Calendario dei compositori – giorno 25

25 gennaio: Witold Roman Lutosławski (1913-1994)

@Betty Freeman – Polish Music Center @wikimedia commons

WITOLD ROMAN LUTOSŁAWSKI nasce a Varsavia il 25 gennaio 1913, da una famiglia della nobiltà polacca con relazioni internazionali e impegnata politicamente a sinistra. La particolare posizione della Polonia, sempre schiacciata tra Russia e Germania, e il particolare momento storico della sua nascita gli hanno regalato una vita è decisamente movimentata, segnata da guerre, dittature e rivoluzioni a catena – eventi di cui la sua musica porta in qualche modo una traccia.

La Prima Guerra Mondiale scoppiò quando egli aveva poco più di un anno, e un anno più tardi, col il fronte vicino a Varsavia i Lutosławski fuggirono a Mosca, da dove il padre Józef si dette da fare per organizzare la resistenza contro i tedeschi. Poco dopo però scoppiò la Rivoluzione in Russia, il regime rivoluzionario stipulò la pace con la Germania e come conseguenza nel 1918 i bolscevichi (con grande coerenza) misero a morte senza processo il democratico Józef. La Polonia fu comunque dichiarata indipendente e la famiglia poté tornare nella tenuta, ormai devastata. Ma, mentre nel resto dell’Europa, in Polonia era scoppiata un’altra guerra, stavolta contro l’Ucraina e la Russia. Lutosławski cominciò comunque a studiare musica a Varsavia e nel 1924 ebbe la sua personale folgorazione ascoltando in un concerto la Sinfonia n.3 di Karol Szymanowski. All’inizio degli anni Trenta cominciò a studiare contemporaneamente matematica e composizione – e l’applicazione dell’una all’altra diventerà tipica del suo modo di comporre – anche se egli abbandonò lo studio della matematica dopo soli due anni. La particolare posizione di mezzo della Polonia si rivelò critica nel 1939, quando essa fu invasa dai tedeschi da una parte e dai russi dall’altra. Lutosławski fu catturato dai tedeschi e riuscì a fuggire tornando a piedi a Varsavia – mentre nel frattempo suo fratello, catturato dai Russi, veniva trasferito in un campo di lavoro siberiano, dove morì. Nella Varsavia occupata dai tedeschi erano stati proibiti tanto i concerti quanto l’esecuzione di musica polacca (incluso Chopin), e Lutosławski si dovette guadagnare da vivere suonando nei caffè assieme ad Andrznej Panufnik e, occasionalmente e clandestinamente, componendo canzoni della Resistenza. In questo periodo, tra i suoi molteplici arrangiamenti, compose le Variazioni su un tema di Paganini – una delle poche composizioni di quegli anni che egli riuscì a salvare nella fuga prima della completa distruzione di Varsavia da parte dei tedeschi nel 1944 a seguito del fallimento della Rivolta. Ritornato nel 1945 nella Varsavia “liberata”, Lutosławski fu eletto segretario dell’Unione dei Compositori Polacchi e si mise al lavoro sulla sua Sinfonia n.1, che aveva cominciato a comporre già nel 1941. La sinfonia finì però sotto il maglio delle autorità staliniste, che la bollarono (tanto per cambiare) come formalista. Vista la storia personale di Lutosławski, mai giudizio avrebbe potuto essere più miope e dettato unicamente dall’ignoranza. Comprensibilmente, Lutosławski rifiutò di adattarsi ai dettami estetici del Realismo Socialista, e finì quindi per essere ostacolato dal regime, tanto da doversi ridurre a comporre solo canzoni per bambini – attività per la quale, paradossalmente e con disappunto dell’autore, egli ricevette un premio. Subito dopo la morte di Stalin, però, Lutosławski ricominciò a fare davvero il compositore con il suo Concerto per Orchestra (1954), distinguendosi poco dopo con la sua Musique funèbre per il decimo anniversario della morte di Bartók e introducendo il sistema seriale nelle sue composizioni, così come una combinazione di sincronia e principi aleatori nei suoi Jeux vénitiens per ensemble (1961), dove la scansione delle battute è regolare, ma si alternano episodi in ritmo rigoroso a episodi con contrappunto ad libitum. A partire dal Quartetto (1964) Lutosławski sperimenta una forma musicale bipartita, che egli poi applicherà sostanzialmente in tutti i suoi successivi lavori: a un primo movimento frammentario e su dinamiche basse (“Movimento introduttivo”) segue un secondo movimento saturo, che raggiunge poco prima della fine un suo punto culminante (“Movimento principale”). Questo tipo di struttura ha in realtà una sua diffusione storica molto particolare e la si ritrova già in alcuni lavori di Schreker e Webern, mentre all’epoca di Lutosławski viene ripresa anche da Luigi Nono, per esempio nel suo Quartetto – e in un certo senso ha finito per diventare una struttura formale classica della musica contemporanea. Lutosławski comincia intanto finalmente a ottenere riconoscimenti internazionali e a entrare in contatto con tutti i più grande compositori e musicisti dell’epoca. Dal 1967 intanto era cominciata una stagione di grandi proteste in Polonia, con conseguente violenta repressione da parte del regime nel 1970 – e proprio in questo periodo nasce il Concerto per violoncello, composto da Lutosławski per Rostropovich, che proprio in quel periodo cominciava a manifestare apertamente il suo dissenso per il regime sovietico. Anche se Lutosławski affermò di non avere programmaticamente pensato a questi eventi durante la composizione, essi influirono in qualche modo tanto sulla musica quanto sulla ricezione del pezzo – il che fece di Lutosławski anche un simbolo dell’identità polacca. Altre turbolenze seguirono negli anni Ottanta, dapprima con la nascita del movimento Solidarność al cantiere navale di Danzica, poi coi tentativi di soppressione tramite l’introduzione della legge marziale da parte di Jaruzelski. Lutosławski prese a suo modo parte alle proteste, unendosi al boicottaggio operato dagli artisti polacchi e rifiutando qualsiasi incarico in Polonia fino al 1989. Come segno di solidarietà ai lavoratori in sciopero a Danzica, mandò loro nel 1983 una registrazione della prima esecuzione della sua Sinfonia n.3, e ottenendo il Premio Solidarietà, l’onoreficenza di cui egli andava più fiero. Dal 1990, dopo la fine dell’era comunista, Lutosławski contribuì alla ricostituzione della Repubblica di Polonia prendendo la presidenza del Consiglio Culturale Polacco. La serenità durò poco: ammalatosi di cancro, Lutosławski morì nel febbraio 1994, senza poter portare a termine il suo Concerto per violino.

La mia piccola rassegna comincia con la Prima Sinfonia, che, per l’utilizzo di forme e sonorità non troppo distanti da quelle della Quarta Sinfonia di Shostakovich o della Seconda Sinfonia di Lyatoshinsky, non poteva che subirne lo stesso destino. Da notare il particolare amore per contrappunto e melodia, che contraddistinguono tutto lo stile di Lutosławski. Le influenze stravinskiane indubbiamente si fanno sentire e devono aver infastidito abbastanza i caporioni socialisti…

Witold Lutosławski: Sinfonia n.1 (1941-47) I. Allegro giusto II. Poco adagio III. Allegretto misterioso IV. Allegro vivace

Polish National Radio Symphony Orchestra, dir. Antoni Wit @Lusofolias

I due principi melodico e contrappuntistico restano perfettamente riconoscibili anche nella dodecafonica Musique funébre. Vale la pena riportarne una breve analisi, che riprendo da qui: I. Prologo: esposizione in canone di una lunga melodia dodecafonica, costruita unicamente su tritoni e seconde minori, i due intervalli che esprimono musicalmente il lamento; II. Metamorfosi: prima manifestazione della forma a catena, in cui Lutosławski intreccia più percorsi musicali indipendenti; III. Apogeo: in 12 battute si succedono 32 accordi di 12 suoni; IV. Epilogo: il canone iniziale si ripresenta in forma retrograda, chiaro omaggio all’amore di Bartók per le strutture a specchio.

Witold Lutosławski: Musique funébre per archi (1958) I. Prologo II. Metamorfosi III. Apogeo IV. Epilogo

@ 12 ensemble

Non potevo non riportare il Concerto per violoncello, anche in contrapposizione col concerto per violoncello Tout un monde lointain di Dutilleux, composto esattamente negli stessi stessi anni e anche per Rostropovich. In questo pezzo vengono impiegate tanto la tecnica di alternare sezioni rigorose con altre ad libitum, quanto la struttura formale sostanzialmente bipartita, con una prima parte frammentaria che si evolve in una seconda parte satura.https://soundcloud.com/saverio-porry-pastorel/lustoslawski-concerto-per-violoncello

Witold Lutosławski: Concerto per violoncello (1970) I. Introduction II. Four Episodes III. Cantilena IV. Finale

Mstislav Rostropovich, Orchestre de Paris, dir. Witold Lutosławski

Chiudo con un pezzo meno importante, ma in dialogo con quanto pubblicato qualche giorno fa a proposito di Blacher, ovvero le Variazioni su un tema di Paganini.

WitoldLutosławski: Variazioni su un tema di Paganini per due pianoforti (1941)

Martha Argerich, Nelson Freire @ Cantus 5