Calendario dei compositori – giorno 23

23 gennaio: Rutland Boughton (1878-1960)

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RUTLAND BOUGHTON nasce il 23 gennaio 1878 (esattamente 2 mesi prima di Schreker!) ad Aylesbyry nel Buckinghamshire. Sconosciuto ai più, questo compositore rappresenta un bizzarro caso di wagnerismo inglese socialista. Egli manifestò fin da piccolo un eccezionale talento musicale, ma le modeste finanze della famiglia non erano sufficienti a sostenere le spese per gli studi, quindi si arrangiò in vario modo con lavori in ambito musicale, studiando composizione da autodidatta (come, esattamente nello stesso periodo, faceva anche Schreker), finché riuscì a suscitare l’attenzione di varie alte personalità, tra cui i Rotschild, e ottenne una borsa di studio, che gli permise dal 1898 di studiare al Royal College of Music di Londra. Una volta terminati gli studi nel 1901 si trovò nuovamente in assoluta povertà, ma riuscì piano piano a farsi strada come compositore, tra l’altro con alcune opere patriottiche come una marcia sinfonica Britannia (1901), delle Variazioni su un tema di Purcell, per orchestra (1901) e una Sinfonia n.1 Oliver Cromwell (1905), arrivando infine ad attirare l’attenzione di Sir Granville Bantock, che gli diede un posto nel Birmingham and Midland Institut of Music. Là Boughton poté allargare molto le sue conoscenze e venne a contatto con George Bernard Shaw, che lo introdusse alle idee del comunismo – idee che egli approfondì anche divorando gli scritti di John Ruskin, William Morris e Edward Carpenter. La scoperta della musica di Wagner fu il catalizzatore che fuse insieme e rinnovò tutte le tendenze precedenti: una prima idea di Boughton di comporre un ciclo di opere sulla vita di Cristo si trasformò allora nella celebrazione della sacralità della sua patria attraverso un ciclo di cinque opere basate sul ciclo arturiano, composte nell’arco di 36 anni (The Birth of Arthur, 1909; The Round Table, 1916; The Lily Maid, 1934; Galahad, 1944; Avalon, 1945) – creando per l’occasione un genere nuovo, che egli definì £dramma corale”, chiaramente su modello del teatro greco, come Wagner. A questo si aggiunse programmaticamente la scelta di fondare un festival nella cittadina di Glastombury, luogo arturiano per eccellenza, prendendo a modello Bayreuth e ricreando una sorta di modello alternativo di società, in cui l’arte (opera, musica da camera antica e moderna, teatro e poesia) fosse fusa col ritmo quotidiano della vita e accessibile a tutti. Mancando i fondi e un teatro vero e proprio, le rappresentazioni avvenivano nella Sala Comunale con l’accompagnamento di un pianoforte, a quanto pare riuscendo a ricreare interi paesaggi ed effetti solo col movimento del coro sulla minuscola scena. Là anche Boughton conduceva uno stile di vita alternativo, vivendo con le sue tre mogli (era legalmente sposato solo alla prima, che però non concesse mai il divorzio). Il più grande successo di Boughton fu il “dramma corale” The Immortal Hour (1913), basato su una pièce “celtica” di William Sharp (1855-1905), altra figura alternativa di scrittore che aveva scoperto di dover esprimere la parte femminile della sua personalità e aveva cominciato a firmarsi come Fiona Macleod, comportandosi come se questa Fiona fosse esistita veramente.

L’opera, che in un’atmosfera intessuta di sogni, premonizioni e apparizioni soprannatural narra una vicenda imparentata con quella de La Falena di Smareglia o anche, più di lontano con Rousalka, The Immortal Hour inaugurò il festival di Glastonbury nel 1914, e, visto il successo,  fu esportata nel 1922 al Regent Theater di Londra, stabilendovi addirittura un record mai più raggiunto nella storia dell’opera lirica di 216 rappresentazioni consecutive, con la gente che tornava continuamente a rivedere lo spettacolo. La Principessa Maria Luisa di Schleswig-Holstein (una nipote della Regina Vittoria) tornò 52 volte, una certa Miss Parker addirittura 133. Pare che comunque una parte sostanziale del successo fosse dovuta a Gwen Ffrangon-Davies, che con incredibile grazia impersonava l’ultraterrena Principessa Etain. Il successo del compositore fu confermato negli anni seguenti da altri due titoli, Alkestis (1922) e The Queen of Cornwall (1924), versione inglese della storia di Tristano e Isotta,  ma l’idillio finì bruscamente quando Boughton nel 1926 osò utilizzare la propria opera Bethlehem, scritta nel 1915 per le chiesetta di Glastombury, in un pezzo di propaganda per la difesa dei minatori che stavano scioperando, inscenando la natività in una capanna di minatori, con Erode vestito da capitalista con cilindro. I cittadini di Galstonbury decisero che non volevano più saperne nulla di lui, ed egli si trasferì in un altro paesino nel Gloucestershire, scomparendo lentamente dalla ribalta. La terza opera del suo ciclo arturiano poté ancora essere messa in scena in un altro piccolo festival sperimentale, ma le ultime due sono rimaste ineseguite, Nell’ultimo periodo egli compose ancora due sinfonie e svariati concerti, tra cui nel 1943 un Concerto per tromba che è stato definito dal trombettista John Wallace “il concerto per tromba che Elgar non ha mai scritto”. Per il resto Boughton, sostanzialmente a causa delle sue idee comuniste, venne messo da parte e dimenticato per circa 40 anni. Certo, la sua resistenza a tutta la musica moderna e il fatto che i suoi lavori, per quanto affascinanti, si assomiglino un po’ tutti, non ha aiutato molto. Io comunque sarei molto curioso di vedere o perlomeno ascoltare una buona volta queste cinque opere del ciclo arturiano. L’unica registrazione esistente sembra essere un frammento da The Lily Maid, che includo qui.

L’opera The Immortal Hour per molti versi è accostabile a Der Schatzgräber di Schreker: si tratta anche qui di un lavoro di un wagneriano, nel quale però della musica di Wagner non resta praticamente più nulla e che, se vogliamo, somiglia piuttosto a Debussy, con una storia a metà tra sogno e veglia, e che ebbe la facoltà di corrispondere a tal punto al gusto dell’epoca, da incontrare un successo immenso, che oggi a noi sembra incomprensibile. Nella pressoché totale impossibilità di estrarre una vera e propria scena in qualche modo chiusa da questo lavoro, ho scelto il finale dal punto in cui, durante la festa, il misterioso cantore straniero, dopo aver chiesto un premio per il suo canto, ottiene, di poter baciare la mano di Etain, sussurrandole una melodia che le riporta alla memoria il regno immortale da cui tanto lei quanto il cantore provengono. Etain scompare nel regno misterioso assieme allo straniero e il Re Eochaidh, che non la può seguire, viene coperto dall’ombra dello spirito della morte. E, per rispondere subito a una comprensibile perplessità: sì, l’opera finisce veramente così, a mezz’aria. L’opera è acquistabile come cd o come file mp3 direttamente dal sito della hyperion (e spero che non ce l’abbiano con me se ne riporto qui gli ultimi 16 minuti…).

Rutland Boughton: da The Immortal Hour (1914) – Finale

Anne Dawson, David Wilson-Johnson, Maldwin Davies, The Geoffrey Mitchell Choir, English Chamber Orchestra, dir. Alan G. Melville @hyperion

Come promesso, ecco qui anche il frammento da The Lily Maid. Non ho purtroppo la minima idea di cosa succeda in questo punto e non mi sono soffermato più di tanto a cercare di capire il testo; so solo che l’opera parla di Lancillotto ed Elaine, la sfortunata fanciulla di lui innamorata senza esserne ricambiata. Non so neppure chi siano gli esecutori e da dove provenga la registrazione, mi dispiace.

Rutland Boughton: The Lily Maid (1934) – frammento

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Chiudo col bel finale di The Queen of Cornwall: Tristano, Isotta e Marke sono già morti, in scena resta solo l’altra Isotta, la moglie legittima di Tristano, Isotta dalle Bianche Mani, che piange la morte del suo sposo, il cui cadavere viene poi gettato dalla rupe, mentre i servitori bruciano sulla pira il corpo di Marke. L’opera si chiude con un Coro di Ombre, cui si mischiano le voci degli spettri di Tristano e Isotta.

Rutland Boughton: The Queen of Cornwall (1924) – Finale

Joan Rodgers, Member of the London Chorus, New London Orchestra, dir. Ronald Corp @Epoch