Calendario dei compositori – giorno 3

3 gennaio: Boris Lyatoschynsky (1895-1968)

Boris Lyatoshinsky

BORIS LJATOSCHYNSKIY (Borys Ljatošyns’kyj), nato il 3 gennaio 1895 a Žytomyr in Ucraina, è un compositore poco conosciuto ma interessante, che rischiò un paio di volte il collo sotto la dittatura di Stalin, ma riuscì anche a ottenere due volte proprio un Premio Stalin. Allievo di Reinhold Glière, adottò fin da subito uno stile mistico-modernista sulla scia di Skrjabin, mischiandovi però dalla metà degli Anni Venti una vena sempre più pessimista. Si capisce che né l’uno né l’altra potevano bene essere accette al regime, e così la sua Seconda Sinfonia (1956, rev. 1940) venne bollata come “formalista” e non arrivò neppure alla prima esecuzione, prevista nel 1941. Egli riuscì temporaneamente a riabilitarsi grazie all’interesse per la musica folklorica, esercitato già in tempi non sospetti, giungendo nel 1946 a vincere il Premio Stalin con un suo Quintetto “ucraino”, ma ciò non lo salvò nel 1948 dall’essere nuovamente accusato di formalismo e “decadenza borghese”, in buona compagnia con Shostakovich, Prokofiev e Khachaturian (i regimi autoritari hanno una netta tendenza ad azzopparsi culturalmente da soli…). Poco dopo egli cercò di emulare l’operazione che era riuscita tanto magistralmente a Shostakovich con la sua Quinta Sinfonia e tentò quindi di far passare la sua Terza Sinfonia (1951), stilisticamente non così lontana dalla Seconda, come celebrazione della Rivoluzione d’Ottobre, ma fu tradito dallo stile un po’ troppo sincero, nel quale trapelava tutto il suo pessimismo –  né il rimaneggiamento del Finale in chiave celebrativa, riappiccicato in fretta e furia alla Sinfonia per attenersi alle indicazioni del regime, arrivò a convincere davvero qualcuno. Come risultato la sinfonia fu proibita e l’intera musica di Lyatoshinsky messa sotto bando. La morte di Stalin (1953) lo salvò da questa situazione incresciosa, permettendogli di continuare a comporre come voleva. Nella sua ultima sinfonia, la Quinta Sinfonia “slava” (1966), egli riunisce le due polarità del linguaggio dissonante e del materiale folklorico. (PS ho giusto ora notato, ascoltando questa sinfonia, che nascosto tra le pieghe, sullo scorcio finale del movimento centrale Lento e mesto, si sente l’inconfondibile motto DSCH di Shostakovich, trasposta però di un semitono…).

Qui di seguito riporto come esempio del particolare stile del compositore, nel suo miscuglio di cupa malinconia, slanci appassionati alla Skrjabin e continua instabilità tonale, il tutt’altro che formalista movimento centrale della sua Seconda Sinfonia.

Borys Lyatoshiynsky – dalla Sinfonia n.2: II. Lento e tranquillo

Ukranian State Symphony Orchestra, dir, Theodore Kuchar – @Marco Polo