Calendario dei compositori – giorno 20

20 gennaio: Ernest Chausson (1855-1899)

@Jebulon @Bibliothèque nationale de France @wikimedia commons

AMÉDÉE-ERNEST CHAUSSON nasce il 20 gennaio 1855 a Parigi, precisamente in… rue Chausson! La famiglia d’impresari delle costruzioni era infatti spaventosamente ricca, possedeva vasti terreni nel 10° Arrondissement e aveva contribuito all’espansione di Parigi. La posizione agiata gli consente di intraprendere viaggi, approfondire la passione per la letteratura e la pittura e studiare musica – senza particolare fretta. Le sue prime composizioni appaiono quando egli aveva 22 anni, cioè relativamente tardi rispetto alla media dei tempi – e solo allora egli si decide a frequentare i corsi di Massenet al Conservatorio, inizialmente solo come uditore. Nel frattempo arriva anche per lui, esattamente come per Chabrier, la rivelazione wagneriana: dopo che nel 1875 il suo amico Fernad Samazeuilh (di una famiglia di banchieri di Bordeaux e padre del compositore Gustave Samazeuilh) gli aveva parlato con entusiasmo del suo incontro con Wagner a Lubecca di sette anni prima, Chausson assiste nel 1879 a Bayreuth a una rappresentazione della Tetralogia. Non solo: il direttore d’orchestra Hermann Levi lo invita a una prova generale di Das Rheingold e anche nel suo salotto, frequentato da Liszt e Wagner, e dove Chausson fa la conoscenza fa la conoscenza di Vincent d’Indy, da allora suo grande amico. Nel 1880, con l’ascolto del Tristan und Isolde, sempre a Bayreuth, la folgorazione di Chausson è completa e il suo entusiasmo senza freni. Diventa quindi ufficialmente allievo di Massenet e comincia a studiare anche con César Franck e intraprende una carriera ufficiale di compositore, tentando tra le altre cose di concorrere al Prix de Rome, ma senza successo.. Estromette nel 1886 Saint-Saëns dal ruolo di segretario della Société nationale de la musique e ne prende il posto (dopotutto Chausson s’intendeva bene di questioni finanziarie). Allarga anche notevolmente il giro delle sue conoscenze, entrando in contatto con tutti i maggiori musicisti e pittori francesi dell’epoca (Claude Debussy, Paul Dukas, Henry Duparc, Léo Delibes, Catulle Mendés, Odilon Redon, Eugène Carrière – giusto per citarne alcuni). Nel frattempo egli aveva completato nel 1882 la sua formazione wagneriana, se così si può definire, assistendo religiosamente alla prima del Parsifal a Bayreuth, e  nel 1883, dopo aver composto un poema sinfonico, Viviane, sulla tormentata relazione amorosa tra Merlino e Viviana e l’incantesimo della foresta di Brocelandia, aveva deciso di tentare la via dell’opera e comincia a comporre il dramma lirico Hélène, del quale restò però talmente insoddisfatto (secondo le sue stesse parole, a parte le somiglianze con Wagner, in quella musica v’è poco d’altro), che essa viene spesso a bella posta lasciata fuori dal catalogo delle sue composizioni (sul sito francese di Wikipedia a lui dedicato s’insite molto sul fatto che Le Roi Arthus sarebbe “l’unica opera” di Chausson!). Determinato a “de-wagnerizzarsi”, egli intraprese dal 1888 la faticosa composizione di Le Roi Arthus, durata sette anni tra continui ripensamenti, scrivendone anche il libretto. L’opera è completata nel 1894, ma Chausson non fa in tempo a vederla rappresentata: l’opera, che egli nel 1897 cerca di far rappresentare in Germania, incontra difatti molte difficoltà a causa delle eccessive assonanze col Tristano. Chausson passa l’estate di quell’anno a Fiesole, con escursioni a Firenze e Prato, e proprio a Prato (!) incontra Siegfried Wagner con sua madre Cosima.

Il 10 giugno 1899, a soli 44 anni, muore improvvisamente in seguito a una caduta dalla bicicletta. La prima di Le Roi Arthus avrà luogo a Bruxelles solo nel 1903.

Quando si parla di Chausson la mente corre immediatamente a due lavori, Le Roi Arthus, opera notevole, ma non frequente nei teatri, e Le poème de l’amour et de la mer, che invece nei programmi dei concerti appare con una certa frequenza (e a ragione). Il suo catalogo però, benché non ampio, pullula di lavori sconosciuti e bellissimi.

Comincio la rassegna con Le Roi Arthus: non sarà difficile sentire come, nonostante l’adozione di moduli ritmici e di armonie specificamente francesi, l’orchestra sia già dopo pochi secondi attraversata da una folata di vento delle Valkyrie, corretto poco dopo con una semi-citazione delle Quinta Sinfonia di Beethoven… Che nonostante tutto la musica sia riuscita e bella è quasi un miracolo!

Chausson: Le Roi Arthus op.23 – preludio e scena prima

dir. Armin Jordan @Erato @harvinsky

Poco dopo, una scena notturna tra Lancillotto e Ginevra è probabilmente la cosa più tristaniana che mai sia stata composta in terra di Francia. Anche in questo caso, il fatto che nonostante la pesante ombra di Wagner la musica sia riuscita ha del miracoloso.

Chausson: Le Roi Arthus op.23 – duetto dal primo atto

dir. Armin Jordan @Erato @ry whstn

Nel repertorio non operistico il wagnerismo di Chausson è più sostanziale e meno sfacciato, com’è appunto il caso del celebre Poème de l’amour et de la mer, op.19, per voce e orchestra. I testi li trovate qui. Riguardo all’esecuzione che ho scelto, si può discutere sul fatto che il timbro di Janet Baker non sia bellissimo, ma la sua interpretazione impetuosa e tutt’altro che patinata me la fa preferire di gran lunga a molte altri interpreti con la voce più bella. Ci sarebbe stata anche una vecchia registrazione con Kathleen Ferrier, ma ho preferito cercare un equilibrio tra l’interpretazione e la qualità del suono.

Chabrier: Poème de l’amour et de la mer, op.19 (1892) I. La Fleur des eaux II. Interlude III. La Mort de l’amour

Janet Baker, LSO, dir. Evgeny Svetlanov @Cantus 5

Talvolta il wagnerismo di Chausson prende vie più misterioso, come in questo purtroppo sconosciutissimo Inno Vedico su testo di Leconte de Lisle, tutto basato sull'”accordo del Tristano”, che, stando al musioclogo Jean Gallois, risuona 14 volte nel coro e altre 34 nell’orchestra (!).

Chausson: Hymne védique, op.9 (1886)

esecutori e provenienza ignoti

Il capolavoro ufficiale di Chausson però è il suo Poema per violino e orchestra, nel quale si sintetizza tutto il percorso musicale del compositore: la musica si libera lentamente dall’atmosfera “tristaniana” dell’inizio, subendo una metamorfosi verso un tipo di espressività e canto decisamente “francesi”, evitando ogni enfasi e librandosi infine in un lirismo che mi ricorda da vicino il Concerto per violino di Alban Berg.

Chausson: Poème pour violon et orchestre, op.25 (1896)

Yudi Menuhin, Paris Symphony Orchestra, dir. George Enescu (1933)