Calendario dei compositori – giorno 12

12 gennaio: Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948)

ERMANNO WOLF-FERRARI nasce a Venezia il 12 gennaio 1876 da padre tedesco e madre italiana. Egli italianizzò il suo nome di battesimo tedesco Hermann Friedrich Wolf, aggiungendovi inoltre il cognome della madre (Ferrari), ma rimase comunque per tutta la vita sospeso tra le due culture, anche di fatto spostando continuamente la residenza ora in area tedesca (ma mai troppo a nord), ora di nuovo in Italia (ma mai più a sud di Venezia). Anche musicalmente si scolpì uno stile proprio, equidistante dalle due polarità, d’ispirazione italiana ma strutturato secondo una concezione formale tedesca, né moderno né tradizionale, assolutamente originale – almeno il più delle volte. Precisamente da questo equilibrio nasce la tanto lodata (e forse sopravvalutata) operina Il segreto di Susanna, che sposa la leggerezza e la cantabilità italiane a una concezione formale sostanzialmente tedesca, secondo alcuni addirittura wagneriana. Certamente nel campo dell’opera egli ebbe molto più successo in Germania (dove ancor oggi i suoi lavori vengono ripresi con una certa regolarità) che in Italia. Se ne accorse da subito, quando, dopo l’insuccesso della sua Cenerentola (1900), egli decise di far eseguire le sue tre successive opere (1903 Le donne curiose, 1906 I quattro rusteghi e 1909 Il segreto di Susanna) a Monaco di Baviera – benché egli nello stesso periodo fosse direttore del Liceo Musicale di Venezia. La particolare zona di confine tra fiaba e realtà, che Wolf-Ferrari mutua dal Falstaff e che in qualche modo è già presente in questi primi lavori, viene approfondita nelle ben più ambiziose opere successive, a cominciare da I gioielli della Madonna (1911), in cui a una coloratissima scena iniziale di realismo napoletano si contrappone una notte magica al confine col simbolismo. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e l’insorgere di problemi personali portano Wolf-Ferrari a una crisi creativa, che lo fa scomparire dal panorama musicale per quasi dieci anni. Quando riemerge, con il completamento di Das Himmelskleid (La veste di cielo, 1917-25), riprende dal punto in cui aveva lasciato, con un approfondimento del lato tragico. Lo stesso oscillamento tra realtà e fantasia e si trova in Sly (1927) – dove il ritorno alla realtà ha effetti traumatici. Il tema della frattura tra sogno e realtà è centrale in quel periodo, soprattutto nelle opere tedesche (e in particolare in quelle di Zemlinsky, Schreker e Korngold), ma di sfuggita anche in diversi compositori italiani (per esempio Zandonai e Peragallo). Wolf-Ferrari insomma, nonostante il linguaggio musicale apparentemente arretrato, si trova al passo coi tempi – ma allo stesso tempo in una posizione singolare. Egli finisce però negli anni delle dittature e della guerra col volgere lo sguardo altrove; la vena operistica si secca e negli ultimi anni egli si rinchiude nel suo mondo musicale privato e compone solo opere strumentali che sembrano cadute fuori dal tempo, per tradurre in italiano un’espressione tedesca.

Sono molto felice di aver trovato in rete il video di questa produzione di Sly dell’opera di Budapest. Ho visto questa produzione dal vivo, in un periodo in cui la musica di Wolf-Ferrari non mi trovava per niente tra i suoi sostenitori (e avevo già visto in teatro Il segreto di Susanna e I gioielli della Madonna), e ne sono rimasto molto colpito, tanto da rivedere in toto il mio giudizio sul compositore. Per chi (stranamente) avesse difficoltà coi sottotitoli in tedesco, il libretto dell’opera si trova qui.

Ermanno Wolf-Ferrari: Sly

@ Boldizsár László

È strano che questa giovanile Sinfonia da camera op.8 (1901) non venga eseguita più spesso. Oltre a essere un lavoro affascinante, si affianca in maniera stimolante alle composizioni analoghe di Schönberg e Schreker.

Ermanno Wolf-Ferrari: Sinfonia da camera in Sib maggiore, op.8 I.Allegro moderato II. Adagio III. Vivace con spirito IV. Finale: adagio – allegro moderato

OSG Sinfonietta, dir. José Trigueros @ jotrise