart ricevette da un aristocratico musicista dilettante l’incarico di comporre un Requiem. Ammalatosi il 20 novembre, Mozart morì il 5 dicembre, lasciando il Requiem incompiuto a metà del Lacrimosa.

L’insieme di queste vicende lascia pensare che persino in un’epoca di mecenati il genio ha stentato a essere riconosciuto, tanto che non di rado a Mozart sono state preferite personalità più mediocri. Lo spirito dell’artista era comunque troppo libero per potersi piegare ai dettami di un qualche signore, tanto che Mozart ha finito spesso col mettersi da solo nei guai (ricordiamo che l’opera Così fan tutte crea ancora adesso scandalo – famoso il caso recente di quei professori di Ascoli Piceno che ne hanno proibito la visione agli alunni…) e ha invece fallito miseramente proprio quando ha tentato di arruffianarsi i potenti (La clemenza di Tito). Per uno spirito simile i tempi probabilmente non saranno mai maturi.

Ho deciso di omaggiare il Genio con una piccola selezione di brani molto malinconici o molto dolci – e per quanto piccola si tratterà comunque di una lista abbastanza lunga… Li ho suddivisi secondo un’idea di periodizzazione che accarezzo da tempo. Si tratta solo di una proposta, niente di dogmatico e niente che io abbia avuto modo di comprovare dal punto di vista musicologico.

Primo periodo: 1761-1773. In questa prima fase Mozart sostanzialmente si accontenta di lasciare forma, armonia e struttura generale della frase musicale così come le ha trovate, arricchendole però di un’inventiva infinita e di un’espressività molto ricca, che lo distinguono già in così giovane età dai molti dei compositori coevi. Già in questo periodo egli compone capolavori come Mitridate, re del Ponto K 87 (1770); Lucio Silla K 135 (1772) o il mottetto Exsultate, jubilate K 165 (gennaio 1773).

Da questo primo periodo ho preso tre piccoli esempi, tre movimenti lenti da tre sinfonie l’uno di tipo malinconico dalla Sinfonia n.5 e l’altro, con un tipico accompagnamento cullante in pizzicato, dalla Sinfonia n.6, e l’ultimo infine dalla Sinfonia n.13, talmente grazioso da suonare come del tutto tipico per Mozart.

Mozart: Sinfonia n.5 in Si bemolle maggiore K 22 (1765) – II. Andante

Danish National Chamber Orchestra, dir, Adam Fischer

Mozart: Sinfonia n.6 in Fa maggiore K 43 (1767) – II. Andante

Danish National Chamber Orchestra, dir, Adam Fischer

Mozart: Sinfonia n.13 in Fa maggiore K 112 (1771) – II. Andante

Danish National Chamber Orchestra, dir, Adam Fischer

Secondo periodo: 1773-1782. Questo è un po’ il periodo Sturm und Drang di Mozart. A 17 anni egli non si accontenta più, sembra entrare in crisi, e negli anni seguenti si scatena sempre di più in costruzioni formali bizzarre e selvagge, gioca non di rado con armonie abbastanza sorprendenti e raggiunge livelli espressivi preromantici. Dalla vastissima produzione di questo periodo ho preso tre piccoli esempi: il primo movimento del Quartetto n.13 K 173 (1773), il celebre primo movimento della Sinfonia n.25 K 183 (1773) e l’Andante del Concerto per pianoforte n.9 “Jeunehomme” K 271 (1777). In particolare il primo movimento del Quartetto n.13 mi ha sempre impressionato per il tono quasi maniaco-depressivo e l’apparente impossibilità di trovare una via d’uscita. A questo periodo appartengono anche le opere Idomeneo (1781) e Die Entführung aus dem Serail (1782).

Mozart: Quartetto n.13 in Re minore K 173 (1773) – I. Allegro ma molto moderato

Quartetto Amadeus

Mozart: Sinfonia n.25 in Sol minore K 183 (1773) – I. Allegro con brio

Wiener Philharmoniker, dir. Leonard Bernstein

Mozart: Concerto per pianoforte n.9 “Jeunehomme” in Mi bemolle maggiore K 271 (1777) – II. Andante

Mitsuko Uchida, English Chamber Orchestra, dir. Jeffrey Tate

Terzo periodo: 1783-1788. La grande rivoluzione di questo periodo è l’approdo alla forma-sonata di Haydn e l’enorme flessibilità formale ed espressiva che l’utilizzo di tale struttura permette. Mozart la piega in tutte le direzioni, come d’altronde faceva anche Haydn. La struttura formale rigorosa sembra concedere al compositore una libertà espressiva ancora maggiore, e così Mozart estende il concetto anche ad altre strutture formali, come quella del Tema e variazioni. Sempre in questo periodo avviene l’approfondimento del contrappunto, dopo lo studio della musica antica e l’approccio con le composizioni di Bach. Vale a malapena ricordare che in questo periodo Mozart compone anche Le nozze di Figaro (1786) e il Don Giovanni (1788). Gli esempi possibili da questo periodo sono numerosissimi, ma per mantenere in qualche modo l’equilibrio li ho limitati a quattro (tre non era proprio possibile): il Finale, con le variazioni sul tema della siciliana, del Quartetto n.15 (1783), che è il secondo dei sei quartetti dedicati a Haydn (e che mi ha sempre fatto venire i brividi), e tre movimenti lenti dai tre concerti per pianoforte n.21, 22 e 23. L’Andante del Concerto per pianoforte KV 467 è semplicemente troppo famoso per non includerlo nella lista, e rappresenta inoltre un’evoluzione diretta dei movimenti lenti graziosi delle primissime sinfonie; l’Andante del Concerto per pianoforte KV 482 è da sempre uno dei miei movimenti preferiti in assoluto, e infine l’Andante del Concerto per pianoforte K 488 rappresenta uno dei picchi espressivi di Mozart.

Mozart: Quartetto n.15 in Re minore K 421 (1783) – IV. Allegretto ma non troppo

Quartetto Guarnieri

Mozart: Concerto per pianoforte n.21 in Do maggiore KV 467 (1785) – II. Andante

Mitsuko Uchida, English Chamber Orchestra, dir. Jeffrey Tate

Mozart: Concerto per pianoforte n.22 in Mi bemolle maggiore KV 482 (1785) – II. Andante

Mitsuko Uchida, English Chamber Orchestra, dir. Jeffrey Tate

Mozart: Concerto per pianoforte n.23 in La maggiore K 488 (1786) – II. Adagio

Mitsuko Uchida, English Chamber Orchestra, dir. Jeffrey Tate

Quarto periodo: 1788-1791. La musica di Mozart non smette di evolversi e raggiunge in questa ultima fase una libertà assoluta, che si manifesta in un approfondimento del rapporto tra suono e forma, nonché in un’applicazione estesa del contrappunto. L’espressione non è più qualcosa di aggiunto a una struttura formale, ma scaturisce tanto dalla forma stessa quanto dai rapporti tra le voci. Quasi per paradosso la cosa si può manifestare tanto col ricorso a strutture rigorosissime, come la fuga nel Requiem, quanto nell’assoluta libertà formale per esempio degli ultimi concerti per pianoforte. Nella celeberrima Sinfonia n.40, per esempio, Mozart non ha più alcun bisogno di piegare in qualche modo la struttura della forma-sonata, che proprio nel suo rigorosissimo svolgimento conferisce al tema quel che d’implacabile che rende questo movimento così potente – una lezione che Beethoven sfrutterà nella sua Quinta Sinfonia. Il Minuetto dell’ultimo Quartetto di Mozart non appartiene precisamente né al genere malinconico né a quello “grazioso”, è pura musica, che non ha bisogno di essere catalogata in qualche modo – un pezzo dal suono talmente puro da riempirmi di entusiasmo ogni volta. Chiudo, obbligatoriamente, con l’incipit del Requiem.

Mozart: Sinfonia n.40 in Sol minore K 550 (1788) – I. Molto allegro

English Chamber Orchestra, dir. Jeffrey Tate

Mozart: Quartetto n.23 in Fa maggiore “Prussiano” K 590 (1790) – III. Menuetto: Allegretto – Trio

Quartetto italiano

Mozart: Requiem K 626 (1791) – I. Requiem aeterna II. Kyrie eleison

La Chapelle Royale, Collegium Vocale, Orchestre des Champs Élysées, dir. Philippe Herreweghe