Calendario dei compositori – giorno 15

15 gennaio: doppio ritratto – Jacobo Ficher (1896-1978) e Johanna Müller-Hermann (1868-1941)

La giornata di oggi è dedicata a due compositori forse più discriminati che sconosciuti. Il primo è Jacobo Ficher, un compositore russo emigrato in Argentina e che sarebbe probabilmente molto più conosciuto se fosse rimasto in Europa; il secondo è una compositrice austriaca, Johanna Müller-Hermann, che probabilmente avrebbe sviluppato molto di più il suo talento se fosse nata in un Paese  meno dominato da figure maschili nel campo della composizione, come la Francia o gli Stati Uniti. La mia è solo una suggestione, mancano qui il tempo e i mezzi per verificare se la musica di questi due compositori sia stata davvero drammaticamente sottovalutata, nel senso che posso fare affidamento solo alle pochissime incisioni disponibili, non avendo il tempo di andarmi a guardare le partiture. Per certo posso dire che ci sono compositori molto meno interessanti (a bizzeffe direi) dei quali si trovano molte più incisioni.

JACOBO FISCHER, compositore, violinista e direttore d’orchestra di origini ebraiche, nasce il 15 gennaio 1896 a Odessa, dove studia violino, e prosegue fino al 1917 gli studi a San Pietroburgo, dove è allievo anche di Nikolai Tcherepnin e Nikolay Sokolov. Tornato a Odessa per insegnare, decide di sfuggire alle carestie e alle persecuzioni sorte in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre e, come Medtner, espatria con tutta la famiglia, prima e in Polonia e poi nel 1923 in Argentina. A Buenos , assieme ai due fratelli Jaun José e José Maria Castro, Gilardo Gilardi e José Maria Paz, fonda nel 1929 il Grupo renovación per la promozione della musica moderna, Nel frattempo egli avvia una carriera accademica che lo porta a insegnare nei maggiori istituti dell’Argentina, tra cui tanto il Conservatorio Nazionale di Buenos Aires quanto quello Municipale (composizione) e il Conservatorio e Istituto del Teatro Colón (strumentazione). Lo stile musicale di Fischer è decisamente particolare e attraversa tutte le tendenze e i luoghi del suo lungo viaggio, passando dal postromanticismo al serialismo attraverso rimandi all’impressionismo francese o a Hindemith e Milhaud e unendo la tradizione musicale russa con quella argentina, con occasionali riemersioni di materiale ebraico. Questa sua assoluta libertà di vagare tra gli stili e i linguaggi più disparati mi ricorda Ernst Křenek, ma non ho i mezzi qui per stabilire fino a qual punto il confronto regga. A differenza di Křenek Ficher compose solo due opere (ambedue da Anton Checov) e ben dieci sinfonie, oltre a concerti per diversi strumenti e molta musica da camera.

JOHANNA MÜLLER-HERMANN nasce il 15 gennaio 1868 a Vienna, figlia di un alto funzionario del Ministero della Cultura e dell’Istruzione. Le lezioni di musica che ricevette da bambina, assieme ai fratelli, facevano parte semplicemente del suo status sociale, ma non era in alcun modo né previsto né, per la struttura sociale dell’epoca, desiderabile, che ella potesse diventare compositrice – e quindi dovette ripiegare su una carriera d’insegnante-pedagoga. Dall’impasse la salvò il matrimonio con un uomo ricco, che la liberò dalla necessità di dover avere una carriera lavorativa “ufficiale”.  Dal 1893 riprese quindi a studiare pianoforte, canto e composizione ed ebbe come insegnanti, tra gli altri, Alexander Zemlinsky, Josef Bohuslav Foerster e Franz Schmidt, entrando in contatto anche con Arnold Schönberg. Compose, tra le altre cose, un grande oratorio, il Lied der Erinnerung: In Memoriam, su testi di Walt Whitman, per soli, coro e grande orchestra.

La scarsissima reperibilità d’incisioni di questi due compositori limita necessariamente la mia scelta; non è quindi detto che i lavori che presento qui siano tra i più rappresentativi.

Di Jacobo Ficher ho rimesso insieme dai 6 post su youtube della MusicaNova Orchestra (sperando di non aver fatto cosa a loro sgradita) la Sinfonia n.7 “Epopeya de Mayo” (1859), dedicata alla Rivoluzione di Maggio del 1810 in Argentina. Lo musica suona talvolta un po’ come uno Xenakis tonale, mischiando al tessuto armonico liberamente atonale melodie tradizionali argentine. Nel terzo movimento si aggiungono a tutto questo movenze grottesche che ricordano lo Shostakovich della Quarta Sinfonia. Insomma, si tratta di una composizione come minimo bizzarra.

Jacobo Ficher: Sinfonia n.7 “Epopeya de Mayo”

MusicaNova Orchestra, dir. Warren Cohen @ MusicaNovaAZ

Aggiungo, sempre di Ficher, le Tre danze ebraiche per due pianoforti (1947). Nel file vengono eseguite solo le ultime due, bisogna accontentarsi.

Jacobo Ficher: Tres danzas hebreas, per due pianoforti


Nara Petrosyan & Joanna Ezrin-Schauer @Nara Petrosyan

Il Quartetto in mi bemolle maggiore op.6 di Johanna Müller-Hermann dovrebbe risalire al 1908. Le primissime battute, prima che compaia la melodia del primo violino, fanno pensare immediatamente alla musica di Philip Glass. Il pezzo scorre in maniera estremamente gradevole e aggraziata in un’atmosfera decisamente Jugendstil.

Johanna Müller-Hermann: Quartetto in mi bemolle maggiore op.6  I. Moderato. Ruhig fließend II. Allegro vivace – Feurig und kraftvoll III. Adagio con espressione IV. Allegro con spirito

The Artis-Quartet Wien @ Johann Rufinatscha 
CD Naxos (Nimbus)

Chiudo il cerchio con un pezzo per orchestra, l’Epilog zu einer Tragödie Brand op.25, una fantasia sinfonica sull’omonimo dramma di Ibsen – di cui non conosco però la data di composizione (presumibilmente intorno al 1925). Per molti versi questa musica ricorda per certi versi Irrelohe di Schreker, è però molto meno strutturata e a tratti un po’ informe – insomma, non un pezzo riuscitissimo, ma comunque affascinante.

Johanna Müller-Hermann: Epilog zu einer Tragödie “Brand”, symphonische Phantasie nach Ibsens Drama für großes Orchester op.25

Mährische Philharmonie, dir. Manfred Müssauer @ Various Artists – Topic
CD Thorophon (Frauentöne Vol.!.)