Calendario dei compositori giorno 21

21 gennai: Henri Duparc (1848-1933)

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HENRI DUPARC (in realtà Marie Eugène Henri Fouques-Duparc) nasce a Parigi il 21 gennaio 1848. La sua figura aggiunge un altro tassello al quadro dei wagneriani francesi qui tratteggiato nei giorni scorsi attraverso le figure di Chabrier e Chausson. Nonostante la lunga vita, restano di lui pochissime composizioni – appena 26, 17 delle quali sono Mélodies, mentre un’altra, l’opera Roussalka, è rimasta in forma di abbozzo. L’esigua quantità è dovuta da un lato al fatto che il compositore stesso distrusse molti dei suoi lavori, come fecero per esempio anche Paul Dukas ed Edgar Varèse, ma dall’altro soprattutto al fatto che Duparc fu costretto a cessare di comporre già nel 1885 a causa di una malattia nervosa (forse iperestesia) che lo divorava già da anni. Alla carriera compositiva lo avviò César Franck, presso il quale egli studiava pianoforte. Franck gli disse chiaramente che egli non sarebbe mai stato un virtuoso, ma che piuttosto aveva la stoffa del compositore. Nel 1869 Duparc vide il Tristan und Isolde a Monaco di Baviera, ma nel 1870 partecipò alla guerra Franco-Prussiana – un’esperienza che lo lasciò intimamente lacerato, aprendo uno squarcio tra i due mondi musicali cui egli si sentiva di appartenere. Fu quindi a Parigi tra i fondatori della Société nationale de musique, la stessa di cui nel 1886 Chausson divenne il nuovo segretario, dopo averne estromesso Saint-Saëns.

Tutto il suo impegno successivo sembra concentrato (ma potrebbe essere solo una mia impressione) nel francesizzare l’esperienza musicale tedesca, ricercando per esempio nelle mélodies la stessa sintesi tra forma, testo, voce e musica caratteristica del Lied tedesco, o componendo un poema sinfonico, Lenore, su un soggetto tedesco cui appena tre anni prima Joachim Raff aveva dedicato un’intera sinfonia. Nella famosa estate del 1879 si trova anch’egli a Bayreuth insieme a Chabrier, Chausson e D’Indy, dove torna anche nel 1883 per la ripresa del Parsifal successiva alla morte del Maestro. La malattia intanto progrediva e ogni nuova composizione gli richiedeva fatiche inenarrabili. L’ultima delle sue 17 mélodies, La Vie antérieure, su testo di Baudelaire, richiese 10 anni per essere terminata (1874-1884) e fu la sua ultima composizione vera e propria. Negli anni successivi Duparc si dedicò a lavori di orchestrazione delle sue mélodies e trascrizione per due pianoforti di opere per organo di Bach e di Franck, tentando invano di portare avanti il progetto della Roussalka, di cui resta solo un mirabile frammento. L’ultimo suo sforzo musicale, la revisione del poema sinfonico del 1874 Aux étoiles, risale al 1911. Divenuto completamente cieco e paralitico, morì nel 1933, a 85 anni.

La Lenore, dalla ballata del 1773 di Gottfried Augustus Bürger di cui ci siamo già occupati parlando di Zumsteeg, è il lavoro che portò Duparc d’un balzo alla notorietà, e, dato che apparve solo tre anni dopo la Sinfonia n.5 “Lenore” di Joachim Raff, mi sembra che un confronto tra i due lavori possa essere interessante. Nonostante quella di Raff sia una sinfonia in 4 tempi e quello di Duparc un poema sinfonico di meno di 15 minuti, il confronto è possibile, perché Raff concentra tutta la narrazione vera e propria nell’ultimo movimento, di fatto facendo precedere il suo poema sinfonico da tre movimenti di sinfonia dedicati all’antefatto. La struttura è molto simile, e persino alcune soluzioni sonore si assomigliano. Per maggiore chiarezza riassumo qui la storia. Wilhelm, lo sposo (o promesso sposo, non è chiaro) di Lenore, è partito soldato con Re Federico alla Battaglia di Praga. La pace è stata siglata, tutti i soldati tornano indietro, ma Lenore attende invano di rivedere Wilhelm. Disperata si strappa i capelli e comincia a imprecare contro Dio, suscitando l’ansia e la riprovazione della madre. La notte stessa (e da questo punto partono ambedue le versioni musicali) Lenore viene svegliata da strani rumori, un cavallo che si avvicina, qualcuno che cerca di aprire la porta… La voce di Wilhelm la chiama, egli però non vuole entrare, ma vuole portare Lenore con sé nel suo letto nuziale, che giace 100 miglia lontano. Comincia una cavalcata furiosa, costellata da immagini sempre più raccapriccianti –  un funerale notturno, uno spettro che si svolazza su un patibolo e si accoda alla cavalcata – mentre ogni volta Wilhelm chiede a Leonore se ella abbia paura dei morti. La cavalcata termina in un cimitero, il cavallo si disfa completamente sotto gli occhi di Lenore mentre Wilhelm spalanca il cancello della tomba e la trascina giù, dove vengono circondati da spettri che ululano, dicendo: “Anche se il cuore si spezza non devi imprecare Dio! Ormai il tuo corpo è andato – che Dio bbia pietà della tua anima!”.  In ambedue i compositori il pezzo non termina col punto culminante dell’orrore, bensì in pianissimo, quando la quiete ritorna dopo l’alba e tutte le visioni scompaiono.

Henri Duparc: Lénore, poème symphonique (1875)

Royal Concertgebouw Orchestra, dir. Philippe Herreweghe

Joachim Raff: dalla Sinfonia n.5 “Lenore” (1872)- IV. Introduction und Ballade – Allegro – Un poco più mosso (quasi stretto)

Orchestre de la Susse Romande, dir. Neeme Järvi @Chandos

Il corpus principale della produzione di Duparc è costituito dalle 17 mélodies. Per esemplificare il tipo di percorso ne ho scelte due, una delle prime e l’ultima. Nella Romance de Mignon (1869) è particolarmente evidente l’intenzione di tradurre in francese il Lied tedesco, rispettandone la forma strofica e l’accompagnamento unitario, ma adattandovi una melodia dolcissima e rotonda più in stole “francese”.

Henri Duparc: Romance de Mignon (1896) – testo di Victor Wilder da Kennst du das Land di Goethe

Sarah Walker, Roger Vignoles @hyperion

Nell’ultima delle mélodies, La Vie antérieure, si testo di Baudelaire, tutte le componenti si sono liberate dalle loro costrizioni: la voce segue la prosodia del testo, senza chiudersi in una melodia precisa; l’accompagnamento segue un proprio percorso indipendente, restando però a strettissimo contatto col testo e lasciandolo “respirare”. Quello che Duparc realizza qui procedimento influenzerà notevolmente Debussy e Fauré.

Henri Duparc: La Vie antérieure (1884) – testo di Baudelaire, orchestrazione del compositore

Françoise Pollet, Orchestre Symphonique et lyrique de Nancy, dir. Jérôme Kaltenbach @Accord

Chiudo con la Danse lente, bellissimo e malinconico frammento dall’incompouta Roussalka.

Orchestre Symphonique et lyrique de Nancy, dir. Jérôme Kaltenbach @Accord