Calendario dei compositori – giorno 17

17 gennaio: Wilhelm Kienzl (1857-1941)

Bene, non si finisce mai di scoprire cose nuove: il compositore che avevo in mente per oggi in realtà era Taneyev, solo che appena scoperto che era il Taneyev sbagliato…. Infatti ce ne sono due, vissuti nella stessa epoca e negli stessi luoghi, uno dei quali (quello che intendevo io, Sergey Ivanovich, il compositore dell’Oresteia) famosissimo, ma nato in un’altra data, e l’altro (Alexander Sergeyevich, quello nato oggi) praticamente uno sconosciuto…

Per fortuna i nomi oggi non mancano, e, lasciando da parte personaggi di un certo rilievo come Veracini, Gossec e Badings, vi propongo una delle grandi figure del tempo di Schreker, Wilhelm Kienzl.

WILHELM KIENZL nasce il 17 gennaio 1857 a Waizenkirchen, un paesino austriaco vicino al Danubio, tra Passau e Linz, ma si trasferisce già nel 1860 con la famiglia nella più popolosa Graz, dove comincia a studiare pianoforte e violino. Già a 14 studia composizione a Vienna, dove studia anche estetica della musica con Eduard Hanslick. I suoi studi li completa tre anni più tardi sotto Franz Liszt a Weimar, dopodiché intraprende una carriera da pianista e direttore d’orchestra. Come direttore però non dev’essere stato un granché: ottenuto il posto allo Stadttheater di Amburgo nel 1890, fu licenziato già l’anno successivo in seguito alle pessime critiche. Il suo successore fu, per inciso, un certo Gustav Mahler. Nel frattempo, da acceso wagneriano qual’era, si era già cimentato, senza successo, come operista, componendo due lavori oggi completamente dimenticati (Urvasi, 1884, e Heilmar der Narr, 1891). Lui però tenne duro, e alla terza opera, Der Evangelimann (1894) finalmente il successo gli arrise, e in misura peraltro abbastanza massiccia, tanto che quest’opera compare ancora di quando in quando sulle scene. La cosa gli dette forse un po’ alla testa e lo persuase a buttarsi in un progetto folle, la composizione del Don Quixote, completata nel 1897, in coincidenza col 350° anniversario della nascita di Cervantes – lo stesso anno in cui fu composto anche il Don Quixote di Richard Strauss. L’opera, di dimensioni wagneriane (quasi tre ore e mezzo di musica), con nell’organico 15 solisti, chitarre, 7 trombe (3 in buca e 4 fuori scena), nacchere e quant’altro) fu rappresentata a Berlino nel 1898 – e fu un flop gigantesco. La quinta rappresentazione fu – e per ora resta – l’ultima a vedere l’opera in forma scenica e senza tagli. Kienzl ne approntò una versione accorciata, che andò in scena a Graz nel 1905 – ma questo non bastò a salvarla. Il contraccolpo fu notevole, e Kienzl tornò a all’opera solo 9 anni dopo, con un’operina-fiaba (In Knecht Ruprechts Werkstatt, 1907 – Ruprecht in Germania è l’aiutante di Babbo Natale).  Con le due opere successive, Der Kuhreigen (1911) e Das Testament (1916), riuscì a riguadagnare terreno, ma gli stravolgimenti successivi alla Prima Guerra Mondiale, anche in campo musicale, con la diffusione delle avanguardie, lo fecero diventare poco dopo un compositore del tutto inattuale. Dopo un paio di tentativi infruttuosi di riaffermarsi come operista negli anni Venti, egli si rifugiò dapprima in un repertorio quasi esclusivamente cameristico, per abbandonare definitivamente la composizione nel 1936 – più o meno in un’epoca in cui in realtà il suo stile musicale sarebbe stato probabilmente considerato dal Regime Nazista come assolutamente moderno ed esemplare… Kienzl fece purtroppo in tempo ad assistere alla nazificazione dell’Austria, e tramontò insieme ai resti del suo mondo nel 1941.

Kienzl rientra tra quei compositori, tedeschi e non, sorti sotto la gigantesca ombra di Wagner. Ma se per i compositori francesi, inglesi, italiani e cèchi questo poteva essere anche un segno di modernità, in Germania il peso del wagnerismo, di fronte all’impossibilità di poter emulare il Maestro, fu schiacciante, e portò molti compositori a cercare altre vie e a coniugare il linguaggio wagneriano con altri accenti – anche se altri, come Hans Pfitzner, continuarono per così dire tutto a diritto, creando allo scorcio del secolo dei mattoni di notevole spessore… L’esempio più tipico della ricerca di un’alternativa è quello attuato da Engelbert Humperdinck, con l’alleggerimento del mito nella fiaba; un’altra via era quella, tentata appunto da Kienzl, di alleggerire il linguaggio dalla struttura del Leitmotiv e coniugarlo con la tradizione “leggera” di Mozart – la stessa via che seguirà più tardi anche Strauss. Il problema di questo Don Quixote di Kienzl è che, nonostante la fattura pregevole e i molti passaggi riusciti, la leggerezza manca, anche perché Kienzl sembra esitare a “scendere di livello”, come invece non esiterà a fare Strauss.

La mia passione per i folli comunque mi porta a provare proprio per il Don Quixote di Kienzl una grande fascinazione, per questo lo propongo qui, prediligendolo ad altri lavori decisamente più famosi.

Quest’incisione nasce da una rappresentazione concertante del 1998 a Berlino ed è stata pubblicata nel 2002 in CD dalla CPO (casa discografica che non finirò mai di ringraziare per la sua dedizione alle rarità del “mio” repertorio). Il CD e il file mp3 in qualità superiore sono acquistabili qui.

(salvo ulteriori problemi, i due file verranno caricati domani)

Wilhelm Kienzl: Don Quixote – prima parte

Thomas Mohr , Michelle Breedt, James Wagner, RSB, dir. Gustav Kuhn @CD CPO

Wilhelm Kienzl: Don Quixote – seconda parte