Calendario dei compositori – giorno 19

19 gennaio: Boris Blacher (1903-1975)

@Ausstellung in Berlin, Akademie der Künste, 1985, wikimedia commons

BORIS BLACHER nasce il 19 gennaio 1903 a Niúzhuāng, oggi Yingkou, una città della Manciuria, da padre estone e madre tedesca. Il padre dirigeva le filiali della banca russo-tedesca in Cina, Siberia e Manciuria. Il luogo di nascita e le origini di un compositore normalmente considerato come tedesco, se non addirittura berlinese, sono solo il primo dei paradossi che lo riguardano. Di fatto è difficile attribuirgli una nazionalità precisa: la famiglia si spostò spesso, ed egli studiò musica a Irktusk (Siberia) e Harbin (Cina), visse poi brevemente anche a Parigi e approdò nel 1922 a Berlino. La sua formazione è quindi totalmente multiculturale, tanto che egli parlava fluidamente russo, tedesco, estone, cinese, inglese e italiano. La Berlino multiculturale degli anni Venti si dimostrò il suo luogo ideale. Inizialmente intraprese gli studi di architettura e matematica, ma dal 1924 si dedicò completamente agli studi musicali (composizione e musicologia), sostenendosi con lezioni private o anche accompagnando film muti al pianoforte (chissà se ha mai suonato al Babylon…). In questo periodo compone, tra le altre cose, la prima delle sue 12 opere, l’opera dada, Habemeajaja (1929) (sarebbe “barbiere” in estone). L’affermazione del Nazismo non sembra aver minimamente influito sul suo stile musicale, anzi, nel 1937 egli ottiene il suo primo grande successo con una Musica concertante per orchestra, eseguita nientemeno che dai Berliner Philharmoniker con Carl Schuricht, un pezzo stilisticamente tutt’altro che tradizionalista e nel quale si riflettono tanto la passione per la matematica quanto l’ossessione per le asimmetrie ritmiche che caratterizzano lo stile di Blacher. La musica di Blacher continuò per un certo tempo a essere eseguita in epoca nazista, ed egli, con una raccomandazione di Karl Böhm, ottenne addirittura una cattedra al Conservatorio di Dresda, che però gli venne tolta allorché egli, nel 1939, osò ergersi a difensore della musica “degenerata” di Schönberg, Hindemith e Milhaud. Catalogato ormai tra gl’indesiderati, Blacher, senza andarsene da Berlino, si ritirò a vita privata, quasi nascondendosi, componendo nella disperazione e senza alcuna speranza di vedere i suoi lavori eseguiti – un destino simile a quello di Walter Braunfels. Proprio in questo periodo nascono due dei suoi lavori più belli, l’oratorio Der Großinquisitor (1942), da Dovstojevskij, in cui si narra di come il Grande Inquisitore vorrebbe condannare al rogo Cristo tornato sulla terra (una storia sempre attuale – questo pezzo meriterebbe di essere rieseguito) e l’opera da camera Romeo und Julia (1943) – che, oltre ad essere una riflessione amara sulle divisioni portate dalla guerra e dall’odio, è anche quasi una disperato atto d’amore di un tedesco per l’Inghilterra, che bombardata nel 1940 dai tedeschi, riversava nel 1943 le proprie bombe su Berlino, così come, nello stesso periodo, Le vin herbé di Frank Martin sembra gettare un ultimo triste sguardo francese sulla ormai perduta per sempre fascinazione per Wagner e la Germania. Con la fine della guerra e della dittatura Blacher non perse tempo a riguadagnarsi una posizioni, soprattutto grazie a un atto di notevole furberia, le sue Paganini-Variationen per orchestra (1947), alle quali si applica perfettamente una gemma trovata sulla pagina wikipedia tedesca dedicata al compositore: “La sua musica, benché perlopiù atonale, suona altamente comprensibile” (!!!). Nel dopoguerra Blacher fu uno dei compositori più rappresentativi della Germania (Ovest), oltreché insegnante di una schiera di compositori importanti, tra cui Gottfried von Einem, Isang Yun, George Crumb, Kalevi Aho e Aribert Reimann.  Non smise inoltre mai di evolvere il suo stile, e s’inventò tra le altre cosa un sistema di metri variabili, che, attraverso un calcolo matematico, spezzavano ordinatamente forme e simmetrie ritmiche. Dal 1960 si addentrò anche nel campo della musica elettronica. Suo per esempio un pezzo dal titolo evocativo: L’astronauta. Il Maggiore Cooper in orbita attorno alla Terra, studio spaziale elettronico (1963). Purtroppo però di questo lato della sua produzione non sono riuscito a trovare nessuna registrazione. Dopo la sua morte nel 1975 Blacher fu rapidamente dimenticato, e se ricompare oggi nei programmi è soprattutto per la sua produzione degli anni Quaranta. Io personalmente ho visto due opere sue: la prima, Romeo und Julia, mi ha profondamente colpito e commosso; la seconda, Die Nachtschwalbe (1948) mi ha lasciato molto perplesso.

Per me il nome di Blacher si lega soprattutto all’esperienza indimenticabile della produzione di Romeo und Julia vista al Théâtre de la Croix-Rousse di Lione (una produzione che, tra l’altro, verrà ripresa tra pochi giorni), quindi comincio senza dubbio da quest’opera – che, oltretutto, è anche nella mia Opernzettel (se mai ci arriverò…). PS credo che nella versione originale l’opera sia in inglese e solo gli interventi della narratrice in tedesco, ma non ho potuto controllare.

Boris Blacher: Romeo und Julia

Werner Krenn, Edda Moser, Chor und Kammerensemble der Hochschule für Musik und darstellende Kunst Berlin, dir. Paul Sacher @ Wellesz Theatre.

Aggiungo altri quattro pezzi che tracciano il percorso musicale di Blacher: la Musica concertante per orchestra, pezzo che ottenne abbastanza sorprendentemente successo in epoca nazista; gli Ornamenti per pianoforte, come esempio dei suoi “metri variabili”; la sua ultima composizione per orchestra, il Poema del 1974, un affascinante pezzo notturno certamente non d’avanguardia, ma neppure arretrato, e tutto sommato al passo coi tempi, e infine il suo pezzo più famoso,
le furbesche Variazioni su un tema di Paganini.

Boris Blacher: Concertante Musik für Orchester. op.10 (1937)

Berliner Philharmoniker, dir. Wilhelm Furtwängler

Boris Blacher: Ornamente. 7 Studien über variable Metern für Klavier (1950)

Horst Goebel

Boris Blacher: Poème, für großes Orchester (1974)

Philharmonisches Orchester Frankfurt, dir. Nikos Athinäos @Wellesz Opus

Boris Blacher: Paganini-Variationen für Orchester (1947)

RIAS Symphony Orchestra, dir. Ferenc Fricsay @DG